Accertare eventuali responsabilità penali e amministrative e adottare ogni iniziativa ritenuta opportuna affinchè venga immediatamente garantita la continuità assistenziale e la regolare fornitura dei presidi sanitari per il proprio figlio. E’ quanto chiedono con un esposto inviato alle Procure di Locri e Catanzaro i genitori del piccolo Pasqualino Genovese, il bambino di Monasterace affetto da una gravissima disabilità. Il bimbo è nutrito esclusivamente tramite Peg (gastrostomia endoscopica percutanea), presidio sanitario indispensabile e salvavita, necessario sia per la nutrizione sia per la somministrazione dei farmaci fondamentali per il controllo delle distonie e dell'epilessia. Da tempo la famiglia riscontra gravi e reiterate difficoltà nella fornitura della Peg, nonostante il minore sia regolarmente residente nella provincia di Reggio Calabria e in carico al Servizio Sanitario Regionale calabrese.

Ogni richiesta di sostituzione del presidio viene subordinata alla presentazione di una prescrizione rilasciata dal Policlinico Gemelli di Roma, struttura che ha in cura il minore. Tale prassi secondo i genitori determina «Ritardi ingiustificati e soprattutto rischi per la salute e la sicurezza di nostro figlio». Eppure lo scorso luglio presso il Comune di Monasterace si è tenuto un incontro finalizzato alla predisposizione di un Progetto di Vita indipendente alla presenza di amministratori locali e rappresentanti dell’azienda sanitaria provinciale reggina. In quella sede era stato garantito in tempi brevi l’arrivo della Peg per assicurare continuità nell’alimentazione di Pasqualino. «Tuttavia, nonostante gli impegni assunti e la gravità della situazione clinica – osservano ancora i familiari - la Peg non è stata fornita». Ciò ha reso necessario l'intervento del legale di famiglia, l’avvocato Laura Andrao che, in considerazione dell'urgenza, ha inviato formale diffida alla Direzione Generale dell'Asp reggina, senza ottenere riscontro.

«Persistendo l'inerzia dell'Amministrazione e temendo il danneggiamento del presidio ormai utilizzato oltre i limiti di sicurezza, sono stato costretto a contattare in via amichevole il dottor Demetrio Quattrone – racconta il padre Saverio - responsabile del Distretto Tirrenico, il quale - con senso di responsabilità e umanità ha provveduto ad ordinare la Peg utilizzando il budget del proprio distretto, risolvendo solo temporaneamente la situazione. Tale intervento è avvenuto in assenza di formale autorizzazione e che lo stesso Quattrone, pur avendo richiesto interlocuzioni con la dirigente generale dell'Asp e con il direttore sanitario del distretto Ionico per poter gestire il servizio Nad, non ha mai ricevuto alcuna approvazione formale».

La situazione descritta dalla famiglia configura «uno stato di abbandono sanitario – si legge nell’esposto - con esposizione del minore a un rischio concreto, attuale e reiterato, in violazione dei principi costituzionali di tutela della salute e dei diritti delle persone con disabilità».