Dal primo adattamento del 1911 ad Angelopoulos fino ai fratelli Coen e al metacinema di: oltre un secolo di Settima Arte per raccontare il viaggio di Ulisse. Ora il regista di Oppenheimer punta sulla rivisitata tecnologia IMAX e su un budget galattico da 250 milioni di dollari
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L’impresa è epica fin dagli albori. Fin da quando Christopher Nolan ha preso in mano il tomo di Omero e ha deciso che sì, voleva trasformarlo in un film, un film che doveva avere l’artigianalità come modello e il passato come imprinting: niente sentieri battuti e uso degli effetti speciali ridotto al minimo. Una sorta di prova muscolare prim’ancora che cinematografica. E una prova caratteriale perché i testi classici sono insidiosi come pochi.
Intanto The Odyssey sta facendo già segnare numeri da record ancora prima dell'uscita nelle sale: le prevendite hanno già superato il milione di dollari. Il 6 luglio ci sarà l’anteprima a Londra con il cast al completo, ma con nessun influencer in lista. Nolan e Universal Pictures hanno infatti scelto una linea controcorrente rispetto alle strategie promozionali comuni, privilegiando gli accessi riservati alla stampa e agli addetti ai lavori. Una luce nel buio.
Le due grandi fatiche di Nolan nella costruzione della sua Odissea si possono tradurre in fatica e tanto, ma tanto denaro, per la precisione 250 milioni di dollari, un budget galattico che solo un pugno di registi al mondo può premettersi di spendere, ma che per la prima volta nella storia del cinema, darà vita a un lungometraggio interamente girato con cineprese analogiche IMAX da 70 millimetri. Le camere, su indicazione del regista, sono state ricostruite in modo da risultare molto più leggere e soprattutto silenziose, il che ha permesso a Nolan e al suo Dop, Hoyte van Hoytema, di girare tutto il film in questo formato, anche le scene dialogate (le vecchie camere Imax erano piuttosto rumorose e obbligavano al doppiaggio in post produzione).
Il leggendario Imax 15/70
“Odissea” si prepara ad essere non solo una semplice proiezione, ma un’esperienza (per chi potrà goderne appieno) nata non da un capriccio, ma da un sogno «qualcosa che ho sempre desiderato fare fin da quando avevo 16 anni e ho visto per la prima volta un film IMAX al Museum of Science and Industry di Chicago – ha raccontato in un’intervista Nolan - Ho pensato: “Beh, perché non si può realizzare un lungometraggio drammatico, un film d’azione, un film d’avventura in questo modo, visto che il formato è incredibile?”
Vediamo allora cosa rende così spettacolare e speciale questo formato, che per alcuni è un sogno e per molti altri un incubo produttivo. L'IMAX 15/70 utilizza una pellicola molto più grande rispetto al tradizionale 35 mm: il nastro, anziché scorrere verticalmente, avanza in orizzontale e ogni fotogramma occupa una superficie circa quindici volte superiore. Per fare un esempio pratico è come passare dal formato cartolina a un foglio A4.
Avere più superficie a disposizione significa poter registrare una quantità enormemente maggiore di informazioni. E questo sul grande schermo si traduce in un'immagine molto più definita, capace di restituire dettagli incredibilmente nitidi, una profondità straordinaria e una ricchezza materica che il digitale può solo immaginare.
Ma questa qualità straordinaria si pagava a caro prezzo sia in termini di denaro che di fatica, perché le cineprese IMAX sono state per decenni enormi, pesantissime, rumorose e divoravano metri su metri di pellicola. Limite che Nolan ha cercato di superare rendendo possibile girare per la prima volta un intero kolossal con questo formato. Onore al merito.
Queste golosità tecniche hanno già scatenato pattuglie di ammiratori ultra nerd che stanno dando la caccia ai biglietti per godere della visione del film in uscita il prossimo 17 luglio, in una sala attrezzata per la visione in Imax (in Italia ce ne sono solo 8).
L’Odissea sullo schermo
Se Christopher Nolan si appresta a presentare al mondo la trasposizione più ambiziosa mai realizzata dell'Odissea, va detto che il cinema si confronta con il poema di Omero da oltre un secolo.
Per ritrovare la prima trasposizione bisogna riportare le lancette al 1911. Dietro la macchina da presa ci sono Giuseppe de Liguoro, Francesco Bertolini e Adolfo Padovan, che nello stesso periodo avevano realizzato anche il celebre adattamento dell'Inferno di Dante. Dalle Malebolge al lungo viaggio di Ulisse verso Itaca il passo fu breve.
