Ritengo necessario intervenire nel dibattito pubblico che si è sviluppato in queste ore a seguito dell’autorizzazione alla realizzazione di un ospedale privato nel territorio di Cosenza. Un dibattito alimentato da polemiche che chiamano in causa, da un lato, la presenza della consigliera regionale Filomena Greco nella competente Commissione Sanità e, dall’altro, la riconducibilità dell’iniziativa imprenditoriale alla famiglia Greco. Un confronto legittimo, che tuttavia rischia di scivolare su letture parziali e su contrapposizioni ideologiche, distogliendo l’attenzione dal nodo centrale: il ruolo che la sanità privata accreditata svolge, per legge e per funzione, all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

In qualità di rappresentante della categoria della sanità privata accreditata, sento il dovere di riportare il confronto su un piano di chiarezza e responsabilità, lontano da semplificazioni che non aiutano né i cittadini né il sistema salute.

Per completezza e trasparenza, ritengo doveroso precisare che non ho sintonia politica con l’onorevole Filomena Greco, pur apprezzandone le capacità, e che le realtà imprenditoriali riconducibili alla famiglia Greco non risultano associate al sistema CONFAPI. Il mio intervento non è dunque riferibile a singoli soggetti o interessi particolari, ma esclusivamente al ruolo e alla funzione della sanità privata accreditata all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

La sanità privata non è l’alternativa alla sanità pubblica, né tantomeno la sua antagonista. Il privato accreditato esiste ed opera solo se previsto dalla programmazione pubblica ed è chiamato a svolgere una funzione integrativa e sussidiaria rispetto al servizio pubblico, contribuendo a garantire continuità assistenziale, riduzione delle liste d’attesa e maggiore prossimità delle cure ai cittadini.

Ogni investimento nel settore sanitario, pubblico o privato che sia, non sottrae diritti, ma amplia l’offerta di cura se correttamente inserito in una cornice programmatoria chiara, controllata e orientata all’interesse generale. Il vero tema, dunque, non è la presenza del privato, ma la qualità della governance, la capacità di indirizzo della Regione, il controllo delle prestazioni e la tutela dell’equità di accesso.

In una regione come la Calabria, dove si stanno compiendo sforzi significativi per superare criticità strutturali di lunga durata, demonizzare il privato accreditato significa rinunciare a uno degli strumenti disponibili per rafforzare il sistema salute, non difenderlo.

I cittadini dovrebbero poter accogliere con favore ogni iniziativa che, nel rispetto delle regole e sotto il controllo pubblico, contribuisca a migliorare qualità, tempestività e appropriatezza delle prestazioni. La salute non può diventare terreno di scontro ideologico, ma deve restare un diritto da garantire con pragmatismo e responsabilità.

La sanità pubblica va rafforzata, difesa e resa più efficiente. Ma questo obiettivo si raggiunge anche costruendo con il privato un’alleanza responsabile, fondata su ruoli chiari, controlli rigorosi e obiettivi condivisi.

Solo superando contrapposizioni pregiudiziali e adottando una visione moderna sarà possibile restituire ai cittadini calabresi un sistema sanitario più equo, efficiente e sostenibile.

*Presidente Filiera Salute CONFAPI Calabria