Biglietti contro la Salernitana giudicati cari, settori popolari sbarrati e contestazione crescente. Così il club rischia di trasformare lo stadio in un luogo vuoto e desolato
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La decisione del Cosenza Calcio di chiudere le curve “Bergamini” e “Catena” e di presentarsi alla prima casalinga contro la Salernitana con biglietti dai prezzi giudicati eccessivi ha inevitabilmente infiammato il dibattito. Non si tratta solo di una scelta organizzativa o economica, qui è in gioco il rapporto, già fragile, tra la società e la sua tifoseria.
Le curve non sono un semplice settore dello stadio. Sono memoria, identità, passione. Sono il luogo dove generazioni di cosentini hanno costruito un legame con i colori rossoblù che va oltre il risultato di una partita. Tenerle chiuse significa togliere voce al cuore pulsante del tifo rischiando di spegnere quella fiamma che rende unico il rapporto tra la gente e i colori rossoblù.
I prezzi dei biglietti per la sfida contro i campani – 16 euro per la Tribuna B, 25 per la Tribuna A, 30 per la Bruno Sud fino ai 50 della Tribuna Blu – hanno ulteriormente alimentato il malcontento. È vero che esistono riduzioni e agevolazioni, ma la percezione diffusa è che il costo sia troppo alto per una gara di Serie C e, soprattutto, che non ci sia una reale volontà di avvicinare la gente allo stadio.
Eppure, mai come ora la squadra avrebbe bisogno del sostegno del suo pubblico. Lo ha ricordato nel corso di 11 in campo su LaC Tv l’allenatore Antonio Buscè, invitando la piazza a restare vicino ai Lupi. Il campo, però, può poco se le scelte societarie vanno in direzione opposta.
La società, intanto, ha invitato sindaci e istituzioni per la “prima” casalinga, come se la presenza delle autorità potesse compensare l’assenza della voce popolare. Accogliere le istituzioni cittadine e provinciali è un gesto positivo, perché il calcio deve essere anche rappresentazione di un territorio e delle sue energie migliori. Ma non può bastare: il Cosenza è soprattutto dei suoi tifosi, e senza di loro nessun legame con la comunità potrà dirsi completo.
È ancora possibile invertire la rotta? Forse si, o forse no. Servirebbe coraggio, dialogo, la capacità di ascoltare. Perché il calcio, prima di tutto, è condivisione. E senza le sue curve, il Marulla rischia di diventare un luogo ordinato ma silenzioso. Un luogo senza anima e passione, che con il calcio centrerebbe ben poco.