Quarantatré anni dopo, nel 1954, arriva quello che ancora oggi è considerato il più celebre adattamento cinematografico dell'Odissea: Ulisse di Mario Camerini. A vestire i panni dell'eroe di Itaca è Kirk Douglas, affiancato da Silvana Mangano, che interpreta sia Penelope sia Circe, e da Anthony Quinn nel ruolo di Antinoo.
Il budget era lontanissimo dai 250 milioni di dollari messi oggi a disposizione di Christopher Nolan, ma la produzione scelse comunque di girare gran parte delle scene in ambientazioni del Mediterraneo, cercando di restituire l'atmosfera evocata dal poema di Omero. L'intuizione si rivelò vincente: Ulisse fu un enorme successo di pubblico, richiamando nelle sale oltre 13 milioni di spettatori e conquistando un posto stabile nella classifica dei film italiani più visti della storia.
Nel 1968 l'Odissea sbarca anche in televisione con quello che ancora oggi è considerato uno dei più grandi sceneggiati mai realizzati dalla Rai. Quella che oggi definiremmo una miniserie si sviluppava in otto puntate, per oltre sette ore di racconto, con la regia di Franco Rossi e la collaborazione di Mario Bava e Piero Schivazappa. Nei panni di Ulisse c'era Bekim Fehmiu, mentre Irene Papas interpretava Penelope. Per ampiezza del racconto e fedeltà al poema, resta ancora una delle trasposizioni televisive più apprezzate dell'opera di Omero.
Nel 1989 è ancora un regista italiano a confrontarsi con il poema omerico, scegliendo però una strada radicalmente diversa. Con Nostos - Il ritorno, Franco Piavoli abbandona il racconto epico per costruire un'Odissea fatta di natura, silenzi e immagini. I dialoghi sono ridotti all'essenziale e pronunciati in una lingua immaginaria, ispirata ai suoni delle antiche lingue del Mediterraneo. Il viaggio di Ulisse perde così la dimensione dell'avventura per trasformarsi in una meditazione sul tempo, sull'attesa e sulla malinconia del ritorno.
Nel 1963 Jean-Luc Godard rilegge invece il poema in chiave metacinematografica con Il disprezzo, tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia. La vicenda si svolge sul set di un film dedicato all'Odissea, diretto da Fritz Lang, che interpreta sé stesso. È in questo scenario, sospeso tra mito e cinema, che si consuma la progressiva disgregazione del matrimonio tra lo sceneggiatore Paul Javal (Michel Piccoli) e sua moglie Camille (Brigitte Bardot), in una tragedia intima che finisce per riflettere i grandi temi dell'opera omerica.
Lo sguardo di Ulisse del regista greco Theo Angelopoulos con Harvey Keitel, declina nel 1997 il viaggio dell’eroe omerico nella sua ricerca personale di un senso perduto, immergendo la sua attualità e i suoi dubbi nei simboli mitologici (la statua di Lenin come Polifemo, quel “Nessuno” che echeggia quasi distrattamente); mentre i fratelli Coen con Fratello, dove sei? i fratelli traslano con la consueta ironia al limite del surreale tutta la struttura narrativa dell’Odissea dal Mediterraneo al Mississippi della Grande Depressione.
A restare fedelissimo al testo originale fu invece Andrei Konchalovsky, che nel 1995 diede vita a “The Odyssey”, una miniserie kolossal prodotta per la televisione americana da Hallmark Entertainment e American Zoetrope. Armand Assante vestì il ruolo di Odisseo e Greta Scacchi quello di Penelope mentre la produzione esecutiva portava la firma di Francis Ford Coppola.
Con i suoi 40 milioni di dollari di budget produttivo, la miniserie entrò nell’Olimpo delle produzioni d’élite ed ebbe un ottimo riscontro di pubblico, aggiudicandosi diversi Primetime Emmy Awards, tra cui quelli per la regia e gli effetti speciali.
Quasi ogni grande autore, prima o poi, ha sentito il bisogno di confrontarsi con un classico. Una personale catabasi, necessaria per misurarsi con ciò che sembra insuperabile. Adesso tocca a Christopher Nolan: tentare di entrare nel mito di uscirne.










