Alecci, Bruno e De Cicco hanno dato il via all’iter per far decidere ai cittadini l'istituzione dei nuovi incarichi. La partita si intreccia con l’allargamento della giunta Occhiuto
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Il centrosinistra passa alle vie di fatto presentando la richiesta di referendum popolare sulla questione dei sottosegretari in Calabria. A farsi promotori di questa iniziativa sono stati tre delegati specifici appartenenti all'opposizione consiliare: Ernesto Francesco Alecci, Vincenzo Bruno e Francesco De Cicco. I capigruppi in consiglio regionale di Partito Democratico, Tridico Presidente e dei Democratici Progressisti Meridionalisti hanno seguito tutte le fasi del deposito e della difesa della richiesta nelle sedi competenti.
Come noto, la procedura istituzionale per la contestazione della riforma dello Statuto della Regione Calabria ha superato uno scoglio fondamentale. Al centro del dibattito politico non c'è più solo lo scontro ideologico, ma un iter referendario formalmente incardinato che mira a sottoporre al giudizio degli elettori l'introduzione dei nuovi sottosegretari. Inevitabilmente la matassa si ingarbuglia alla nomina dei nuovi assessori, con le poltrone promesse a Lega e Noi Moderati che ancora risultano vacanti.
Il deposito della richiesta e il quesito proposto ai calabresi
Il cuore dell'azione legale risiede nella richiesta di referendum popolare presentata per l'approvazione della legge regionale 3 marzo 2026, n. 9. Questa norma, che reca "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25 (Statuto della Regione Calabria)", è l'atto legislativo che ha previsto l'istituzione delle nuove, contestatissime (dal centrosinistra), figure istituzionali nell'organigramma regionale. La richiesta è stata ufficialmente depositata presso la Segreteria generale del Consiglio regionale in data 28 aprile 2026. Questo passaggio ha dato il via alla verifica tecnica della regolarità della consultazione.
Il percorso ha trovato una conferma decisiva il 2 luglio 2026, quando l'Ufficio centrale regionale per il referendum, istituito presso la Corte d'appello di Catanzaro, ha depositato l'ordinanza con cui la richiesta è stata dichiarata ammissibile. La chiarezza del quesito è l'elemento cardine su cui si misurerà il consenso popolare. Il testo approvato e pronto per le schede elettorali recita: "Siete favorevoli al testo della legge statutaria recante 'Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25 (Statuto della Regione Calabria)' approvato dal Consiglio regionale con seconda deliberazione il giorno 27 gennaio 2026 e pubblicato nel Bollettino Ufficiale Telematico della Regione Calabria il 30 gennaio 2026?"
Il tentato stop e la decisione del TAR
Nonostante il deposito formale e l'ammissibilità, la Regione Calabria ha tentato di bloccare l'indizione della consultazione. Tuttavia, con un decreto presidenziale del 19 luglio 2026, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) ha rigettato l'istanza cautelare monocratica proposta contro il provvedimento dell'Ufficio centrale per il referendum. Il Tribunale ha ritenuto che le questioni sollevate fossero troppo complesse per una decisione d'urgenza di un singolo giudice, rimandando la trattazione collegiale alla camera di consiglio del 2 settembre 2026. Al momento, dunque, non sussistono i requisiti di "estrema gravità” per fermare la macchina referendaria, che prevede la fissazione del voto in una domenica tra il 60° e il 120° giorno successivo al decreto di indizione
L'istituzione dei sottosegretari in Calabria rimane il punto di maggiore frizione tra la maggioranza di centrodestra e i promotori del referendum. Mentre il governo regionale guidato da Roberto Occhiuto difende la riforma come uno strumento di efficienza, le opposizioni, tra cui spicca la verve del capogruppo del M5S Elisa Scutellà, denunciano un tentativo di occupazione di poltrone che servirebbe solo a garantire equilibri politici interni, a discapito delle reali emergenze dei cittadini come la sanità e il lavoro.
Per ora, il dato oggettivo è che la richiesta di referendum depositata ha retto l'urto dei primi ricorsi. Se la camera di consiglio di settembre non ribalterà la situazione, i cittadini calabresi avranno l'ultima parola su una modifica statutaria che potrebbe cambiare profondamente la governance della Regione. Il rispetto per i processi partecipativi, come sottolineato dalle opposizioni, diventa ora il tema centrale di una sfida elettorale che sembra ormai inevitabile.


