«Vorrei fosse chiaro, non siamo arrivati sino a qui per farci dire che si vince con un altro profilo. Per troppi anni ci hanno raccontato che si vince o si perde a seconda di quanto è moderato il profilo che guida. E’ un’analisi sbagliata». Elly Schlein all'assemblea nazionale del Pd ha, sotto certi aspetti, rotto ogni indugio e si è candidata alla Presidenza del Consiglio con o senza primarie.

Ma la vera notizia non è questa. La vera notizia è che ha blindato la sua corsa vietando, di fatto, la possibilità di altri competitor interni. Finisce qui, ad esempio, il tentativo dell’europarlamentare Giorgio Gori di partecipare alle primarie incarnando l’ala riformista del partito. Un modo, diceva l’ex sindaco di Bergamo, per allargare la platea a cui parla il partito.

La Schlein ha deciso il contrario. La posizione del Pd resta a sinistra. D’altronde negli ultimi tempi la vecchia ricetta non ha dato gli esiti sperati. Il Pd è stato guidato sostanzialmente da profili moderati da Letta a Renzi, da Martina a Zingaretti e non ha decisamente funzionato. Nel momento in cui il Paese sembra bruciare per la crisi economica, è bene osare. Lo dice la Schlein e lo dimostra plasticamente quando invita a parlare dal palco agricoltori e autotrasportatori che stanno protestando in Calabria. Secondo la strategia dell’attuale gruppo dirigente dem i moderati si recuperano fuori dal partito, con l’intesa siglata con Matteo Renzi e gli altri moderati pronti a venire nel campo largo. Una linea che secondo alcuni esponenti del partito è abbastanza rischiosa perché è noto come l’Italia sia un Paese tendenzialmente moderato.

Campo largo, il nodo della premiership: il Pd tratta con Conte su Bruxelles e Quirinale. Il M5S non ci sta

Il paradosso è che la Schlein si trova in quella postazione proprio grazie a due moderati, Enrico Letta e Dario Franceschini, che decisero di far svolgere al partito le primarie aperte, con un secondo round che stravolse l’esito del primo. Certamente pensavano che una donna giovane, sebbene appena reiscritta al partito, dinamica avrebbe potuto rinverdire l’immagine del partito. Forse pensavano di controllarla in qualche modo. Invece non è andata così.

La Schlein è pronta per la sfida finale e lo fa collocando decisamente a sinistra il partito. Un modo anche per spiazzare l’alleato-nemico Giuseppe Conte e ottenere il sostegno incondizionato di Avs. Come reagiranno gli elettori però è tutto da vedere.