Cifra tonda di presenze in carriera per il difensore della Virtus Diamante che a 42 anni non ha nessuna intenzione di appendere le scarpette al chiodo
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Ci sono numeri che restano freddi, e poi ci sono numeri che raccontano vite intere. Seicento partite non sono una statistica, ma una storia lunga più di vent’anni fatta di campi polverosi, pioggia battente, ginocchia sbucciate, spogliatoi rumorosi e silenzi carichi di emozione. Seicento partite sono il viaggio di Francesco Gennaro Magnone, difensore classe 1984, che ha trasformato il calcio in una fedeltà quotidiana, in una promessa mai tradita. Oggi quel numero si colora di biancazzurro, quello della Virtus Diamante, la squadra con cui Magnone ha raggiunto questo traguardo straordinario nel campionato di Prima Categoria. Un punto di arrivo che è anche, incredibilmente, un nuovo inizio.
La carriera di Magnone
La carriera di Francesco è un romanzo che attraversa tutte le categorie del calcio dilettantistico, dall’Eccellenza alla Terza Categoria, sempre con la stessa schiena dritta e lo stesso rispetto per la maglia indossata. Paolana, Luzzese, San Lucido, Cetraro, San Marco, PraiaTortora, Rota Greca, Pizzo. Squadre che non sono semplici tappe, ma pezzi di vita. Uomo vero, prima che calciatore. Dote che universalmente gli si riconosce da sempre.
A quasi 42 anni, li compirà il 23 aprile, Francesco, paolano nato per caso a Soveria Mannelli, non ha alcuna intenzione di fermarsi. Anzi. La stagione in corso lo vede protagonista con una Virtus Diamante che sta sorprendendo tutti: prima in classifica, nonostante fosse partita con obiettivi ben diversi. Esperienza, personalità e letture difensive fanno ancora la differenza. E i giovani lo seguono, lo ascoltano, lo prendono come esempio.
Le parole di Magnone
Francesco, 600 partite in carriera: che effetto fa leggere questo numero?
«Fa un certo effetto, non lo nego. Quando inizi a giocare da ragazzo non pensi a queste cose. Poi un giorno ti fermi e realizzi quanta strada hai fatto. È una grande soddisfazione, soprattutto perché è arrivata senza mai forzare nulla, solo con passione e sacrificio, benzina che ancora oggi mi permette di affrontare e ricercare sempre nuove sfide».
Hai attraversato tutte le categorie del calcio dilettantistico. Cosa ti ha lasciato questo percorso?
«Mi ha lasciato tanto. Ogni categoria ti insegna qualcosa. In Eccellenza impari l’organizzazione, in Promozione la continuità, nelle categorie più basse il valore del gruppo e della passione vera. Tutto serve per crescere. Oggi mi ritrovo un bagaglio d'esperienza che provo a mettere a disposizione dei ragazzi più giovani».
Tante squadre in carriera. Ma due in particolare non possiamo evitare di citarle: la Paolana e il Cetraro sono state tappe fondamentali della tua carriera. Cosa rappresentano per te?
«La Paolana è casa. Giocare e vincere con la squadra della tua città è qualcosa di unico. Lì sono cresciuto calcisticamente e per me esordire con quella maglia è stato qualcosa di impagabile. Ancora oggi a ripensare ai calciatori con i quali ho avuto il privilegio di giocare in quegli anni, mi vengono soltanto i brividi. Il Cetraro invece è stato un capitolo lunghissimo e bellissimo della mia vita calcistica. Oltre 200 partite, quattro campionati vinti, legami umani fortissimi che durano da sempre e che sono sicuro mi accompagneranno per tutta la mia vita. Anche quel posto è diventata con gli anni casa. Sono esperienze che restano, così come ognuna di quelle che ho vissuto negli anni in campo».
A quasi 42 anni sei ancora protagonista e la Virtus Diamante è prima in classifica. Te lo aspettavi?
«Sinceramente no, almeno non in questi termini. Siamo partiti con ambizioni di fare bene, ma il gruppo ha lavorato bene fin dall’inizio. Ora siamo lì e vogliamo giocarci fino alla fine le nostre carte. C’è umiltà, voglia di migliorarsi e spirito di squadra. Io cerco solo di dare il mio contributo e aiutare i più giovani anche questa volta. Poi a fine anno tireremo le somme».
Pensi mai al momento di smettere?
«Ci ho pensato, non lo nego. Ogni anno dico che è l'ultimo, ma so che poi in fondo l’ultimo non lo sarà mai perché appese le scarpette il prossimo passo sarà quello di prendere il patentino da allenatore. Finche il fisico regge e mi diverto non vedo perché non dovrei continuare a farlo. Il calcio é da sempre una parte importante della mia vita. Quando non sentirò più quella scintilla allora sarà arrivato il momento giusto di smettere di giocare e passare dall’altra parte. Ma oggi non è ancora arrivato quel momento».

