L'associazione Catanzaro nel Pallone, presieduta da Enzo Minicelli,  ha ricordato i 50 anni della seconda Serie A, quando la squadra giallorossa di Ceravolo e Di Marzio riconquistò la massima serie. L'undicesimo Premio Umberto Sacco abbinato all'appuntamento è andato a Gianni Improta, autore peraltro del gol promozione a Reggio Emilia.

«Oggi per me è un giorno straordinario, perché quando sto qui a Catanzaro, credetemi, mi sento a casa – conferma l’ex trequartista giallorosso dei tempi belli – Non dovevo lasciarvi, ho qualche rimpianto. Sono talmente legati a voi che non potete immaginarlo».

In particolare di quella cavalcata, cosa ricorda?

«Diciamo che quello è stato un gruppo speciale. L'anno prima il Catanzaro aveva sfiorato già la seconda Serie A, perdendo con il Verona nello spareggio di Terni. L'anno dopo, il mister Di Marzio, mi volle a tutti i costi, strappandomi anche la possibilità di poter continuare in Serie A e tagliando la concorrenza dicendo in giro che fossi rotto. Invece mi fece giocare sempre, persino con la febbre e con qualche costola rotta. Ma ne valse davvero la pena». 

Diversi i calciatori che hanno animato il pomeriggio dell'Auditorium Casalinuovo, condotto da Carlo Talarico ed Enzo Colacino. Vichi, Arbitrio, Silipo, Banelli, Nemo, Raise, Palanca e il massaggiatore Amato hanno ricordato tanti aneddoti di un calcio in cui oggi non è più tanto facile riconoscersi. Da buon napoletano Improta un nome lo azzarda.

«In chi mi rivedo? Forse un po' a McTominay, è centrocampista, un po' a tutto tondo, con assist, con gol. Sapete che seguo il Napoli perchè lì ho iniziato la carriera».

E sul valore sportivo del capoluogo di regione calabrese, dove è stato per vent'anni tra campo e scrivania, il baronetto ha un'idea precisa.

«Nel calcio Catanzaro, tranne rare eccezioni, ha dato sempre l'indirizzo giusto per come si fa calcio».