Un anno di malapolitica: sanità, arresti e vitalizi. Nel 2020 la Calabria è stata un caso nazionale

Non soltanto l'emergenza Covid e la morte della governatrice Jole Santelli, l'anno che se ne va è stato caratterizzato da vicende giudiziarie devastanti e scandali che sono rimbalzati sulla scena nazionale (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Riccardo Tripepi
31 dicembre 2020
07:23

La politica sospesa, così come la Calabria. L’anno che si chiude, terribile a livello mondiale e nazionale a causa della pandemia, per la nostra Regione ha segnato una sorta di azzeramento della classe politica e delle Istituzioni facendo emergere un vero e proprio caso nazionale.

Alla fine di gennaio le elezioni regionali avevano regalato un’ampia maggioranza al centrodestra guidato da Jole Santelli che si accingeva a costruire la sua giunta con l’ambizione di dare avviare una profonda riforma della macchina burocratica e amministrativa.


L'emergenza Coronavirus

L’emergenza Coronavirus, però, ha di fatto segnato l’avvio della legislatura e bloccato qualsiasi tipo di iniziativa che non fosse quella di fronteggiare la pandemia che in Calabria faceva il paio con la strutturale crisi di ospedali e presidi medici. La governatrice ha usato il pugno duro e provato ad anticipare anche le mosse del governo nazionale per tutelare al massimo la salute dei calabresi. E ha provato a farlo anche in estate, al momento delle riaperture, cercando di dare più libertà agli operatori calabresi con l’ordinanza sulla riapertura di bar e ristoranti con i tavolini all’aperto. Ordinanza poi impugnata dal governo nazionale davanti al Tar che ha dato torto alla giunta regionale.

La morte di Jole Santelli

Ma proprio mentre stava per esplodere la seconda ondata del Covid 19 che ha coinvolto la nostra Regione in maniera molto più estesa e grave rispetto alla prima, un altro evento tragico ha segnato l’anno della politica calabrese. Jole Santelli moriva nella sua abitazione a Cosenza per l’aggravamento della malattia contro cui combatteva da tempo. Un evento tragico che ha commosso l’intera nazione e che ha spezzato la legislatura.

Dal 15 ottobre la Calabria è priva del suo presidente, sostituito dal vice ff Nino Spirlì della Lega (anche questo un inedito) e in regime di prorogatio. Il Consiglio regionale è stato formalmente sciolto seppure prosegue ad operare per gli atti caratterizzati dai requisiti di straordinarietà e urgenza.

L'arresto di Tallini

Ma ad aggravare ancora la situazione è arrivata poi un’ulteriore mazzata, con l’arresto nel mese di novembre del presidente dell’Assemblea Domenico Tallini che ha poi rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico. Per qualche settimana, fino all’elezione del successore Giovanni Arruzzolo, la Calabria si è trovata in un vuoto di potere del tutto singolare con l’assenza sia del governatore che del presidente di palazzo Campanella.

Lo scandalo del commissario della sanità

Abbastanza? No. Perché in piena pandemia e senza governo la Calabria ha dovuto fare i conti anche con uno scandalo che ha occupato i media nazionali per mesi e cioè la questione legata al commissariamento della sanità. L’imbarazzante e fantozziana intervista a Titolo V di Saverio Cotticelli ha fatto il giro della nazionale e decapitato l’ufficio del Commissario che non sapeva neanche se in Regione fosse o no operativo un piano anticovid.

Il resto è ancora peggio con la pessima gestione da parte del governo nazionale che ha bruciato i nomi di Giuseppe Zuccatelli (quello del virus che si diffonde solo con baci da 15 minuti) e Eugenio Gaudio (quello che la moglie non voleva vivere a Catanzaro). Fino ad arrivare all’ex prefetto Guido Longo che proprio in questi giorni ha effettuato la sua prima partecipazione al tavolo Adduce.

La Calabria ha dovuto anche subire l’onta di diventare zona rossa non per l’estensione del contagio da Covid ma per le gravi carenze strutturali e di personale delle aziende ospedaliere dopo dieci anni di gestione commissariale.

L’emergenza Covid ha poi segnato un altro inedito nella storia di palazzo Campanella. Il Consiglio regionale si è svolto sempre a porte chiuse nel rispetto delle misure anticovid. Neanche una volta la stampa è stata ammessa a seguire i lavori la cui pubblicità è stata garantita soltanto attraverso lo streaming.

L'arresto di Creazzo

Il Consiglio però si è mostrato invece molto più penetrabile dalle infiltrazioni e dai giochi di potere. Nonostante non sia trascorso neanche un anno di legislatura Mimmo Tallini non è stato il solo consigliere arrestato. Neanche il tempo di insediarsi, infatti, che l’Assemblea ha subito perso Domenico Creazzo, eletto in Fdi, che è stato immediatamente sostituito da Raffaele Sainato poi transitato in Forza Italia.

I vitalizi e le dimissioni di Callipo

A giugno scorso, poi, l’ennesima magra figura rimediata dalla nostra classe dirigente che in maniera bipartisan, e a tarda notte, ha approvato una norma che prevedeva il vitalizio anche per i consiglieri regionali che non avessero completato la legislatura. Una premonizione? Questo non è dato saperlo, ma lo scandalo a livello nazionale è stato enorme. Tanto che il Consiglio, travolto dalle critiche, è dovuto ritornare sui suoi passi e abrogare la legge approvata con la seduta immediatamente successiva.

La legge venne approvata anche con la firma del leader dell’opposizione Pippo Callipo che si giustificò dicendo di “non avere letto”, per poi dimettersi dalla carica di consigliere regionale e lasciando anche il centrosinistra in Consiglio senza guida.

Praticamente adesso si riparte da zero, ma il dibattito in atto sulla data delle elezioni regionali che i partiti provano a piegare ai propri interessi piuttosto che alle reali condizioni della diffusione del contagio non lascia presagire nulla di buono, né di nuovo all’orizzonte.

Giornalista
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