Il patto potrebbe anche portare ad una ridefinizione della rappresentanza all’interno dell’Esecutivo. Si sonda la possibilità di un allargamento ai Progressisti per Vibo, mentre l’ex capogruppo Barbuto punta alla formazione del monogruppo di Sinistra italiana
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Movimenti più o meno sotterranei, riposizionamenti strategici, rapporti di forza in consolidamento - o in divenire - in vista di futuri sviluppi. Sotto la superficie apparentemente calma del Consiglio comunale di Vibo Valentia - e oltre le polemiche legate ai fondi per le periferie e all’asilo nido - c’è un magma in piena ebollizione.
Il perimetro decisamente più agitato è quella maggioranza che fa capo al sindaco Enzo Romeo. Nulla che, al momento, lasci propendere per una reale minaccia al capo dell’Esecutivo che gode, nei numeri, ancora di una rassicurante prevalenza. Tuttavia l’impressione sempre più diffusa è che, da qui a breve, una ridefinizione degli equilibri tra le principali forze a suo sostegno potrebbe investire direttamente la Giunta, rendendo necessaria una nuova rimodulazione dopo quella messa in atto ad inizio 2026.
Il movimento più significativo in questo senso è rappresentato dall’idea di dar vita ad una federazione tra i gruppi di Partito democratico e Democratici e riformisti per Vibo. I contatti e gli incontri tra i referenti delle due compagini si sono fatti sempre più frequenti negli ultimi giorni e il patto federativo sembra ormai in dirittura d’arrivo. L’accordo metterebbe sotto lo stesso ombrello dieci esponenti del Consiglio: sei di marca democrat (compreso il presidente dell’assemblea Antonio Iannello) e quattro del gruppo che fa riferimento al consigliere regionale Ernesto Alecci. L’intesa rafforzerebbe evidentemente il peso specifico del Pd e delle sue diverse correnti all’interno del Consiglio ma anche nell’ottica della rivendicazione di una maggiore rappresentanza in Giunta. Nell’operazione potrebbe rientrare anche il gruppo Progressisti per Vibo, che conta su un ulteriore consigliere, Antonio Scuticchio. Un’eventualità che porterebbe la federazione a ben 11 consiglieri sui 20 della maggioranza. Pontieri sarebbero al lavoro in queste ore per sondare la disponibilità a chiudere l’operazione da parte dell’ex consigliere regionale e leader dei Progressisti per Vibo Antonio Lo Schiavo, da tempo dato in avvicinamento proprio al Pd.
La geografia del Consiglio si va facendo dunque più articolata. Alla nascita del Gruppo misto, dopo l’espulsione dai banchi democrat della consigliera Antonella Petracca è seguita la creazione del monogruppo di Casa riformista da parte dell’ex capogruppo Pd Laura Pugliese, rimasta nell’alveo della maggioranza. In questo caso è bastata una presa d’atto, essendo la sigla politica rappresentata in Consiglio regionale, fattispecie contemplata dal regolamento del Consiglio comunale.
Nel frattempo nel Misto è confluito anche Sergio Barbuto, già capogruppo dei Progressisti per Vibo che, dopo lo strappo con la compagine che l’ha visto eletto, aveva manifestato la volontà di dare vita al gruppo unipersonale di Avs. Nel tentativo di aggirare il rischio “doppione”, essendo Avs già presente nel simbolo e della denominazione della lista “Liberamente progressisti - Alleanza Verdi e sinistra, Europa Verde e Sinistra italiana”, Barbuto ha presentato lunedì una rettifica alla precedente richiesta, optando per la denominazione “Sinistra italiana”. Ciò ha comportato la richiesta di un parere di ammissibilità del monogruppo che il presidente del Consiglio comunale Iannello e il segretario generale Domenico Scuglia hanno inoltrato, nella giornata di oggi, al ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari interni e territoriali, Direzione centrale per le autonomie locali.
I quesiti rivolti al ministero puntano a chiarire se: “possa assumere rilevanza la circostanza che ‘Sinistra italiana’ fosse già presente nel contrassegno elettorale e nel progetto politico della lista “Progressisti per Vibo” nella quale il consigliere risulta eletto”; “se la fattispecie debba essere qualificata come costituzione di un nuovo gruppo consiliare, con conseguente integrale applicazione del requisito derogatorio previsto dall’art.15 co.2 del Regolamento, ovvero, se possa rilevare, ai medesimi fini, la modificazione dell’originaria aggregazione politica del consigliere”; “in caso di accerta sussistenza dei requisiti, se il presidente del Consiglio comunale possa prendere atto della dichiarazione di recesso dal gruppo di originaria appartenenza e della richiesta di costituzione del gruppo unipersonale”. Si resta dunque in attesa di un riscontro.
Decisamente più stabile la situazione sul fronte delle opposizioni: le forze uscite sconfitte dall’ultima tornata elettorale dimostrano unità d’intenti sottoscrivendo frequenti uscite congiunte, ovviamente dai toni aspramente critici nei confronti dell’Amministrazione comunale. Un coro al quale si è ormai unita stabilmente anche la capogruppo del Misto Petracca, entrata in Consiglio per surroga dell’attuale assessore alla Manutenzione Francesco Colelli, ma ormai a tutti gli effetti organica alla minoranza.

