Il motore dell’ospedale spoke “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena, cioè il reparto di anestesia-rianimazione, soffrirebbe di una grave carenza di personale. Il nosocomio garantisce assistenza sanitaria ai circa 180mila abitanti della Piana di Gioia Tauro, e la sua salvaguardia è d’importanza vitale per il territorio. Ieri, per rivendicare il diritto alla cura, la società civile si è fatta sentire con forza. Davanti all'ingresso del presidio ospedaliero, un centinaio di cittadini, autorità civili e religiose, esponenti della politica e dell’associazionismo, si sono riuniti per partecipare alla mobilitazione indetta dal Comitato a tutela della salute. Sotto un cielo grigio, per protestare contro il possibile ridimensionamento, i manifestanti hanno piantato delle tende nei pressi dell’entrata. Un simbolo di resistenza per chiedere certezze, servizi, dignità, e richiamare l’attenzione sulla situazione critica.

Attivisti piantano le tende all'ingresso dell'ospedale di Polistena
Attivisti piantano le tende all'ingresso dell'ospedale di Polistena

Voci diverse si sono unite in coro. Si è detta determinata a non arrendersi, Marisa Valensise, presidente del comitato a tutela della salute: «È una carenza di personale che coinvolge tutti i reparti. In quello di rianimazione ci sono solo tre medici che non riescono più a fare i turni, perché non è stato rinnovato il contratto dei liberi professionisti, i gettonisti che venivano a dare una mano in un'emergenza ormai cronica. Abbiamo messo le tende qui fuori, ci sarà un osservatorio permanente ad oltranza, finché non ci rassicureranno con i fatti che questo ospedale tornerà a funzionare e che il reparto di rianimazione non verrà depotenziato. Staremo qui giorno e notte, non ci muoveremo, finché non avremo risposte certe».

Con il sostegno del vescovo della diocesi Oppido-Palmi, Giuseppe Alberti, a rappresentanza del mondo ecclesiale, è intervenuto don Pino Demasi, parroco di Polistena ed esponente dell'associazione “Libera” per la Piana: «È umiliante essere qui a elemosinare un diritto sancito dalla Costituzione. Finita la campagna elettorale delle chiacchiere e delle false promesse, ci dicano i responsabili cosa vogliono fare. C'è mancanza di progettualità. Forse dobbiamo cambiare il passo anche noi, costringere chi ci amministra a fare scelte oculate o a dimettersi per l'incapacità a gestire la salute pubblica».

Il vicepresidente del consiglio regionale, Giuseppe Ranuccio (Pd), ha affermato che presenterà un’interrogazione regionale urgente al presidente Occhiuto «per chiedere conto e interventi immediati al fine di ripristinare condizioni minime di agibilità per questo presidio indispensabile per il territorio della piana di Gioia Tauro».

Il sindaco di Polistena, Michele Tripodi, ha sottolineato che «si tratta dell'ennesima battaglia per i cittadini della Piana. Riguarda un problema di sopravvivenza dell'ospedale. Chiudere un reparto come anestesia-rianimazione, che garantisce la possibilità di fare interventi chirurgici, significa stabilire se questo ospedale deve vivere o morire».

Intervenuto anche Michele Conia, presidente dell'associazione "Città degli ulivi" che riunisce i sindaci della piana di Gioia Tauro: «Siamo pronti a qualsiasi tipo di azione, qui, nei luoghi preposti, nelle strade e nelle piazze. Chiudere rianimazione significa, sostanzialmente, impedire tutti gli altri servizi. Siamo all'assurdo. Il paradosso è che i nostri interlocutori dicono il contrario di ciò che accade nella realtà. Ci danno risposte sulla carta rassicuranti, ma i fatti dicono ben altro».