L’ex parlamentare Alessandro Di Battista è ricoverato a Cuba in gravi condizioni dopo un improvviso malore. Una notizia che dovrebbe imporre soltanto rispetto, silenzio e umanità. Si può anche non condividere nulla del pensiero e dell’azione politica di Di Battista, ma il rispetto verso le persone, deve venire prima di tutto. Aldilà e al di sopra delle loro idee.

E invece, ancora una volta, sui social sono comparsi i corvi e gli avvoltoi. Quelli che aspettano la disgrazia dell’avversario per tirare fuori il peggio di sé. Quelli che arrivano persino ad augurare la morte a una persona che sta male.

È già accaduto. Nel 2014, quando Pier Luigi Bersani fu colpito da un’ischemia, sui social comparvero messaggi di esultanza, insulti e persino auguri di morte lenta. Una cosa di uno squallore unico che si è ripetuta anche con altre personalità famose, sempre con lo stesso copione.

È questa la parte più miserabile della guerra permanente che si combatte sulla rete: non esiste più un limite. Si può discutere, attaccare, contestare ferocemente un’idea politica. Ma quando una persona è malata, davanti alla sofferenza dovrebbe fermarsi anche l’odio. Ma l’odio si dovrebbe fermare sempre comunque, ma in un mondo così infestato di malignità, di veleni, basterebbe già fermarsi davanti alla sofferenza. Ma purtroppo nemmeno questo accade.

I leoni da tastiera, quelli che dietro uno schermo si sentono invincibili, spesso nella vita reale sono soltanto conigli. Scaricano rabbia, veleno e frustrazione contro chiunque sia diventato il loro bersaglio. Sono poveracci che non hanno passato, non vivono bene nel presente e non hanno alcun futuro. Ed è per questo che sono avvolti nell’odio e nella disperazione. E augurano malattie e morte alle altre persone.

E allora torna in mente Umberto Eco, quando nel 2015 disse che i social avevano dato «diritto di parola a legioni di imbecilli». Una frase diventata profetica, soprattutto quando quelle parole vengono usate non per discutere, ma per ferire, umiliare e perfino augurare la morte.

A chi ha rovesciato odio su Di Battista e su tanti altri in quelle condizioni, diciamo soltanto una cosa: siete il nulla assoluto.

La politica viene dopo. Le idee vengono dopo. Le appartenenze vengono dopo. Prima viene l’uomo.