L’unico dottore disponibile non si è presentato in servizio perché ammalato, inutili i tentativi (persino su Lamezia) di trovare un sostituto. E così niente operazioni per diversi pazienti di Ginecologia, Ortopedia e Chirurgia
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L'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia
Ore di forte tensione e notevoli disagi presso l’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. L’ennesimo paradosso della sanità provinciale si è registrato nella mattinata di ieri. Vittime diversi pazienti pronti a subire un intervento chirurgico che, alla fine, non c’è stato. A spiegare il tutto uno di loro, una donna giunta alle 7:30 nel nosocomio per un’operazione regolarmente concordata e programmata da una settimana con i medici nel reparto di Ginecologia. «Giunta lì - racconta L. L., giovane sposa e madre di famiglia di Vena di Jonadi - mi hanno inserito la cannula e tutto il resto e fatta scendere nel piano sottostante in attesa dell’intervento. Qui mi hanno fatto aspettare per circa un’ora e mezza, nel tentativo di reperire il sostituto dell’unico anestesista disponibile, il quale poco prima aveva comunicato di non poter prestare il servizio giornaliero in ospedale perché ammalato».
«L’altro specialista di turno, invece, si trovava in quel momento impegnato nel reparto di Rianimazione. Rilevatosi inutile anche il disperato tentativo di reperire un’anestesista dall’ospedale di Lamezia Terme - aggiunge la donna visibilmente esasperata e arrabbiata - ci siamo ritrovate costrette a fare a meno dell’intervento. Nel reparto di Ginecologia eravamo in quattro le pazienti che dovevamo essere operate nella mattinata di ieri. Ai nostri interventi bisogna poi aggiungere quelli programmati nei riguardi di pazienti provenienti dai reparti di Ortopedia e Chirurgia».
«Ovviamente la sessione operatoria, alla fine, è completamente saltata – prosegue la donna –, con i tantissimi, notevoli disagi che ne sono conseguiti ai miei danni e di tutte le altre persone coinvolte. Tra di noi, tra l’altro, vi era anche un’anziana signora con il marito allettato. In casa si era ritrovata costretta a lasciare il consorte alle cure di una badante, che oltretutto doveva a un certo punto venire a riprenderla in ospedale, lasciando temporaneamente incustodita la persona che stava accudendo. Siamo in Calabria – conclude –, ma ci è sembrato di vivere l’incubo e i disagi di un paese da Terzo mondo». In questo momento si parla tanto di fine del commissariamento e di piani di uscita dall’emergenza sanitaria regionale. Ma, come si vede, a Vibo Valentia e provincia la strada da fare… è ancora tanta.

