Lamezia, nei locali dell'Asp in fila sotto la pioggia per i tamponi e senza campagna vaccinale

VIDEO | Nell'ex Saub la gente aspetta al freddo, mentre in città i locali adeguati abbondano. Ecco il nostro viaggio tra i paradossi di una Asp che non considera che "prevenire è meglio che curare"

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di Agostino Pantano
8 dicembre 2020
14:11

Quanto mai uno slogan vuoto, quello che dice “prevenire è meglio che curare”, visto quanto succede ancora - in piena seconda ondata - a Lamezia Terme. Qui l’Asp di Catanzaro, in locali ultramoderni, ha la sede del dipartimento Prevenzione ma – contemporaneamente – costringe i cittadini a fare la fila sotto la pioggia per i tamponi. Nei locali dell’ex Saub che si trovano in un'altra zona, infatti, gli operatori sanitari somministrano i test molecolari mentre gli astanti sono fuori, sotto la pioggia, e si vedono diversi anziani fare la gimkana tra le pozzanghere per raggiungere l’ambulatorio.

 


«Siamo arrivati a fare 250 tamponi al giorno», si lascia sfuggire uno degli addetti che, però, appena si accorge di parlare con un giornalista cambia registro, invitando la responsabile a farci allontanare.

La precarietà è però evidente e l’ammette pure Giancarlo Nicotera – presidente della Commissione consiliare Sanità – che ricorda come «in questa seconda ondata siamo riusciti ad ottenere una migliore interlocuzione con la commissaria Luisa Latella». L’organismo ha prodotto una relazione di 57 pagine, partendo da un assunto anche questo molto evidente in città.

«Abbiamo strutture infinite – prosegue – km e km di stanze vuote che possono essere utilizzate, ma se mancano mezzi e personale ben difficilmente la situazione cambia». Ed infatti non ci sono dubbi sulla sterminata possibilità che si avrebbe di non far aspettare la gente al freddo, mentre attende di fare il tampone. Accanto al vecchio ospedale sorge appunto il Dipartimento dove ha sede il fulcro della Prevenzione sanitaria, ovvero il Centro vaccinale ma, entrandoci, si scopre un’altra amara verità.

«Per il vaccino anti influenzale – dice il portiere – bisogna andare dal medico di famiglia, perché l’Asp non ne fa», aggiungendo che questa limitazione c’è ovunque.
Siccome non è vero che altrove l’Asp non fa i vaccini, telefoniamo ad un medico di famiglia lametino per capire perché la prevenzione – nell’Asp catanzarese – venga delegata.

«È da qualche anno che funziona così – commenta il nostro interlocutore – e devo dire che la scelta ha fatto aumentare i numeri dei pazienti raggiunti, perché si preferisce un ambulatorio con cui si ha dimestichezza anziché locali e uffici spesso difficili da trovare». Nessuna campagna di vaccinazione in proprio, anche perché, conclude il dottore: «In questo tempo di pandemia non si è voluto sottrarre il personale adibito per l’emergenza».

Personale che manca, locali inadeguati e rischio di una terza ondata in agguato: la prevenzione è ancora molto in sofferenza da queste parti e l’unica buona notizia la portano i più piccoli. «Fino allo scorso anno – sostiene un genitore in fila per il vaccino – si svolgeva tutto in una sede inadeguata nella zona di Sambiase. Ora per i bambini va meglio perché l’ambulatorio del Dipartimento è più spazioso».

Giornalista
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