Demenze, la terapia Teci dalla Calabria approda in Puglia

Il metodo, ideato dalla dottoressa catanzarese Sodano, mette al centro la persona e non semplicemente il malato

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di Redazione
31 maggio 2019
12:33
Anziani
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Il metodo Teci dell’associazione “Ra.Gi.” di Catanzaro approda in Puglia, all’Ispe, “Istituto per i servizi alla persona per l’Europa” di Lecce. L’ente, che comprende cinque strutture residenziali e due centri diurni per persone anziane, ha infatti da poco avviato una intensa stagione formativa dedicata proprio alla “Terapia espressiva corporea integrata” avviata da Elena Sodano, presidente della Ra.Gi., organizzazione specializzata nella cura delle persone con demenze.

La terapia Teci

Una terapia, basata sull’importanza del contatto corporeo nell’ambito della relazione tra terapeuta e paziente per stimolare l’area affettivo-emozionale e contenere per quanto possibile, in modo naturale, gli effetti delle patologie neurodegenerative favorendo la qualità di vita. Il direttore amministrativo dell’Ispe, Maria Domenica Ruggeri, spiega come nasce l’idea di aprire al metodo Teci. Tutto prende il via a novembre scorso al “Forum della non autosufficienza e dell’autonomia possibile” di Bologna che vede tra i relatori Elena Sodano con un suo seminario dedicato alla Teci: «In quell’occasione - dichiara - la dottoressa ha spiegato quel che fa nei sui centri, nel centro diurno della città di Catanzaro e in quello di Cicala, borgo della Presila catanzarese, e ho capito - prosegue la manager - che quel metodo consente di andare oltre, me ne sono innamorata e sono riuscita a farlo approvare come obiettivo di formazione per i prossimi tre anni».. Un metodo «che va alla radice dell’anima, un percorso innovativo su cui abbiamo scommesso perché le persone nostre ospiti possono ancora fare, vivere, sperare, entrare in relazione con altre persone, avere progetti di vita, nonostante la non autosufficienza».

 Gli operatori parte integrante del percorso terapeutico

Dal canto suo Elena Sodano spiega: «Con questi corsi lavoriamo nella direzione delle relazioni d’aiuto facendo capire come gli operatori possono entrare all’interno del percorso terapeutico con il loro corpo per cambiare il modo del prendersi cura. Penso che la formazione - aggiunge poi Sodano in merito al dibattito nazionale sul tema della videosorveglianza - sia molto più importante delle telecamere. Penso che gli operatori - conclude la presidente della Ra.Gi. - debbano essere formati e che ci debba essere una grande attenzione da parte dei responsabili delle strutture, soprattutto da parte dei direttori sanitari e dei coordinatori terapeutici, che devono capire se ci sono delle devianze comportamentali da parte dei professionisti della cura e devono guardare negli occhi i pazienti per capire se queste persone ridono, se stanno bene, se sono rigide, se si legge in faccia la loro paura».

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