Salute Calabria

Richiesta d’aiuto del personale del 118 di Catanzaro: «Senza mezzi e uomini, ci aiuti Dio»

Nel mese di agosto priorità alla presenza di medici nelle postazioni d'emergenza durante le ore notturne a discapito di quelle diurne. Il responsabile della centrale operativa verso le dimissioni (ASCOLTA L'AUDIO)

di Luana  Costa
23 luglio 2021
06:30

L'ordine di servizio che assegna priorità alla medicalizzazione delle postazioni d'emergenza durante le ore notturne a discapito di quelle diurne, potrebbe essere anche l'ultimo firmato dal responsabile della centrale operativa del 118 di Catanzaro. Dopo il passo indietro di Antonio Talesa, potrebbe a breve arrivare anche quello di Francesco Conca, che alla guida dell'unità che si occupa della gestione delle emergenze c'è rimasto per oltre un anno ma non tanto a lungo da imprimere quella inversione di tendenza, invano sperata ma difficilmente realizzabile.

L'emergenza nell'emergenza

La "poltrona" della centrale operativa del 118 di Catanzaro è di quelle che scotta. E non solo per il fuggi fuggi di personale determinato dalle decurtazioni stipendiali, il timore è che prima o poi ci possa scappare il morto perché la coperta è divenuta davvero troppo corta e non è più nemmeno sufficiente a garantire i turni di servizio. La disposizione è, infatti, più che esemplificativa: accordare priorità alla medicalizzazione delle postazioni territoriali d'emergenza durante le ore notturne piuttosto che in quelle diurne semplicemente perché il personale non c'è.


Agosto caldo

Non ci sono medici sufficienti e per poter accordare le ferie estive al poco personale rimasto in trincea, non si riesce a chiudere le turnazioni e così ci si prepara ad un'altra estate da bollino rosso. Oltre Maida, Sersale e Tiriolo a rischio demedicalizzazione tutte le altre postazioni territoriali. Durante il mese d'agosto e nelle ore diurne tutti gli interventi di prima emergenza potrebbero essere eseguiti senza medico a bordo delle ambulanze perché, al di là delle ferie estive, gli avamposti del 118 sono rimasti sguarniti dopo i trasferimenti in massa del personale convenzionato verso altre sedi ritenute decisamente più allettanti, almeno sotto il profilo economico.

Default di sistema

C'è chi si è spostato a Vibo Valentia, chi persino a Cosenza e la lontananza non disincentiva affatto. Ad allettare vi è, infatti, lo stipendio, quello decurtato alle latitudini catanzaresi dalla triade commissariale che guida l'azienda sanitaria provinciale. «Non ci preoccupa più nemmeno la denuncia - spiega un operatore -, fa male sentire all'altro capo del telefono persone che soffrono e non poter inviare nessuno per effettuare il primo soccorso». Il sistema è stato definitivamente smantellato, a colpi di piccone e immolato sull'altare di 5,50 euro all'ora. 

Il fazzoletto bianco 

«La situazione è grave. Abbiamo bisogno di mezzi e personale» fa eco un altro. La centrale operativa del 118 di Catanzaro ha fatto un balzo all'indietro di almeno vent'anni, quando per raggiungere il pronto soccorso si era costretti ad arrivarci con la propria auto e sventolando il fazzoletto bianco fuori dal finestrino. In barba agli otto minuti standard - il tempo di arrivo dell'ambulanza sul luogo dell'intervento dal momento della chiamata alla centrale -, nella provincia di Catanzaro nei casi estremi possono trascorrere anche due ore con buona pace dei pazienti in attesa delle prime cure.

Una goccia nell'oceano

Le poche e pure preziose ambulanze acquistate dall'azienda sanitaria provinciale sembrano una goccia nell'oceano dal momento che nella maggior parte dei casi sono andate semplicemente a sostituire mezzi plurichilometrati e tanto vecchi da andare in avaria nel bel mezzo di un intervento di soccorso. Le poche ambulanze in servizio non ci sono al momento del bisogno perché impegnate in trasporti di pazienti da un ospedale all'altro, perché bloccate nei pronto soccorso in attesa della restituzione delle barelle o dell'esecuzione di un tampone o per completare la sanificazione - obbligatoria - tra un viaggio e un altro. 

I mezzi aerei

«Ci aiuta Dio» commenta un operatore e l'elisoccorso, ci sarebbe da aggiungere. I voli dei mezzi aerei di soccorso sono aumentati esponenzialmente per poter tamponare l'assenza di ambulanze e intervenire tempestivamente ma con costi quasi triplicati. Far alzare in volo un elicottero costa in media 16mila euro all'ora e non sempre è davvero necessario. Così capita di dover impiegare mezzi aerei per effettuare i primi soccorsi in incidenti stradali ma anche per banali trasporti di pazienti da una provincia all'altra: dalle sedi periferiche ai centri hub e non solo in casi di emergenza ma anche per interventi di routine o programmati.

Giornalista
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