C’è un mese che a Cosenza, nonostante l’attualità, non si cancella. È quello dei playoff del 2018, quelli della corsa folle e meravigliosa verso la Serie B, ritrovata dai rossoblù dopo quindici anni d’attesa. In quella squadra allenata da Piero Braglia, tra i protagonisti assoluti ci fu Pierre Allan Baclet, attaccante francese classe 1986, capace di segnare cinque gol in quegli spareggi, compreso uno nella finale di Pescara vinta 3-1 contro il Siena.

Ospite del podcast Unoxdue, l’ex centravanti del Cosenza ha riaperto l’album dei ricordi, raccontando sensazioni, passaggi chiave e consapevolezza crescente di un gruppo che, partita dopo partita, capì di poter scrivere la storia.

Il ricordo di Baclet

«Arriviamo quinti in campionato. In quella posizione non ci credi più di tanto, Se esci, pazienza, ci riproviamo l’anno prossimo. Però non hai la convinzione di dire: no, la vinciamo. Giochiamo la prima partita contro la Sicula Leonzio, abbiamo a disposizione due risultati su tre ma perdiamo 1-0 a mezz’ora dalla fine. Il mister Braglia mi butta dentro, boom boom boom, 2-1 per noi e andiamo avanti. Andiamo avanti contro la Casertana. Vinciamo 1-0, poi loro fanno 1-1, soffriamo, stiamo dietro e riusciamo a passare con il pareggio. Arriva il Trapani e iniziamo a capire la nostra forza. Da quella partita lì abbiamo capito che stavamo facendo qualcosa di grande, perché li abbiamo stradominati quei playoff». Baclet, con la sua solita sincerità, ridimensiona anche il proprio ruolo personale, pur essendo stato decisivo a suon di gol. «Poi, vabbè, lasciate perdere me. Il mio è anche un momento di fortuna come capita agli attaccanti. Tutta la stagione ho fatto tre gol, arrivo ai playoff, giocavo venti minuti di partita e facevo gol. Ma i ragazzi che c’erano sono cresciuti tantissimo nel giro di due mesi. Okereke è diventato un altro. Stessa cosa Tutino. Tutti hanno preso le loro responsabilità. Erano dei ragazzini all’epoca. Quell’anno potevamo giocare con la Juventus ed avremmo vinto, perché avevamo qualcosa in più. Poi la gente...Ci siamo andati assieme in Serie B. La gente è stata troppo importante. Era presente tutta Cosenza. Andiamo a San Benedetto del Tronto e c’era tutta la città, a Pescara di nuovo la stessa cosa. Dopo aver vinto contro il Südtirol in semifinale, mi presento in sala stampa. Dall’altra parte stavano giocando Catania e Siena, che avevano iniziato la partita mezz’ora dopo di noi. Mi chiedono: secondo te chi passa? Chi vuoi incontrare? Ehi ragazzi, chi c’è c’è, noi siamo in Serie B. Perché eravamo troppo più in forma di chiunque altro, sotto ogni punto di vista. Oltre che fisicamente, anche a livello di testa, gruppo. Eravamo troppo superiori».