Falcomatà (Pd) stuzzica il centrodestra: «Meloni vi ha trattati come uno studente impreparato». Ma l’aspetto più clamoroso è che in consiglio non si è parlato dei danni del ciclone Harry: nessuno ha presentato una mozione né all’ufficio di Presidenza né alla capigruppo
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Controordine colleghi, la legge è sbagliata e va cambiata. Ieri in consiglio regionale la maggioranza ha proposto una legge che va a modificare la norma sul cambiamento dello Statuto regionale. O meglio più che sullo Statuto, sul referendum.
Per capirlo bisogna fare un passo indietro quando la maggioranza di centrodestra ha modificato lo Statuto per permettere l'allargamento della giunta a nove assessori, recependo una legge nazionale, e ha inserito anche la possibilità per il Presidente di nominare due sottosegretari. Nella stessa occasione venne anche modificata la norma che prevede la possibilità di abrogare le modifiche dello Statuto tramite referendum, entro 90 giorni dalla pubblicazione.
Il concetto del centrodestra era che in caso di modifiche parziali non fosse necessario attendere i 90 giorni. Le modifiche allo Statuto possono essere abrogate con i meccanismi previsti per tutte le norme regionali ovvero su richiesta di un quinto dei consiglieri regionali o 500mila elettori.
La questione da tecnica è diventata politica nell'ultimo consiglio regionale . In aula è stata portata una proposta di modifica sulla scia delle raccomandazioni informali del Governo centrale. Da Roma hanno chiarito che non avrebbero impugnato la legge, a patto però di definire il quadro delle modifiche parziali che non necessitano di referendum. A questo ci hanno pensato i consiglieri Brutto (FdI), Giannetta (Fi) e Caputo (Occhiuto presidente) specificando che per “modifiche parziali” deveno intendersi quelle che non incidono sui principi fondamentali o sulla struttura dello Statuto e quelle aventi mera natura organizzativa o di adeguamento a norme statali.
La circostanza però ha fatto infuriare l'opposizione. Per una serie di motivi. Il primo è che della cosa non si sarebbe discusso nella capigruppo, secondo perché ancora una volta il legislatore regionale presenta lacune, la terza è che piuttosto che parlare di incarichi e poltrone sarebbe stato meglio parlare dell'emergenza tutela del territorio. E' appena il caso di ricordare che la Calabria, a differenza di Sicilia e Sardegna, non ha messo nemmeno un euro su questo e i ristori dei danni sono affidati (per ora) solo ai soldi che arrivano e arriveranno dal Governo centrale. Sul punto è intervenuto il presidente del consiglio, Salvatore Cirillo, dicendo che una richiesta di discussione sui danni dei cicloni non è pervenuta né alla Presidenza né alla Conferenza dei capigruppo , evidenziando che in quel caso sarebbe stata sicuramente accolta. Un dato davvero sconcertante per entrambe le parti politiche.
Tornando al referendum sullo Statuto il più pungente è stato Giuseppe Falcomatà (Pd) non nuovo a punzecchiature con il presidente Occhiuto.
«Sostanzialmente, con l'approvazione di questo provvedimento, assistiamo a una scena chiarissima: il Governo nazionale ha detto alla Regione che la legge approvata andava bocciata, costringendo la maggioranza a rivedere le norme per evitare l’impugnativa. Esattamente quello che noi, come minoranza, avevamo denunciato già nella seduta del 26 novembre scorso», ha detto il consigliere.
Falcomatà punta il dito contro il metodo e il merito dell'azione legislativa della giunta regionale: «Non potete pensare di modificare la carta fondamentale della nostra Regione smembrandola e cambiandola un pezzettino alla volta. È paradossale che persino un Governo nazionale, che di fatto impedisce il pieno diritto di voto ai residenti fuorisede, vi abbia dovuto bacchettare per l'eccessiva restrittività della norma che avevate approvato. Ci verrebbe da pensare: ma tra loro non si parlano?».
L'esponente dem utilizza poi una metafora per descrivere il rapporto tra l'esecutivo nazionale e la maggioranza in Consiglio, richiamando l’appunto che gli rivolse Occhiuto di non studiare le carte prima dei consigli: «Vi hanno trattato esattamente come farebbe un professore con uno studente impreparato, al quale per evitare un bruttissimo voto, si chiede di rifare il compito in classe».
Diciamo che non si tratta di una novità, visto che il legislatore regionale (e la burocrazia che lo affianca) spesso non si è mostrato all’altezza del compito. Nella scorsa legislatura il Governo centrale nonostante lo stesso colore politico ha impugnato ben sette leggi. A tacere delle diverse rimodulazioni della legge istitutiva di “Azienda Zero” che ha ritardato di molto la sua operatività. In chiusura, visto il triste anniversario, non possiamo non ricordare il pasticcio del ritiro della delibera di giunta in cui la Regione si costituiva parte civile nel processo per la strage di Cutro. Una vicenda davvero imbarazzante. Soprattutto nelle motivazioni in cui si diceva che la richiesta di costituzione di parte civile veniva ritirata per rispetto «nei confronti di chi indossa una divisa e quotidianamente lavora per garantire la sicurezza nel nostro paese». Insomma la giunta pensava che il processo fosse contro gli scafisti e non contro i mancati soccorsi delle forze dell’ordine italiane.
Tornando al consiglio, Falcomatà ha concluso stigmatizzando il modus operandi dell'aula sui tempi di consegna dei documenti: «Siete gli stessi che dai banchi della maggioranza ci dicono continuamente che noi consiglieri dobbiamo studiare i provvedimenti. Ma come si fa a studiare testi complessi e di decine di pagine se arrivano all'attenzione dell'Aula soltanto la mattina stessa del voto? A questo punto – conclude ironicamente Falcomatà – la soluzione è semplice: la prossima volta fateci almeno un disegnino. Così forse ci sarà consentito di svolgere il nostro ruolo di consiglieri al servizio esclusivo della Calabria e dei calabresi. La verità è che questa destra regionale continua a sfuggire dal confronto».

