Rifiuti: il Consorzio Valle Crati specula sull’emergenza? Calabria maceri: «Costi maggiori per 5 milioni»

Il titolare Pellegrino rivela che sarebbero state chieste tariffe fino a sei volte superiori rispetto alle spese sostenute per la discarica di San Giovanni in Fiore. «Lucro del Consorzio ingiustificabile»

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di Salvatore Bruno
8 giugno 2020
14:56
Rifiuti in strada a Cosenza e, nel riquadro, Crescenzo Pellegrino
Rifiuti in strada a Cosenza e, nel riquadro, Crescenzo Pellegrino

Il presidente dell’Ato rifiuti di Cosenza, Marcello Manna, non ha ancora sottoscritto il contratto per l’utilizzo della discarica di San Giovanni in Fiore, nonostante le tante sollecitazioni avanzate dal Consorzio Valle Crati, titolare dell’impianto. «Troppo alte le tariffe applicate – ha detto il sindaco di Rende nei giorni scorsi – a queste condizioni non firmerò mai».

 

Per questo Maximiliano Granata, presidente del Consorzio, ha chiesto alla Regione di attivare i poteri sostitutivi, respingendo le accuse al mittente: «Il prezzo richiesto è quello necessario per coprire i costi, non un centesimo di più».

A carte scoperte

Ma a smentire Granata arriva una nota di Crescenzo Pellegrino. Il titolare di Calabra Maceri, l’impianto di trattamento della frazione organica e di quella indifferenziata cui i comuni della provincia di Cosenza conferiscono la spazzatura, interviene nella diatriba in qualità di presidente della sezione energia, chimica e ambiente di Unindustria Calabria.

Sovrapprezzo milionario

«Ammontano ad oltre 5 milioni di euro i maggior costi che i Comuni interessati dovranno corrispondere all’Ato 1 di Cosenza per la gestione dei rifiuti urbani conferiti alla discarica di San Giovanni in Fiore, in conseguenza del sovrapprezzo praticato dal Consorzio Valle Crati per lo smaltimento degli scarti del trattamento della Rur e della Ford», afferma in una nota, fornendo a supporto delle proprie dichiarazioni, anche un dettagliato quadro economico dal quale si evince il ricarico tariffario applicato.

I conti della serva

Per il primo lotto, dal 24 luglio 2019 al 29 febbraio 2020 il Consorzio Valle Crati, scrive Pellegrino, «abbancava circa 30.750 tonnellate di scarto denominato compost fuori specifica cer 190503. I costi che il Consorzio ha sostenuto affidando a terzi le lavorazioni necessarie in discarica e per l’abbanco del rifiuto, sono stati i seguenti: lavori di rimozione teli, scoticamento terreno di copertura e realizzazione argine di valle € 141.373; abbanco cer 190503 € 282.900; fornitura e stesa compost per ricopertura € 30.000; smaltimento percolato del lotto abbancato € 40.000; spese tecniche e amministrative € 40.000. Totale spese € 541.273. Diviso per 30.750 tonnellate di rifiuto abbancate fa € 17,60 di costo per tonnellata. La tariffa richiesta ai comuni è stata di 112 euro a tonnellata».

Un altro ricarico

Analogo conteggio viene effettuato da Pellegrino anche per il sopralzo autorizzato dalla ordinanza emessa nel mese di marzo da Jole Santelli. Nella circostanza il totale delle spese assomma, secondo il titolare di Calabra Maceri, a € 1.572.400 per lo sversamento di 50 mila tonnellate di residuo. Il costo è quindi pari a 31,45 euro a tonnellata. «Il Consorzio ne chiede 75. Più del doppio».

Le giustificazioni addotte

Secondo Pellegrino, per giustificare tale aumento, il Piano economico finanziario è stato gonfiato con spese in realtà non sostenute.

 

«Considerato che il Consorzio Valle Crati è un ente pubblico che non può ricaricare alcun utile sulle attività che presta a favore di altri enti pubblici e quindi dei cittadini – conclude il titolare di Calabra Maceri – non si capisce come si possa giustificare tale tipo di lucro che, nel primo caso vale circa 2,9 milioni di euro e nel secondo circa 2,178 milioni di euro, per un totale di oltre 5 milioni di euro di maggiori costi, tutti a carico della tariffa che i Comuni dovranno corrispondere all’Ato 1 di Cosenza».

Giornalista
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