L’ex tecnico rossoblù smonta le dichiarazioni del ds, sottolineando che i giocatori non lo hanno mai forzato a lasciare:
«Avevo chiesto rinforzi, ma non mi sono stati concessi. La situazione in campo era al limite»
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Per la Vibonese è stata una settimana alquanto turbolenta e figlia di enormi cambiamenti, su tutti la rescissione consensuale con il tecnico Raffaele Esposito dopo la sconfitta interna contro l'Enna, in occasione della diciannovesima giornata del campionato di Serie D (girone I).
La replica di Esposito
Tra lo scossone in panchina e il continuo via-vai di calciatori che sta rendendo il Luigi Razza un cantiere aperto, la Vibonese sta cercando di ritrovare la rotta poiché da due mesi a questa parte sembra essersi smarrita.
Nei giorni scorsi il direttore sportivo Angelo Costa, in esclusiva ai microfoni di LaC News24 (leggi l'articolo), aveva spiegato la scelta del divorzio sportivo con Esposito con dichiarazioni forti e senza giri di parole. Alle accuse di Costa ha replicato proprio lo stesso tecnico napoletano: «Innanzitutto devo dire che la tifoseria e la città di Vibo mi sta difendendo perché le persone vibonesi mi hanno conosciuto e hanno capito la persona che sono». L'ex allenatore rossoblù parte innanzitutto dalle accuse riguardanti il rapporto tra lui e la squadra: «La prima falsità del direttore Costa è sul fatto che la squadra ha fatto fuori l'allenatore ed è un'accusa grave non per me, ma per i giocatori stessi, perché così fa intendere che questi ragazzi sono dei mangia-allenatori e non è vero. Un bravo direttore, invece, dovrebbe tutelare la sua squadra e non esporla a critiche e contestazioni. Anche nel caso in cui fosse vero, non avrebbe mai dovuto dichiararlo pubblicamente». E ancora: «E poi sono stato io ad avanzare le dimissioni, quindi come fa a dire che la squadra non mi voleva?».
Mancanza di esperienza
Il secondo punto del botta e risposta riguarda il capitolo esperienza, con Costa che aveva definito lo stesso Esposito inesperto e prevedibile: «Quando parla di inesperienza ha ragione - ha affermato il tecnico - nel senso che per me è la prima volta che mi trovo ad affrontare situazioni del genere e che rasentano la follia. Ho avuto modo di allenare in Serie C, di fare quattro anni di Serie D e di vincere l'Eccellenza. Quando invece scrivo Costa su internet mi esce tutto tranne la sua foto. Inoltre lui non è mai stato direttore sportivo del Messina».
Esposito però non finisce qui: «Quanto alle mie dichiarazioni sul fatto che non andrei in guerra con la squadra, lui vuole strumentalizzarne il senso. Con l'avvento del mercato invernale mi ha tolto i migliori giocatori in rosa, tra cui il capocannoniere del torneo, non sostituendoli adeguatamente. Musy è stato sostituito con Ciprio, che è un classe 2006 di valore e che diventerà un grande giocatore, ma adesso non mi può dare le stesse garanzie che mi dava Musy. Stesso discorso vale per Sasanelli per Lagzir». L'allenatore si sofferma poi proprio sulla cessione del marocchino: «Prima di prendere Lagzir, amici e colleghi mi chiamavano avvisandomi sul fatto che lui stava giocando la Kings League e dunque durante la settimana era poco presente agli allenamenti perché stanco. Più volte io, parlando con la società, ho avanzato l'ipotesi di virare su altri profili più idonei al progetto e anche meno costosi, ma nel momento in cui prendono Lagzir cerco di tenermelo stretto e inserirlo gradualmente, ma così non è stato». E poi: «Parla di inesperienza, ma vogliamo parla del caso Marsico? Preso dal Trapani perché era in scadenza, ma Costa sceglie di prenderlo in prestito anziché a titolo definitivo. In seguito poi il ragazzo capisse di non essere nel progetto, ma doveva stare fermo fino a gennaio proprio per questa sua operazione. Ma il direttore sono io o lui?». E infine: «Quanto a Musy, innanzitutto l'ho scoperto io e non Costa dal momento che lo spaccia per una sua scoperta, ceduto alla somma di trenta mila euro».
Esposito si toglie poi un altro sassolino: «A volte mi chiedo se il vero direttore sportivo sia Angelo Costa o qualcun altro dietro le quinte, e con Costa che esegue solamente gli ordini».
Capitolo spogliatoio e tifosi
Si arriva così al rapporto con la squadra: «Costa ha detto che non ho salutato la squadra, e anche stavolta ha detto una falsità. Nel momento in cui ho presentato le dimissioni non potevo andare al campo dove c'era il nuovo allenatore, perciò ho chiamato uno per uno i ragazzi dandogli appuntamento a un B6b dove alloggiavano alcuni di loro. All'appuntamento sono venuti tutti quanti tranne Balla, perché non aveva la macchina, ma con lui ci siamo sentiti al telefono».
Una situazione di spogliatoio inoltre delicata, come afferma Esposito: «Ogni allenatore, quando entra nello spogliatoio lo fa per analizzare la partita di turno, ma io mi sento disarmato quando invece che di parlare di calcio, i giocatori mi dicono che la società è assente. Io voglio parlare di calcio nello spogliatoio, ma purtroppo i ragazzi erano destabilizzati».
E sul rapporto con i tifosi invece: «Mi è stato additato il fatto di avere rapporti costanti con i tifosi per i bar di Vibo. A parte il fatto che Costa sapeva di qualche rapporto, ma in ogni caso io abitavo a Pizzo e la mia vita era allenamenti-casa. Vibo non l'ho mai frequentata e non ho mai visto nessuno lì, proprio per evitare contatti perché sono un professionista».
Un organico all'osso
Altro punto di rilievo è la gestione dell'organico, soprattutto nel mezzo del mercato invernale: «Dopo la sconfitta contro l'Enna presento le mie dimissioni. A seguito di ciò mi viene detto dallo stesso Costa di essermi arreso, ma più che una resa per me è il non accettare una situazione d'organico difficile. Avevo chiesto quantomeno cinque rinforzi, e con il direttore che mi ha esplicitamente detto che non può prenderli. Nella rifinitura di sabato pre Enna ho dovuto giocare io insieme al mio vice perché eravamo contati. Il mio allenatore in seconda quest'anno ha fatto anche il giocatore di movimento. Per questo mi sento di dire che Costa equivale a confusione».

