Stefania Francica durante la manifestazione: «L'affetto della comunità ci aiuta ad andare avanti nei momenti più difficili»
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Non è soltanto un torneo di calcio. Il Memorial Matteo e Gabriele a Bivona è soprattutto un momento di condivisione, amicizia e memoria, capace di riunire decine di giovani nel ricordo di due ragazzi che continuano a vivere nel cuore della comunità. Tra partite, sorrisi e abbracci, l'iniziativa rappresenta ogni anno un'occasione speciale per trasformare il dolore in un messaggio di vicinanza e speranza. A raccontare il significato più profondo dell'evento è la mamma di Matteo Mazzitelli, Stefania Francica, ricordando il giovane morto il 7 novembre 2024 a causa delle gravi ferite riportate a seguito di un incidente su una pista di motocross, che ha risposto ad alcune domande sul ricordo del figlio e sull'affetto che continua a circondare la sua famiglia.
Signora, che emozione prova nel vedere così tanti giovani partecipare ogni anno a un torneo nato per ricordare suo figlio Matteo?
«Per me è un’emozione che non riesco nemmeno a spiegare. Ogni volta che vedo tutti questi ragazzi riuniti per Matteo, sento come se un pezzetto di lui tornasse a vivere attraverso di loro. Il loro entusiasmo, la loro presenza, il loro affetto… tutto questo mi fa sentire che Matteo non è stato dimenticato. È un dolore che porto dentro ogni giorno, ma vedere questi giovani tenergli viva la memoria mi dà forza. È come ricevere un abbraccio grande, sincero, che arriva proprio quando serve».
Chi era Matteo nella vita di tutti i giorni? Quali erano i suoi sogni, le sue passioni e gli aspetti del suo carattere che vorrebbe far conoscere a chi non lo ha incontrato?
«Matteo era un buono. Era sempre sorridente, socievole, solare, portava gioia e luce in ogni posto. Nelle sue giornate trovava sempre un attimo da dedicare ai suoi cari, famiglia e amici. Aveva un cuore grande e probabilmente questa caratteristica è stata percepita da tutti coloro che hanno contribuito per il secondo anno ad organizzare questo Memorial».
In una delle dichiarazioni legate all’evento è stato detto che in ogni amico che partecipa con il cuore si riesce a rivedere Matteo. È una sensazione che condivide anche lei?
«Assolutamente sì! Mio figlio vive attraverso noi e attraverso i suoi amici».
Quanto è importante per una famiglia che ha vissuto un dolore così grande sentirsi circondata dall’affetto di un’intera comunità?
«Quando una famiglia attraversa un dolore così grande, sentirsi avvolta dall’affetto della comunità non è un semplice gesto di vicinanza è una forma concreta di sostegno emotivo che permette di non sentirsi soli nel momento più buio. A volte è proprio questo che aiuta ad andare avanti».
C’è un episodio, un ricordo o un insegnamento che Matteo le ha lasciato e che oggi porta sempre con sé?
«Più che parlare di un episodio in particolare, io credo che Matteo abbia insegnato a me, mio marito e mia figlia Elena ad essere forti nonostante le avversità e a sorridere alla vita, cercando di trarre sempre il bello dalle cose».
Se Matteo potesse osservare il campo pieno di ragazzi, sport e amicizia, cosa pensa che direbbe a tutti coloro che hanno scelto di ricordarlo in questo modo?
«Io credo che sarebbe fiero di tutti noi e capirebbe quanto amore ha lasciato in questa vita».


