Il terzino trascinatore gialloblù, tra mille difficoltà: «Paghiamo l'andamento dell'andata. Ultime quattro partite fondamentali per l'obiettivo»
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L'impresa è un termine che appartiene solo ai forti, a quelli con l'indole vincente e inclini a non mollare mai. Perché spesso solo così si raggiungono i traguardi. Una rincorsa continua quella del Melito, nel campionato di Promozione B, verso la salvezza e non ancora terminata e con i gialloblù, che adesso recupereranno le forze in queste due settimane di pausa, che cercheranno di centrare quantomeno il playout casalingo.
Manganaro, indole vincente
L'impresa appartiene solo ai più forti dunque e, in questa cerchia, non poteva che rientrare anche Sasà Manganaro che è il vero trascinatore di questo Melito. Una carriera che parla da sola, tra Serie C e Serie D, ma soprattutto sempre abituato a vincere.
Insomma, in una fase delicata di stagione dove le Api gialloblù scriveranno il loro destino, la mentalità da mettere in campo deve seguire quella dell'indomabile terzino, melitese doc e che incarna il vero spirito di questi colori. Proprio lui si è espresso ai microfoni di LaC News24, parlando soprattutto del momento della squadra: «Siamo in sofferenza, dunque in queste quattro partite dovremo cercare di dare tutto fino alla fine, perché per il blasone e la storia che ha il Melito non possiamo permetterci di perdere la categoria».
Una mezza impresa è già stata compiuta se si considera l'andamento del girone di andata, ma essa si annulla se non è completata: «Le prime tredici partite - continua Manganaro - siamo stati costretti a rincorrere pur avendo in rosa solo ragazzini. Nel mercato invernale abbiamo rivoluzionato la squadra ma non è stato facile, poiché la maggior parte dei calciatori arrivavano da fuori e dunque dovevano adattarsi perché la prima cosa che dovevano capire è che Melito ha una tradizione calcistica importante».
Rincorsa salvezza
Inutile dire che il girone di andata sta pesando nella rincorsa salvezza, inoltre qualche punto perso per strada no sta aiutando e di questo lo stesso Manganaro ne è consapevole: «Purtroppo abbiamo perso diverse partite ingenuamente proprio perché siamo una squadra giovane tranne me, io cerco di dare una mano insieme e posso assicurare che stiamo facendo il massimo. Ci mancano quei 6-7 punti del girone di andata anche perché, se li avessimo conquistati, a quest'ora saremmo già fuori. Il passato però non si può cambiare e dobbiamo lottare con le unghie e con i denti. A tal proposito devo fare un plauso all'Africo per il lavoro lungimirante che ha saputo fare».
Un futuro da allenatore
Insomma veterano a 43 anni, come se la clessidra si fosse fermata nel tempo e con lo stesso Manganaro che è riuscito a osare, testimone diretto di come la carta di identità non conta nulla in confronto alla dedizione e alla professionalità.
Ovvio però che il terzino sta guardando al prossimo futuro e, dopo questa stagione da calciatore potrebbe anche sedersi in panchina ma non per scelta tecnica, bensì come allenatore.
In tal senso l'abilitazione è acquisita e già da quest'anno ha iniziato ad allenare la categoria Allievi del Melito, portandola da dodici a ventotto iscritti: «Ho iniziato il mio percorsa da allenatore con gli Allievi perseguendo per come io intendo il calcio, ovvero portando valori e appartenenza per il paese. Io sono di Melito e non ho mollato neanche nei momenti peggiori quando, nel girone di andata, eravamo solo con i ragazzini. Adesso in rosa ci sono diversi stranieri con culture diverse e non è stato facile inculcare loro la mentalità del paese, in modo da inserirli al meglio. Sto cercando di portare il DNA melitese, ma quello non si compra, perché è il mio paese e guai a chi me lo tocca. Quanto al mio futuro, la priorità è innanzitutto salvare il Melito, poi abbandonerò il calcio giocato perché ho dato abbastanza. Intraprenderò la carriera da allenatore, avendo acquisito il patentino Uefa B e dunque sono pronto. Ovviamente mi guarderò intorno e dovrò prima capire se ci saranno i presupposti in determinate realtà».

