Stop all’ipotesi del decreto legge che prevedeva il passaggio alla dipendenza per una parte dei medici di medicina generale. La soluzione potrebbe arrivare attraverso un accordo da inserire nella nuova convenzione
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Sarebbe stata ritirata la riforma della medicina territoriale che prevedeva, tramite decreto legge, l'inserimento dei medici di famiglia nelle Case di Comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro.
Secondo quanto si apprende da fonti ministeriali, la decisione sarebbe stata comunicata dal capo di gabinetto del Ministero della Salute, Marco Mattei, agli assessori regionali alla sanità.
Il decreto dovrebbe essere sostituito da un accordo da approvare attraverso un emendamento a un provvedimento del Governo oppure da inserire nell'atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione con la medicina generale, atteso a breve.
Il testo, presentato dal ministro della Salute Orazio Schillaci alla Conferenza delle Regioni e successivamente rielaborato dalle stesse amministrazioni regionali, non era mai stato formalmente depositato. Nonostante ciò, era già diventato terreno di forte confronto politico e sindacale.
La proposta aveva infatti suscitato le critiche delle organizzazioni che rappresentano i medici di famiglia, le quali chiedevano di essere coinvolte direttamente nelle decisioni destinate a incidere sul loro ruolo professionale e sull'organizzazione dell'assistenza territoriale.
Nelle ultime settimane, inoltre, sarebbe emerso anche un dissenso all'interno della stessa maggioranza di centrodestra, con alcuni partiti che avrebbero esercitato pressioni affinché il Governo compisse un passo indietro rispetto all'ipotesi del decreto.
Al centro del dibattito vi era soprattutto la prospettiva di trasformare una parte dei medici di medicina generale da professionisti convenzionati a dipendenti del Servizio sanitario nazionale, nell'ambito della riorganizzazione della sanità territoriale prevista dal Pnrr e legata alla piena operatività delle nuove Case di Comunità.
Con il ritiro del provvedimento, il Ministero della Salute sembrerebbe ora orientato a privilegiare una soluzione concertata con le Regioni e con le rappresentanze dei medici. L'obiettivo resta quello di garantire il funzionamento della nuova rete territoriale, ma attraverso un percorso condiviso e meno conflittuale.
Resta quindi da capire quali saranno i contenuti dell'intesa che dovrebbe sostituire il decreto e in che modo i medici di famiglia verranno coinvolti nel nuovo modello organizzativo dell'assistenza sanitaria sul territorio.

