L’ex difensore di Benevento, Lecce, Frosinone e Palermo è vicino al ruolo di ds dei rossoblù. Per lui sarebbe il primo incarico dirigenziale: dovrà ricostruire in fretta una squadra ancora piena di incognite
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Lucioni a contrasto con l'ex Cosenza Gori
Il Cosenza sembra aver individuato in Fabio Lucioni il profilo al quale affidare la direzione sportiva della prossima stagione. Una scelta forte, per certi versi coraggiosa, perché l’ex difensore centrale è reduce da una lunghissima carriera da calciatore, ma sarebbe al suo primo vero incarico dirigenziale dopo il ritiro dal calcio giocato. Il suo nome è salito con decisione nelle ultime ore e, salvo sorprese, potrebbe rappresentare il primo tassello della nuova area tecnica rossoblù.
Chi è Fabio Lucioni
Lucioni, nato a Terni il 25 settembre 1987, è stato un difensore centrale di grande esperienza, alto 1,85, cresciuto calcisticamente nella Ternana. Dopo gli inizi tra Terni, Monopoli, Noicattaro, Gela e Barletta, la sua carriera prende quota con lo Spezia, poi con Reggina, Benevento, Lecce, Frosinone e Palermo. Un percorso lungo, costruito soprattutto tra Serie C, Serie B e Serie A, con oltre vent’anni di calcio professionistico sulle spalle. La sua storia è legata soprattutto alle promozioni. Lucioni ha vinto il campionato di Prima Divisione con lo Spezia nella stagione 2011-2012, aggiungendo anche Coppa Italia di Lega Pro e Supercoppa di categoria. Con il Benevento ha poi conquistato la Lega Pro 2015-2016, contribuendo alla prima storica promozione dei sanniti in Serie B, prima del salto in Serie A arrivato l’anno successivo tramite playoff. Più avanti sono arrivati altri due campionati di Serie B vinti: con il Lecce nel 2021-2022 e con il Frosinone nel 2022-2023. Nel mezzo anche la promozione in A con il Lecce del 2018-2019, chiusa dai salentini al secondo posto. Lucioni sarebbe potuto arrivare da calciatore a Cosenza due estati fa. L’offerta dei rossoblù venne declinata ed il classe 1987 scelse il Frosinone per il suo ultimo anno con le scarpette ai piedi. Non a caso però, nel corso degli anni si è guadagnato l’etichetta di “uomo delle promozioni”. Ovunque sia passato, o quasi, ha lasciato tracce importanti: personalità, leadership, presenza nello spogliatoio, conoscenza della categoria. A Benevento è stato capitano e simbolo del doppio salto dalla Lega Pro alla Serie A. A Lecce ha vissuto un legame fortissimo con l’ambiente giallorosso. A Frosinone ha partecipato da protagonista al ritorno in massima serie della squadra ciociara.
Nuova vita
Adesso per Lucioni si apre una partita completamente diversa. Non più campo, contrasti e marcature, ma scrivania, trattative e programmazione. Il Cosenza lo sceglierebbe per il carisma, per la conoscenza del calcio italiano e per quella mentalità da uomo abituato a vincere campionati difficili. Ma il salto non è banale: fare il direttore sportivo significa costruire, decidere, mediare, scegliere un allenatore, muoversi sul mercato, gestire i rapporti con procuratori, società e spogliatoio. E a Cosenza il compito sarà tutt’altro che semplice. I rossoblù arrivano a questa fase con un ritardo evidente nella programmazione. La squadra è ancora da definire, il mercato deve entrare nel vivo e resta sullo sfondo anche la questione logistica legata allo stadio, con lo “Scida” di Crotone indicato come campo per le gare interne. A questo si aggiunge un ambiente sfiduciato, segnato da settimane di immobilismo e da un rapporto ormai chiuso tra proprietà e tifoseria. Per questo l’eventuale arrivo di Lucioni dovrà diventare subito un segnale operativo. Il Cosenza ha bisogno di scelte rapide, credibili e coerenti. Serve un allenatore, serve una rosa, serve una linea tecnica. Lucioni conosce bene cosa significhi vincere nei campionati duri, sporchi e complicati. Ora dovrà dimostrare di saper trasformare quella esperienza da calciatore in capacità dirigenziale. La prima missione sarà rimettere ordine. La seconda sarà restituire al Cosenza un minimo di credibilità tecnica. La terza, forse la più difficile, sarà farlo in tempi strettissimi e dentro un contesto che non concede più margini di errore.

