Aiello Calabro è entrato nei giorni scorsi a pieno titolo tra i Borghi più Belli d’Italia. Il comune cosentino, con affacciata sul mar Tirreno ha accolto la notizia con emozione ed orgoglio. Il traguardo è frutto di anni di impegno, passione e dedizione alla valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico del borgo. Un percorso iniziato nel 2022 sin dall'insediamento della nuova amministrazione. Cosa significhi per Aiello Calabro, però, entrare nel percorso di selezione dei “Borghi più belli d’Italia” e quale valore abbia per l’identità della comunità lo spiega Luca Lepore, il giovane primo cittadino.

«Entrare nel percorso di selezione dei “Borghi più belli d’Italia” rappresenta per Aiello Calabro una vetrina prestigiosa e un traguardo al quale ho lavorato sin dal mio insediamento. La volontà - evidenzia - è stata quella di dare maggiore slancio alla promozione e alla valorizzazione delle straordinarie ricchezze che il nostro borgo possiede: un patrimonio storico, culturale, paesaggistico e naturale che racconta la vera identità della nostra comunità».

Poi ancora: «In questi anni abbiamo portato avanti un lavoro capillare di recupero e valorizzazione. Ne è un esempio il restauro conservativo del Castello Normanno, restituito alla fruizione pubblica lo scorso luglio e oggi meta di numerosi visitatori. Allo stesso modo, il recupero della Chiesa della Madonna delle Grazie e della Cappella Cybo Malaspina ha permesso di riportare alla luce un prezioso esempio del Rinascimento calabrese. Accanto alla valorizzazione del patrimonio storico abbiamo promosso iniziative per rivitalizzare il tessuto economico locale»

Ma tutto questo ha portato ad uno sviluppo in termini economici ed occupazionali?
«Grazie a tre bandi comunali sono nate 15 nuove attività economiche nei settori dell’agricoltura, della pastorizia, dell’apicoltura, dei servizi alla persona e della ricettività, con l’apertura della prima osteria nel centro storico e di due B&B, strutture di cui Aiello era privo. Il riconoscimento di “Borgo più Bello d’Italia” rappresenta quindi il giusto coronamento di un lavoro importante. Rafforza l’identità della comunità e apre una nuova fase di crescita e valorizzazione che coinvolgerà cittadini, attività locali e l’intero tessuto sociale»
Questo riconoscimento può diventare un vero motore economico per il territorio o rischia di restare solo un titolo simbolico?
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Essere tra “I Borghi più Belli d’Italia” non deve essere solo un titolo simbolico, ma l’inizio di una nuova fase di sviluppo per il territorio. Negli ultimi anni Aiello Calabro ha già iniziato a registrare un crescente interesse da parte dei visitatori, attratti da una realtà che amo definire “piccola per numero di abitanti ma grande per ricchezze e storia. Il nostro territorio è vasto e ricco di peculiarità che lo rendono unico. Il riconoscimento rappresenta dunque un’opportunità concreta per consolidare il turismo e trasformare le potenzialità del borgo in un vero motore di crescita economica e sociale. Necessario per raggiungere questo obiettivo è la sinergia e l’unità d’intenti tra l’amministrazione comunale , i cittadini, le attività e le associazioni che devono lavorare per perseguire l’obiettivo della crescita condivisa».

I piccoli borghi combattono ogni giorno contro lo spopolamento. In che modo turismo, cultura e valorizzazione delle radici possono invertire questa tendenza?
«Lo spopolamento è una delle sfide più difficili per i piccoli centri come Aiello Calabro. È un fenomeno che mette a rischio servizi essenziali, come le scuole, e che richiede politiche mirate per essere contrastato».

E voi quali iniziative concrete avete attivato?
«I tre bandi comunali hanno favorito la nascita di 15 nuove attività economiche, molte delle quali avviate da giovani. Inoltre, grazie a fondi regionali, abbiamo promosso un bando destinato a cittadini provenienti da comuni con più di 5.000 abitanti che intendessero trasferire la residenza ad Aiello e avviare una nuova attività economica, con un contributo fino a 20.000 euro. Il bando ha previsto anche incentivi per pensionati interessati a trasferirsi nel borgo e lavorare in modalità agile, con un contributo di 5.000 euro. Sono già arrivate diverse richieste di adesione».

E poi? Cos’altro avete concretizzato?
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Un’altra iniziativa innovativa riguarda il progetto “Bici in Comune”, promosso dal Ministero per lo Sport. Aiello Calabro è tra i pochi comuni calabresi ammessi al finanziamento. Il progetto punta a sviluppare la mobilità ciclabile e a far scoprire il territorio attraverso percorsi turistici in bicicletta Altro importante luogo di aggregazione è il campo sportivo di Località Macchia di recente oggetto di interventi di riqualificazione i quali hanno consentito di dotare il campo di manto erboso, di adeguare i locali spogliatoio, di efficentare i corpi illuminati, di realizzare una area parcheggio. Un campo sportivo innovativo e moderno funzionale a quanti intendono praticare sport che intendiamo subito rendere fruibile alla comunità e a tutto il comprensorio per il quale rappresenta un fiore all’occhielllo. Una iniziativa di pochi giorni fa volta proprio alla mitigazione dell’annoso dramma dello spopolamento è stata quella di dare con apposita deliberazione di Giunta Comunale atto di indirizzo all’ufficio finanziario per prevedere agevolazioni e/o esenzioni a favore delle giovani coppie che scelgono di portare la loro residenza stabile nel comune di Aiello Calabro».

