Strasburgo chiede di recepire «tutti» i reati della direttiva anticorruzione. Il governo tira dritto, ma ora rischia la procedura d'infrazione
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio
Da Strasburgo arriva un messaggio diretto a Roma. L'8 ottobre il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sulla prima strategia Ue contro la corruzione e chiede agli Stati di recepire tutti i reati della nuova direttiva, nessuno escluso. Compreso quello che il governo Meloni ha cancellato due anni fa: l'abuso d'ufficio.
Nel testo l'Italia non viene nominata, ma i destinatari sono chiari. Un emendamento del M5S, firmato da Giuseppe Antoci, avverte che le riforme nazionali non devono aprire «lacune nella responsabilità penale». È la descrizione di quello che è successo nel 2024, quando la riforma Nordio ha abrogato l'articolo 323 del codice penale. «È un cartellino giallo al ministro», attacca Antoci. «Se l'Italia non cambia strada, diventerà rosso».
Il conto della direttiva
La partita in realtà si è chiusa a marzo. Il 26 marzo l'Eurocamera ha approvato la direttiva anticorruzione con 581 sì, 21 no e 42 astenuti. L'articolo 11 introduce l'«esercizio illecito di funzioni pubbliche», cioè il pubblico ufficiale che viola gravemente e intenzionalmente la legge, con un atto o un'omissione. Non serve dimostrare un vantaggio economico o un danno. Somiglia molto all'abuso d'ufficio che Roma ha appena abolito. Gli Stati hanno due anni per recepirla. Per chi non lo fa c'è la procedura d'infrazione.
Nordio non arretra
Il ministro della Giustizia respinge l'idea di tornare indietro. Per lui il reato europeo «non ha nulla a che vedere» con quello abolito, e l'Italia avrebbe già l'arsenale anticorruzione «più ricco di tutti», con 17 fattispecie. Ma è stato proprio il governo, dopo aver bloccato la direttiva per mesi, a negoziare una formulazione più morbida. Segno che il problema a Roma lo conoscevano bene.
Una maggioranza divisa
In Europa la maggioranza non ha votato compatta. A luglio, in Commissione giustizia, Forza Italia ha votato a favore della risoluzione insieme a Pd e M5S. Fratelli d'Italia e Lega si sono astenuti. Su un tema simbolo della legislatura, gli azzurri a Strasburgo hanno votato in modo diverso dai loro alleati.
Il bivio
La risoluzione non è vincolante e da sola non obbliga a nessuna marcia indietro. Ma dice a Bruxelles come leggere la direttiva quando controllerà il recepimento. Il governo ha due strade: riscrivere almeno in parte la riforma o andare allo scontro con la Commissione. Intanto l'Italia è al 52° posto nell'indice di percezione della corruzione, come ricordano le opposizioni.

