In esclusiva per Francesco Occhiuzzi, negli studi di Vengo dopo il Tg, il format in onda su LaC Tv, si è compiuto un momento di rara intensità artistica: il maestro orafo Michele Affidato ha mostrato in anteprima le opere realizzate per il Festival di Sanremo. Un privilegio per il pubblico, che ha potuto contemplare non semplici trofei, ma autentiche sculture simboliche, nate dall’incontro tra arte orafa e memoria musicale.

Il Premio della Critica “Mia Martini” si impone per nobiltà e pathos: una chiave di violino che si intreccia a un leone in argento, ornato da foglie d’oro. La chiave musicale, emblema universale dell’armonia, allude alla voce lacerante e purissima dell’artista; il leone incarna la fierezza di chi ha saputo resistere al dolore e al pregiudizio. L’oro, infine, riverbera come una luce morale, suggello di una grandezza che il tempo non consuma.

Il Premio “Enzo Jannacci”, assegnato da una giuria composta da Paolo Jannacci e Dodi Battaglia a uno dei giovani emergenti del Festival, reca un dettaglio di sorprendente forza evocativa: le scarpe da tennis. Calzature umili, quotidiane, simbolo di quella classe operaia che Jannacci seppe raccontare con struggente ironia e profonda pietas. In esse si condensa una poetica che ha dato voce agli ultimi, restituendo loro dignità e canto.

Il Premio “Lucio Dalla”, conferito dalla sala stampa, si articola attorno alla chiave di violino, impreziosita dal berretto e dagli occhiali, segni distintivi dell’artista bolognese. Qui l’oro e l’argento si fanno memoria visiva: gli occhiali diventano metafora di uno sguardo penetrante e visionario; il berretto richiama quella cifra di familiarità che ha reso Dalla insieme geniale e profondamente umano.

Infine, il premio con la Palma e il numero uno: icona di trionfo e consacrazione. La palma, antica figura di vittoria, dialoga con l’essenzialità del numero, suggellando non soltanto un successo competitivo, ma l’affermazione di un percorso artistico che si distingue per autenticità e valore.

Ancora una volta, dunque, è nell’esclusiva firmata da Francesco Occhiuzzi che l’arte si è rivelata prima del suo rito ufficiale: un’anticipazione preziosa, in cui la materia plasmata da Michele Affidato ha narrato, con silenziosa eloquenza, la grande storia della canzone italiana.