Aiello punta molto sul recupero del patrimonio storico e sulle tradizioni popolari. Quanto conta oggi la memoria nella costruzione dello sviluppo locale?
«Lo sviluppo dei piccoli borghi passa inevitabilmente dalla valorizzazione delle tradizioni popolari e dalla trasmissione della memoria alle nuove generazioni.
Fin dal mio insediamento ho lavorato per recuperare antiche tradizioni che rischiavano di scomparire. Tra queste il ritorno delle tradizionali fiere, momenti importanti di incontro e condivisione per la comunità».

E nel campo del recupero delle tradizioni come vi siete mossi?
«Un esempio significativo è la Festa d’Autunno, un evento che celebra i sapori, i saperi e le tradizioni del territorio, con musica popolare, animazione per bambini, prodotti tipici e le immancabili caldarroste. È un appuntamento che ogni anno richiama sempre più visitatori. Parallelamente abbiamo investito molto nel recupero del patrimonio storico, come il restauro del Castello Normanno e della Chiesa della Madonna delle Grazie con la Cappella Cybo Malaspina. Inoltre, nel centro storico verrà riconvertito un edificio destinato a ospitare un asilo nido, un segnale concreto di attenzione verso le giovani famiglie».

I centri storici rappresentano l’anima delle nostre comunità e la loro valorizzazione è fondamentale per garantire sviluppo e identità. Voi come vi siete mossi?
«Tra le tante iniziative portate avanti spicca la rivalutazione e massima esaltazione e valorizzazione dei festeggiamenti patronali di San Geniale Martire, la rievocazione storica dell’arrivo delle sacre reliquie del Santo Martire Geniale, le attività portate avanti nell’ambito del turismo delle radici il quale ha visto e continua a vedere tanti discendenti aiellesi che risiedono nel mondo giungere ad Aiello per conoscere i luoghi natii».

Guardando al futuro, qual è la sfida più grande per Aiello Calabro: diventare una meta turistica stabile o tornare a essere un luogo dove vivere e restare?
«La mia azione amministrativa guarda al futuro del borgo con l’obiettivo di coniugare innovazione e tutela del patrimonio storico. Immagino un Aiello Calabro capace di offrire servizi moderni e una buona qualità della vita, rispondendo alle esigenze delle nuove generazioni. Il nostro obiettivo è duplice: essere una meta turistica attrattiva, ma anche un luogo dove le persone possano scegliere di vivere e restare. Importanti e significativi sono gli interventi volti in questa direzione come la realizzazione di asilo nido una importante struttura casa della crescita per la quale abbiamo lavorato.
Aiello negli anni si è anche dotato di un teatro comunale, di una biblioteca e di un museo che fanno del nostro Borgo un centro culturale punto di riferimento cruciale.

Cosa significa oggi fare il sindaco di un piccolo comune?
«Oggi fare il sindaco significa svolgere una vera missione. Nelle piccole comunità il rapporto con i cittadini è diretto e quotidiano: si lavora a stretto contatto con le persone e con i loro problemi. I capisaldi del mio operato sono la presenza costante sul territorio, l’ascolto e la vicinanza ai cittadini. Tuttavia spesso i piccoli comuni si trovano ad affrontare grandi difficoltà, tra carenza di risorse e personale».

Il destino dei piccoli comuni molto spesso appare segnato. Lo Stato, la regione sembrano lontanissimi.
«Molte volte abbiamo la sensazione che le piccole realtà siano scomparse dall’agenda politica nazionale. Servirebbero politiche più mirate e una programmazione capace di rispondere alle reali esigenze dei piccoli centri, che custodiscono un patrimonio storico e culturale di enorme valore».

Per un sindaco è dura. Spesso manca tutto e non si riesce a fare niente…
«Fare il sindaco di un piccolo comune significa essere come un soldato in prima linea: un soldato innamorato della propria terra e della propria comunità. Oggi fare il sindaco è certamente un ruolo prestigioso, ma allo stesso tempo complesso e impegnativo sotto molti punti di vista. Per affrontarlo serve passione, dedizione e soprattutto amore per il territorio e per le persone che lo abitano. Questo è il motto che guida il mio impegno amministrativo: “Aiello verso un nuovo percorso: ora o mai più”. Con lo sguardo rivolto al futuro e la determinazione di raggiungere nuovi obiettivi per la crescita e il rilancio del nostro borgo».