FOTO | Nel borgo grecanico anche quest'anno partecipatissima la celebrazione che unisce radici antiche, partecipazione e crescita dei flussi turistici
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C’è un punto a sud dell’Aspromonte in cui la Pasqua va ben oltre l'essere solo calendario liturgico e diventa racconto vivo, stratificazione di tempi, memoria che si fa gesto. È Bova, cuore della cultura grecanica, dove anche quest’anno la Domenica delle Palme ha riacceso uno dei riti più suggestivi e identitari dell’intera Calabria.
Tra vicoli in pietra e scorci che guardano lo Jonio da quasi mille metri d'altezza, le figure intrecciate con rami d’ulivo, le “Persefoni”, tornano a prendere forma. Sono simboli che attraversano i secoli, sospesi tra il Vangelo e l’eco lontana dei riti eleusini, tra l’ingresso di Cristo a Gerusalemme e il mito antico della rinascita.
È dentro questa doppia anima che si muove il racconto della giornata. «Oggi a Bova si rinnova un rito antico che accompagna la Domenica delle Palme e che, accanto al significato cristiano dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, conserva nella memoria collettiva il richiamo ai riti eleusini dell’antichità», ricorda il sindaco Santo Casile. «È un simbolo identitario importante per il nostro borgo grecofono e per questo vogliamo custodirlo e tramandarlo anche in futuro».
Un legame profondo con la storia che si traduce in una scelta precisa: trasmettere, coinvolgere, aprire. «Stiamo coinvolgendo anche i giovani a partecipare alla realizzazione di queste palme: il laboratorio è aperto a tutti, anche a chi viene da fuori - sottolinea Casile -. Quest’anno abbiamo avuto la partecipazione di persone da Locri, da Reggio, da tanti paesi, e siamo orgogliosi di questo». Il sindaco guarda al futuro, ed alla necessità di tramandare questa tradizione. «Questo antico rito lo manterremo finché ci sarà partecipazione: serve la forza delle idee di chi ha esperienza e l’energia dei giovani».
A raccontare l’evento, quest’anno, anche una presenza mediatica significativa. Accanto alle emittenti locali, nel borgo si sono registrate troupe televisive arrivate anche dalla Grecia, segno di un interesse che supera i confini regionali e si riallaccia direttamente alle radici culturali dell’area grecanica. Un’attenzione che rafforza il valore del rito e ne amplifica la portata, proiettando l’immagine di Bova dentro un circuito internazionale sempre più attento alle espressioni autentiche del Mediterraneo.
In piazza Roma fra le famiglie in festa vive il raccontano di un’identità che si muove, che cresce insieme alla comunità. «Un’altra bella giornata, un altro appuntamento con la tradizione, con la religione, con qualcosa che rappresenta un forte elemento identitario per la nostra comunità», osserva il vicesindaco Gianfranco Marino. «Negli ultimi decenni sta calamitando sempre più l’attenzione di tanta gente, dalla regione, da fuori regione e oggi anche dall’estero».
Un richiamo che va oltre il rito. «C’è una ricerca sempre più forte di questo connubio tra religiosità e tradizione popolare – aggiunge il vicesindaco Marino -. A Bova ogni anno prende vita qualcosa che ci distingue e che racconta chi siamo». È qui che la tradizione si trasforma in leva di attrazione, capace di portare persone, sguardi, interesse.
Lo confermano anche le esperienze che accompagnano i visitatori dentro il borgo. «Il treno della Magna Grecia è diventato uno strumento per portare qui persone che scelgono Bova proprio per vivere questa giornata -, spiega Roberto Galati -. È un appuntamento che richiama sempre più partecipanti e che si inserisce in un progetto più ampio di valorizzazione del territorio».
Un flusso che cresce e che trova nel rito il suo punto di forza. «Questa tradizione rappresenta un elemento centrale dell’offerta culturale dell’area grecanica - sottolinea Carmine Verduci, responsabile di Kalabria Experience -. Chi arriva a Bova oggi lo fa per vivere un’esperienza autentica, legata alla storia, ai luoghi e alla comunità».
È qui che il rito trova oggi una dimensione contemporanea. Memoria viva che genera movimento, incontro, economia culturale, mantenendo intatta la sua profondità. Perché a Bova la Domenica delle Palme si rinnova, si espande, si lascia attraversare. E mentre le figure intrecciate vengono sollevate tra la folla, portate in processione, poi consegnate e condivise, resta la sensazione di essere davanti a qualcosa che continua a parlare, a chiamare, a unire. Un rito che cammina insieme alla sua comunità e che, proprio da lì, continua a guardare lontano.







