Il report

Covid, i dati Iss: «Tasso di mortalità 4 volte più alto per i non vaccinati»

È quanto emerge dal "Report esteso: sorveglianza, impatto delle infezioni ed efficacia vaccinale", eseguito nel periodo compreso tra il 3 giugno e il 3 luglio

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di Redazione
23 luglio 2022
16:45

Fra i ricoverati per Covid-19 i non vaccinati risultano essere almeno il triplo (3,5 volte più numerosi rispetto a chi ha fatto la terza e la quarta dose del vaccino) e, sempre fra i non vaccinati, i decessi sono almeno il quadruplo rispetto a chi ha fatto il vaccino. Lo indica l'Istituto Superiore di Sanità nel suo Report esteso su Covid-19: sorveglianza, impatto delle infezioni ed efficacia vaccinale.

Secondo i dati, che riguardano il tasso di periodo compreso fra il 3 giugno e il 3 luglio, il tasso di ospedalizzazione standardizzato per età (relativo alla popolazione da 12 anni in su) nei non vaccinati è di 85 ricoveri per 100.000 abitanti, ossia tre volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da oltre 120 giorni (26 ricoveri per 100.000 abitanti) e oltre tre volte e mezzo più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (25 ricoveri per 100.000 abitanti). Il tasso di ricoveri in terapia intensiva standardizzato per età, relativo alla popolazione di età uguale o superiore a 12 anni, nel periodo 03/06/2022-03/07/2022 per i non vaccinati è di 4 ricoveri per 100.000 abitanti contro 1 ricovero per 100.000 abitanti sia per chi ha fatto il ciclo completo da oltre 120 giorni sia per chi ha fatto la dose aggiuntiva/booster.


Il tasso di mortalità standardizzato per età, relativo alla popolazione di età pari o superiore a12 anni, nel periodo 27/05/2022-26/06/2022, per i non vaccinati (12 decessi per 100.000 abitanti) risulta circa quattro volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da oltre 120 giorni (3 decessi per 100.000 abitanti) e circa sei volte e mezzo più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (2 decessi per 100.000 abitanti). Nel prevenire il contagio da virus SarsCoV2 il vaccino ha un'efficacia del 36% entro 90 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, del 27% tra i 91 e 120 giorni, e del 45% oltre 120 giorni dal completamento del ciclo vaccinale o pari al 48% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster. Le percentuali salgono invece nel prevenire i casi di malattia severa: pari a 67% nei vaccinati con ciclo completo da meno di 90 giorni, 68% nei vaccinati con ciclo completo da 91 e 120 giorni, e 70% nei vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 120 giorni e pari al 85% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster.

Dal 24 agosto 2021 al 13 luglio 2022 sono stati segnalati 813.817 casi di reinfezione, pari a 5,2% del totale dei casi notificati. Nell'ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati risulta pari a 12,0%, in leggero aumento rispetto alla settimana precedente (11,7).

L'analisi del rischio di reinfezione a partire dal 6 dicembre 2021 (data considerata di riferimento per l'inizio della diffusione della variante Omicron), evidenzia un aumento del rischio relativo aggiustato di reinfezione nei soggetti con prima diagnosi di Covid-19 notificata da oltre 210 giorni rispetto a chi ha avuto la prima diagnosi fra i 90 e i 210 giorni precedenti; nei soggetti non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni rispetto ai vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni; nelle femmine rispetto ai maschi.

Il maggior rischio nei soggetti di sesso femminile può essere verosimilmente dovuto alla maggior presenza di donne in ambito scolastico, (superiore all'80%) dove viene effettuata una intensa attività di screening e al fatto che le donne svolgono più spesso la funzione di caregiver in ambito famigliare; nelle fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni) rispetto alle persone con prima diagnosi in età compresa fra i 50-59 anni. Verosimilmente il maggior rischio di reinfezione nelle fasce di età più giovani è attribuibile a comportamenti ed esposizioni a maggior rischio, rispetto alle fasce d'età sopra i 60 anni; negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione.

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