Oltre seimila persone partecipano alla consultazione lanciata dall’opinionista Robby Giusti: il 93% chiede a Futuro Nazionale di stare nel centrodestra. Non è una rilevazione scientifica, ma il risultato fotografa bene il dilemma che attraversa la coalizione

Non sono soltanto le percentuali, questa volta, a fare notizia. A colpire è soprattutto la domanda posta agli utenti: «Cosa deve fare Vannacci?» Restare con Giorgia Meloni e contribuire alla vittoria del centrodestra oppure andare avanti da solo, accettando il rischio di favorire il campo progressista?

Robby Giusti, opinionista politico con una pagina Facebook verificata seguita da circa 650mila persone, ha trasformato uno degli interrogativi che da settimane accompagnano il dibattito politico in un sondaggio rivolto ai propri follower. Il risultato, pur con tutte le cautele necessarie quando si parla di una consultazione social, è stato netto: a 21 ore dalla pubblicazione, 5.901 partecipanti, pari al 93%, avevano scelto l’opzione «Stare con la Meloni», mentre 387, il 6%, si erano espressi per una corsa solitaria di Futuro Nazionale.

Non è un sondaggio elettorale e non nasce da un campione rappresentativo degli italiani, quindi sarebbe sbagliato attribuirgli un valore demoscopico che non possiede. Ma sarebbe altrettanto sbrigativo considerarlo una semplice curiosità di Facebook: tra le migliaia di persone che hanno deciso spontaneamente di partecipare emerge infatti una richiesta molto chiara di unità del centrodestra, proprio mentre Vannacci sta dimostrando di non essere più un fenomeno marginale.

Vannacci cresce e cambia gli equilibri

L’ultima rilevazione SWG per il TgLa7 attribuisce a Futuro Nazionale il 7,5%, davanti a Forza Italia al 7,1% e alla Lega al 5,7%, mentre BiDiMedia lo aveva portato fino all’8%. Numeri che spostano inevitabilmente il ragionamento: la domanda non è più se Vannacci riuscirà a sopravvivere politicamente alla separazione dalla Lega, ma che cosa deciderà di fare del consenso conquistato.

Qui nasce il paradosso. Vannacci è cresciuto scegliendo una strada autonoma, ma una parte della sua stessa area politica sembra chiedergli di tornare nella coalizione proprio adesso che è diventato abbastanza forte da poterne modificare gli equilibri. Un Futuro Nazionale al 7-8% non entrerebbe infatti nel centrodestra da comprimario, ma con un peso che, secondo alcune rilevazioni, sarebbe superiore sia a quello della Lega sia a quello di Forza Italia.

Per Giorgia Meloni il dilemma è evidente: tenere Vannacci fuori può significare rinunciare ai suoi voti, farlo entrare potrebbe invece allontanare una parte dell’elettorato più moderato. Ed è per questo che l’8% del generale rischia di pesare, negli equilibri della coalizione, molto più del suo semplice valore numerico.

Reggio Calabria, il primo test nelle urne

Prima delle Politiche c’è già un luogo nel quale questa frattura smetterà di essere teorica: Reggio Calabria, dove alle suppletive del 27 e 28 settembre Futuro Nazionale ha candidato Domenico Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, entrando direttamente in competizione con il centrodestra.

Il voto reggino diventa così un piccolo laboratorio nazionale, perché permetterà di capire nelle urne quanto consenso Futuro Nazionale sia realmente in grado di sottrarre al centrodestra tradizionale e, soprattutto, da dove arriveranno quei voti. Sarà il primo banco di prova concreto di quella cannibalizzazione della coalizione che finora abbiamo visto soprattutto nei sondaggi.

La resa dei conti è dentro il centrodestra

La partita decisiva, allora, potrebbe cominciare ancora prima dello scontro con il centrosinistra e giocarsi dentro lo stesso centrodestra. Vannacci sta costruendo una forza che cresce pescando soprattutto nell’area che dovrebbe essere la sua naturale alleata e, proprio grazie ai consensi sottratti agli altri partiti, aumenta il proprio potere contrattuale nei confronti di Meloni.

Il paradosso sta tutto qui: più Futuro Nazionale cresce da solo, più indebolisce il centrodestra; più il centrodestra si indebolisce, più Vannacci diventa importante per ricomporlo. Il 93% raccolto dal sondaggio di Robby Giusti non significa naturalmente che il 93% degli italiani voglia Vannacci alleato con Meloni, ma racconta un sentimento preciso all’interno della platea che ha partecipato: la divisione viene percepita soprattutto come il rischio di una sconfitta comune.

Da qui alle prossime elezioni, quindi, non conterà soltanto capire quanto prenderà Futuro Nazionale. Bisognerà capire quanto costerà al centrodestra tenerlo fuori e quale prezzo politico dovrà pagare per farlo entrare. In mezzo a queste due incognite potrebbe giocarsi il futuro della coalizione e, forse, anche quello del prossimo governo.