Dializzata costretta a viaggiare a proprie spese per curarsi: «L'Asp reggina è una vergogna»

VIDEO | Un'odissea da Laurena di Borrello a Palmi, 90 km per tre giorni a settimana. A raccontare le tante difficoltà, la vicesegretaria dell'Aned: «Tanti malati rinunciano alle cure»

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di Agostino Pantano
6 dicembre 2020
15:05

Nel 2020 il distretto sanitario di Reggio Calabria non ha pagato i rimborsi spesa riconosciuti ai dializzati, mentre quello di Palmi ha onorato l’impegno solo per un quadrimestre. È questa la nuova denuncia di Maria Larosa, vicesegretaria regionale dell’Aned – l’associazione che tutela i malati che sono sottoposti a questi interventi salvavita – che racconta, inoltre, l’odissea di chi deve affrontare gli estenuanti viaggi per recarsi dal proprio domicilio fino al centro di riferimento. «Io vado 3 giorni a settimana – descrive così la sua odissea da Laureana di Borrello fino a Palmi – guido io la mia auto e faccio 45 km all’andata e 45 al ritorno, col disagio che si può immaginare tra strade spesso disastrate e con l’ansia di chi deve fare per forza questo intervento salvavita, se piove o con il sole, nei giorni festivi o feriali».

Non sono malati come gli altri, i dializzati calabresi. «La Calabria è l’unica regione che non garantisce il trasporto dei dializzati – prosegue – l’Asp di Reggio Calabria ci ha detto arrangiatevi che vi rimborsiamo le spese di viaggio ma anche il diritto al ristoro è negato: cambiano i commissari, cambiano i dirigenti, ma per la burocrazia i malati sono sempre fanalino di coda». L’azienda non riesce ad assicurare in tempi normali i rimborsi. Il centro di Palmi è punto di riferimento per 45 dializzati e Maria denuncia: «Molto spesso è capitato che malati che vivono di sola pensione abbiano rinunciato alle cure, oppure siano stati costretti a chiedere prestiti nel nome di una solidarietà che tra noi che abbiamo lo stesso problema è molto forte».


Nei giorni in cui si insedia il commissario Longo, a proposito il suo predecessore Cotticelli su questa tematica aveva garantito un impegno che poi non ha dato i frutti sperati, l’analisi della vice segretaria dell’Aned diventa il primo telegramma inviato a chi deve mettere ordine tra i numeri e i costi, ma deve anche pesare a ripristinare i diritti negati.

Giornalista
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