Mandolino e chitarra battente nel nuovo “Baila Carmen”, insieme a Saturnino ed Elio Biffi. Il musicista calabrese racconta il suo percorso con i Tarantolati di Tricarico e il legame con la sua terra: «La musica racconta le nostre radici»
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Dalle radici di Acri a uno dei palchi più importanti dell’estate italiana. Angelo Gaccione, musicista acrese, il prossimo 29 agosto sarà protagonista con i Tarantolati di Tricarico del Jova Summer Party di Palermo, portando sul palco una storia musicale che affonda le proprie radici nella tradizione popolare del Sud. Per Gaccione è un ritorno nell’universo live di Jovanotti, dopo gli incontri e le collaborazioni nati con il Jova Beach Party nel 2019 e proseguiti nel 2022. Un percorso che nel 2026 torna a intrecciarsi con quello di Lorenzo Cherubini.
«In primis voglio ringraziare i Tarantolati di Tricarico che in questa stagione mi hanno regalato tante emozioni e soddisfazioni credendo in me – racconta Gaccione –. Sto vivendo tutto questo come un sogno, studiando ogni giorno sui miei strumenti. Significa coronare un sogno fatto di sacrifici e perseveranza». Poi una frase che sintetizza il suo rapporto con la formazione lucana: «Essere Tarantolati è uno stile di vita, significa essere artigiani al servizio della musica».
Il rapporto con Jovanotti nasce nel 2019 e si consolida negli anni. Secondo Gaccione, Lorenzo ha sempre apprezzato il particolare sound dei Tarantolati, una musica che non smette di cambiare pur mantenendo una forte identità: «Lorenzo ha sempre molto apprezzato il sound dei Tarantolati, unico nel suo genere ma soprattutto in costante evoluzione. È un ritmo che accomuna e che parla una lingua sola. Jova definisce i Tarantolati “musica nuova”».
È proprio questa capacità di evolversi senza cancellare le proprie origini uno degli elementi centrali della formazione: «L’autenticità è data in primis da una base ritmica ancestrale che segna le origini dei Tarantolati. Nel lontano ’75 i loro ritmi sono stati definiti afro-cubani, poi con il passare del tempo si è riscoperto il Dna del Sud, che si colloca nel bacino del Mediterraneo». Da qui l’evoluzione delle sonorità, l'innesto delle voci femminili e una ricerca che continua ancora oggi: «Tutto questo spiega l’innesto di voci femminili e sonorità che si evolvono nel tempo», sottolinea Gaccione.
Una storia costruita nel corso di oltre mezzo secolo grazie anche all’impegno di Franco Ferri, storico leader, insieme a Rocco Luigi Paradiso e Pino Molinari, protagonisti di una formazione che da cinquant’anni porta la cultura dei Tarantolati nel mondo: «La collaborazione nasce dall’impegno costante di Franco Ferri, storico leader insieme a Rocco e Pino, che da 50 anni hanno l’onore e l’onere di portare la cultura Tarantolati nel mondo».
Nel 2026 arriva anche “Baila Carmen”, nato da un’idea di Franco Ferri, Rocco Luigi Paradiso e Pino Molinari, con Lello Analfino alla voce e la partecipazione di Saturnino ed Elio Biffi. Gaccione ha contribuito al brano con mandolino e chitarra battente, strumenti che diventano parte di un intreccio musicale capace di mettere in dialogo tradizione e contemporaneità. Una collaborazione che assume un significato particolare anche per la presenza di Saturnino, storico bassista e collaboratore di Jovanotti. Per Gaccione, ritrovarsi in un progetto di questo tipo significa confrontarsi con musicisti di altissimo livello, ma soprattutto dimostrare quanto la musica popolare possa dialogare con linguaggi differenti senza perdere la propria identità.
È la stessa filosofia che accompagna il percorso dei Tarantolati: partire dalla tradizione per costruire qualcosa di nuovo. E poi c’è Acri. La città in cui Gaccione è nato e alla quale continua a sentirsi profondamente legato, anche mentre la sua musica lo porta lontano dalla Calabria: «La musica dei Tarantolati si presta moltissimo alla cultura del Sud ed in questo caso alla nostra. C’è un legame importante e forte che affonda le radici nella storia».
Un legame che per il musicista non è mai venuto meno: «Sento il legame con la mia città sempre vivo nel mio cuore», dice. Da Acri al palco di Palermo il viaggio è anche questo: portare con sé una parte delle proprie origini e trasformarla in musica davanti a migliaia di persone.

