Il consigliere regionale di Noi moderati risponde alla presa di posizione dem dopo la sentenza di primo grado sull’incandidabilità del sindaco: «La legalità non può essere usata come strumento di convenienza politica». E ancora: «La città ha avuto tempo per riflettere e ha scelto. Il resto lo faccia la giustizia»
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
La richiesta di dimissioni avanzata dal Partito democratico dopo la sentenza di primo grado sull’incandidabilità di Giovanni Macrì apre un nuovo fronte politico su Tropea. A replicare è il consigliere regionale di Noi moderati Vito Pitaro, che difende la necessità di attendere l’evoluzione delle procedure e invita a non trasformare la vicenda in uno scontro capace di danneggiare la città.
Per Pitaro, «in merito alle recenti affermazioni della segretaria provinciale del Partito democratico, si ritiene necessario ristabilire un quadro di equilibrio e verità». Il riferimento è alla presa di posizione della segretaria provinciale dem Teresa Esposito, che ha chiesto al sindaco rieletto un passo indietro «per il bene della città», richiamando il tema della responsabilità istituzionale e il rischio di un nuovo commissariamento.
La replica alla richiesta di dimissioni
Il consigliere regionale contesta l’impostazione politica dell’intervento del Pd e mette in guardia dagli effetti che, a suo avviso, una richiesta di dimissioni immediate potrebbe produrre nel dibattito pubblico. «La richiesta di dimissioni immediate, formulata con toni moralistici, rischia infatti di alimentare un clima di antipolitica che non giova a nessuno e che, anzi, finisce per creare ulteriori disagi a una comunità che merita stabilità, serietà e rispetto».
Pitaro sposta quindi il ragionamento dal caso giudiziario al terreno politico-istituzionale, richiamando la necessità di non compromettere la continuità amministrativa mentre sono ancora possibili i passaggi previsti dall’ordinamento. «La legalità non può essere utilizzata come strumento di convenienza politica», afferma, aggiungendo che «ogni valutazione deve avvenire nel pieno rispetto delle procedure, dei ricorsi in atto e delle garanzie previste dall’ordinamento».
Il richiamo a Reggio Calabria
Nella nota, il consigliere regionale chiama in causa anche il precedente di Reggio Calabria e il comportamento tenuto in quella fase dal Partito democratico. «È doveroso ricordare che lo stesso Partito democratico, in passato, ha adottato posizioni ben diverse», sostiene Pitaro.
«A Reggio – continua – , durante l’amministrazione Falcomatà, di fronte a una condanna in primo grado e alla conseguente sospensione del sindaco, il partito invocò prudenza, rispetto dei gradi di giudizio e continuità amministrativa», ricorda il consigliere regionale, specificando di avere condiviso quella posizione. «Oggi, invece, la stessa forza politica pretende l’esatto contrario», prosegue, parlando di «una evidente incoerenza» che indebolisce ogni pretesa di superiorità morale.
Il peso dell’immagine turistica
Pitaro lega la polemica anche al tema dell’immagine pubblica di Tropea, città reduce da anni di grande esposizione turistica e mediatica. Secondo il consigliere regionale, insistere su una contrapposizione politica dai toni esasperati rischia di incidere sulla reputazione di un territorio che fonda una parte rilevante della propria economia sull’accoglienza.
«Soffiare sul vento dell’antipolitica, soprattutto in un momento delicato come questo, significa mettere a rischio non solo il corretto funzionamento delle istituzioni, ma anche l’immagine di una città che rappresenta una delle perle del Mediterraneo, meta privilegiata di turisti, visitatori e personalità internazionali».
Da qui il richiamo al percorso compiuto dalla città negli ultimi anni: «Tropea ha saputo crescere, affermarsi e diventare un punto di riferimento per il Mezzogiorno, attirando star internazionali, investimenti e un flusso turistico in costante aumento». Per Pitaro, il rischio è «compromettere questo percorso virtuoso, indebolendo la reputazione di una comunità che vive di turismo, accoglienza e qualità del territorio».
Il voto e le garanzie
Infine, richiama il risultato elettorale e il principio del rispetto del voto, senza separarlo dal tema delle garanzie procedurali. A suo avviso, Tropea «ha avuto anni per valutare, riflettere, confrontarsi» e ha espresso una scelta democratica che va considerata parte del quadro istituzionale. «Il rispetto del voto è il primo fondamento della vita istituzionale – conclude –. Le comunità calabresi meritano istituzioni solide», non moralismi a orologeria né campagne strumentali che danneggiano il territorio.


