L’ex general manager del club a gamba tesa: «Mio padre e Guarascio agli antipodi: da una parte un grande tifoso spinto da un’enorme passione, dall’altra uno forte economicamente prestato alla causa dalla politica»
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Luca Pagliuso allo Juventus Stadium
«Ai miei tempi, è capitato anche a noi di retrocedere ma abbiamo acquistato giocatori del calibro di Margiotta, Soviero, Fresta, Bega, evidenziando una volontà di riconquistare la Serie B». Luca Pagliuso non le manda a dire ad Eugenio Guarascio e fotografa le differenze con quanto avvenne nella stagione 1997-1998 conclusa trionfalmente da Giuliano Sonzogni in panchina e Paolo Fabiano Pagliuso alla guida della società.
«Il Cosenza - dice - è arrivato in serie C con la rosa più forte in assoluto ma la strategia che ha animato Guarascio è stata quella di “alleggerire” i costi. Così Zilli è stato mandato in prestito e dopo di lui sono stati ceduti Ricci e Rizzo Pinna, a gennaio Ricciardi e Kouan. Sono arrivati buoni giocatori di Serie C ma all’alba della stagione le potenzialità erano differenti. Emerge superficialità e pressappochismo in alcune scelte».
L’ex general manager del Cosenza Calcio 1914, fedelissimo di Massimiliano Allegri oggi allenatore del Milan dopo i trionfi alla Juventus, dalle colonne di Gazzetta del Sud non ha lesinato critiche, nè si è tirato indietro nel tracciare un paragone tra l’attuale numero uno del club e suo padre, assoluto protagonista delle stagioni in cadetteria a cavallo tra i due secoli. «Sono due presidenti agli antipodi - sentenzia -. Mio padre è stato prima di tutto un grande tifoso, spinto da un’enorme passione. La sua parabola calcistica è stata interrotta da motivi esterni, fortunatamente chiariti successivamente ma che hanno lasciato un grande rammarico perché il suo Cosenza è stato cancellato e non si è mai capito cosa sia successo».
Per Luca Pagliuso «Guarascio è prestato alla causa, invitato dalla politica a rilevare il club in un momento particolare. È un imprenditore dalle spalle larghe, molto forte economicamente. Non ha mai vinto un campionato pur raggiungendo la serie B attraverso varie circostanze favorevoli. In cadetteria, poi, la salvezza è stata raggiunta tramite diverse peripezie. Gli manca la visione. So che nel calcio non è semplice raggiungere i risultati. Noi, ad esempio, volevamo la serie A ma non l’abbiamo mai centrata ma da Cosenza in quegli anni sono passati calcia- tori e allenatori importanti».

