Tre squadre calabresi, due campionati diversi e un dato che non può passare inosservato: Catanzaro, Cosenza e Crotone occupano tutte le ultime posizioni delle rispettive classifiche. Il Catanzaro è ultimo in Serie B; in Serie C, nel Girone C, Cosenza e Crotone sono rispettivamente penultimo e ultimo. Una fotografia che racconta una crisi regionale, ma che nasconde problemi profondamente differenti.

Il Catanzaro è quello che sta pagando il prezzo più alto in termini di classifica assoluta. I giallorossi sono ultimi in Serie B con 6 punti in dieci giornate, frutto di una sola vittoria, tre pareggi e sei sconfitte. Undici gol segnati e ben 22 subiti fanno della squadra calabrese la peggior difesa del campionato. Il dato più significativo è la distanza dal gruppo che precede. Il Catanzaro è a sei punti dal diciottesimo posto, occupato dall'Empoli, e a otto dalla sedicesima posizione. Non è ancora un distacco irreversibile, ma la necessità di invertire rapidamente la tendenza è evidente.

L'arrivo di Michele Mignani ha prodotto due pareggi consecutivi contro Benevento e Padova. La squadra sembra aver ritrovato maggiore equilibrio, ma non ancora la vittoria. E soprattutto deve correggere una fragilità difensiva che pesa più della produzione offensiva: il Catanzaro ha infatti segnato 11 reti, esattamente come il prossimo avversario, il Cesena, ma ha incassato otto gol in più.

La situazione del Cosenza è diversa. I silani sono penultimi nel Girone C con 9 punti, davanti soltanto al Crotone. Ma la distanza dalla zona immediatamente superiore non è ancora enorme: Barletta e Savoia sono a quota 12, mentre il Giugliano è a 13. Il problema principale del Cosenza – oltre all’ormai irreversibile rapporto tra società e tifoseria – è la difficoltà a segnare: soltanto 10 reti in 12 partite, il peggior attacco del girone insieme a quello del Savoia. Anche la differenza reti, -13, evidenzia una squadra che fatica sia a produrre gioco offensivo sia a contenere gli avversari. La vittoria contro l'Inter U23 ha però rappresentato una possibile svolta. Il gol decisivo di Dalmazzi ha confermato, paradossalmente, un altro elemento della crisi: i difensori stanno contribuendo in maniera determinante alla produzione offensiva. Per trasformare il successo del Marulla in una vera rimonta, il Cosenza dovrà trovare maggiore continuità soprattutto davanti.

E poi c'è il Crotone, ultimo con appena un punto. Qui la classifica deve però essere letta attraverso la penalizzazione di sei punti. Sul campo gli squali hanno conquistato sette punti, ma la sanzione li ha fatti precipitare in fondo alla graduatoria. Il problema, dunque, non è soltanto la posizione. Il Crotone ha comunque raccolto una sola vittoria, quattro pareggi e sette sconfitte in dodici giornate. I 12 gol segnati non sono sufficienti a compensare i 20 subiti. E soprattutto pesa il rendimento recente: gli squali hanno raccolto appena un punto nelle ultime cinque partite.

Il confronto con il Cosenza è particolarmente significativo. Le due calabresi sono separate da otto punti, ma la penalizzazione del Crotone altera profondamente la lettura della graduatoria. Senza quei sei punti, gli squali sarebbero a quota 7: ancora in piena zona bassa, ma con una classifica molto meno drammatica.

Il prossimo turno mette di fronte tre sfide con un peso diverso. Il Catanzaro va a Cesena, contro una squadra imbattuta in casa e a quota 12. Il Cosenza affronta in trasferta il Monopoli, sesto con 19 punti. Il Crotone ospita invece il Giugliano, sedicesimo a quota 13. Ed è proprio qui che le tre crisi si incrociano. Il Catanzaro deve innanzitutto smettere di perdere; il Cosenza deve imparare a segnare e dare continuità alla vittoria ritrovata; il Crotone deve iniziare a vincere per ridurre un ritardo aggravato dalla penalizzazione. Tre emergenze diverse, quindi, ma una stessa condizione: la Calabria del calcio professionistico guarda la classifica dal basso e ha bisogno di una svolta immediata per non trasformare una partenza difficile in una stagione di affanni.