Sanita’ Calabria

Il pediatra non c’è e il medico di base che ha in cura i bambini non li visita: la denuncia di una mamma

Riceve le quote dei piccoli pazienti ma si rifiuta di assisterli perché non ha la specializzazione in Pediatria. Genitori costretti a rivolgersi alla sanità privata, in attesa che arrivino i rinforzi nel pubblico: succede nel cuore del Pollino (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Francesca  Lagatta
10 gennaio 2022
22:26
Bimbo visitato dal medico. Fonte foto: dal web
Bimbo visitato dal medico. Fonte foto: dal web

Bambini curati solo se i genitori hanno soldi a sufficienza per pagare le visite private, che hanno un costo che parte dagli 80 euro in su, perché il medico di base, che riceve anche le quote dei piccoli assistiti, si rifiuta di visitarli. Succede anche questo nella Calabria dei dirigenti sanitari pagati a peso d'oro che però non ha abbastanza fondi per garantire un pediatra laddove manca. Ed è, come sempre, un copione già visto. Stavolta siamo nel cuore del Pollino, al confine con la Basilicata, e per raccontare questa storia dobbiamo partire dal principio.

Il pediatra mai sostituito

Nel gennaio del 2021 la pediatra che serve tre piccoli comuni del Cosentino va in pensione. I genitori, però, vengono rassicurati. Dapprima viene detto loro che presto arriverà un nuovo pediatra, poi vengono informati che di lì a poco sarebbe stato un medico di base ad occuparsi della salute dei figli. I giorni passano e la situazione però non cambia, a meno che i genitori non siano disposti ad andare in uno studio privato e pagare per ogni figlio, e per ogni visita, una media di 80 euro. Un costo che per la maggior parte delle famiglie diventa insostenibile.


La preoccupazione dei genitori

Una madre, piuttosto preoccupata, fa appello alla direzione sanitaria di Castrovillari, chiedendo lumi, e scopre che contrariamente a quanto sostenuto sino ad allora il nuovo pediatra non potrà prendere servizio perché il numero dei bambini del comprensorio è insufficiente. Davanti a tale dichiarazione, la donna si arrende e si reca all'ufficio "Scelta e Revoca del Medico di Base", scegliendo di iscrivere i propri figli all'unico ambulatorio medico disponibile. È la decisione che assumono tante altre famiglie pur di garantire le cure pubbliche ai propri bambini.

Il paradosso

Così un giorno, Giovanna, nome di fantasia, si reca insieme al suo bimbo nello studio del medico di base a cui è iscritto per accertarsi che il piccolo stia bene. Nonostante un tampone negativo, il bimbo continua a tossire. Giovanna chiede gentilmente alla dottoressa di controllare le spalle e la gola al bambino. Ma lei si rifiuta, letteralmente. «Non sono una pediatra, ho già avuto una discussione con altre mamme», risponde piccato il camice bianco. Ma la mamma fa notare che il piccolo paziente è regolarmente iscritto al suo ambulatorio e che ha diritto alle visite. «Non ho contezza di quello che succede, mica io sono all'ufficio "Scelte e revoche"? - è la replica del medico -. Non è che qualcuno mi ha interpellato e mi ha detto "dottoressa, ci sono questi bambini, lei vuole questi bambini?". Allora lei in quel momento mi poteva dire - rivolgendo si alla madre del bimbo - "perché non li ha rifiutati?". Io sono consapevole di quelli che sono i miei ruoli e i miei compiti».

La donna ci riprova e spiega al medico che quella di iscrivere suo figlio alle lista dei suoi assistiti è stata più una costrizione che una scelta. «Non è un problema mio che non c'è un pediatra», sbotta ancora la dottoressa. In sostanza, non vuole visitare i bambini perché non è specializzata in Pediatria, però è perfettamente a conoscenza del fatto che tanti piccoli pazienti siano iscritti al suo ufficio e che alla fine del mese sul suo stipendio vengono accreditati anche le quote di quei bambini che si rifiuta di curare. «Io ai bambini ho sempre detto no - insiste -, non ho la specializzazione. Vada in una Pediatria tramite il sistema sanitario nazionale - suggerisce alla madre che davanti a sé -, faccia presente che il bambino non ha il pediatra e glielo visitano lì».

Solo certificazioni

Le visite ai bambini no, ma le certificazioni sì, quelle si possono fare. «In maniera molto sincera ho parlato con alcuni genitori - spiega alla donna - e loro hanno detto che "noi abbiamo bisogno di lei esclusivamente per le prescrizioni e i certificati perché - avrebbero detto altre famiglie - abbiamo già i nostri pediatri di riferimento"», ovviamente a pagamento.

Unica via, la sanità privata

In Calabria tutte le strade portano... alla sanità privata. Gira e rigira la storia è sempre quella, ed è oramai arcinota. Nella sanità pubblica, o quello che rimane, anche prenotare una visita di routine diventa un'impresa. Negli ospedali c'è sempre qualcosa di guasto, a ripetizione, una tac, una risonanza, un ecografo, uno strumento, o un medico in malattia, in aspettativa, spostato, trasferito, demansionato, mai sostituito. E se sei fortunato puoi ottenere un appuntamento anche tra ventiquattro mesi. Se invece paghi, ottieni tutto e subito. Stessa sorte, di recente, sta toccando anche ai bambini, privati in molte zone della Calabria del pediatra per un motivo o per un altro. Così i genitori sono costretti a sborsare fior di quattrini per tutelare la loro salute.

Arrivano i rinforzi

Per fortuna, presto dovrebbero arrivare rinforzi, grazie alla Regione Calabria che nei giorni scorsi ha provveduto ad emanare la pubblicazione degli ambiti territoriali vacanti di medici di assistenza primaria e di pediatri di libera scelta, cosicché una volta espletati i tempi burocratici, l'Asp di riferimento procederà all'assegnazione delle relative postazioni. Agli sfortunati genitori di questa vicenda, non resta che incrociare le dita e sperare che tra questi ce ne sia uno anche per i loro figli.

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