Si è conclusa con successo la missione Caccuri-Argentina, organizzata congiuntamente dall’Accademia dei Caccuriani e dal Comune di Caccuri per rafforzare i rapporti con le comunità italiane e calabresi in Sud America e aprire nuove prospettive di collaborazione.

La delegazione, composta dal sindaco di Caccuri, Luigi Quintieri, dall’assessore Antonio Falbo e da Adolfo Barone, presidente dell’Accademia dei Caccuriani e del Premio Caccuri, ha avviato il proprio percorso a Mar del Plata, città caratterizzata da una significativa presenza italiana e calabrese, per poi proseguire con gli incontri programmati a Buenos Aires.

Numerosi gli appuntamenti con le associazioni italiane, i Comites, la FACA, le istituzioni locali e il mondo universitario. Particolarmente significativi gli incontri con il Console Andrea Varischetti, con rettori e docenti delle università cittadine e con i tanti connazionali che hanno accolto la delegazione con partecipazione e affetto.

Nel corso della permanenza a Mar del Plata, il sindaco Quintieri ha inoltre presentato il volume Intelligenza artificiale e diritto, favorendo un confronto su uno dei temi più attuali del dibattito contemporaneo.

Ma il significato della missione va oltre gli incontri e le relazioni avviate. L’obiettivo è trasformare il legame con gli emigrati e i loro discendenti in un rapporto vivo, capace di generare scambi culturali, collaborazioni accademiche e iniziative condivise.

Ne parliamo con Adolfo Barone, presidente dell’Accademia dei Caccuriani, che illustra le ragioni dell’iniziativa, il ruolo della cultura e le prospettive di un progetto che vuole collegare stabilmente Caccuri alle comunità italiane e calabresi del Sud America.

Presidente Barone, perché l’Argentina è così importante per Caccuri e per la Calabria?

L’Argentina rappresenta un interlocutore particolarmente significativo per la storia dell’emigrazione italiana e calabrese. In questo Paese vivono comunità profondamente legate alle proprie origini, che custodiscono storie familiari, tradizioni e valori trasmessi attraverso le generazioni.

Per noi il rapporto con queste comunità non può limitarsi al ricordo di chi è partito. Deve diventare un’occasione per coinvolgere anche i discendenti degli emigrati, soprattutto i giovani, in percorsi di conoscenza, scambio e partecipazione. La missione riguarda Caccuri, ma assume un significato più ampio: rafforzare il rapporto tra la Calabria e una parte importante della sua storia nel mondo.

La tappa di Mar del Plata è stata caratterizzata da numerosi incontri istituzionali, culturali e universitari. Quali segnali avete raccolto?

Abbiamo trovato una comunità straordinariamente legata alle proprie origini, desiderosa di mantenere vivo il rapporto con la Calabria. L’accoglienza ricevuta e il confronto con le associazioni, le istituzioni e il mondo accademico ci hanno confermato l’importanza di questo percorso.

Anche la presentazione del volume Intelligenza artificiale e diritto ha rappresentato un momento significativo, perché ha consentito di affrontare temi contemporanei e di dialogare con il mondo culturale e universitario locale. La nostra identità si fonda sulla memoria, ma deve saper guardare al presente e al futuro.

La missione è stata organizzata insieme dall’Accademia dei Caccuriani e dal Comune. Qual è il valore di questa collaborazione?

È un elemento fondamentale. L’Accademia costruisce soprattutto il ponte culturale, attraverso la letteratura, la conoscenza, la memoria e le relazioni tra le comunità. Il Comune può contribuire a rendere questo legame più stabile sul piano istituzionale, favorendo rapporti e collaborazioni nell’ambito delle proprie competenze.

Sono funzioni differenti, ma complementari. Ciascuno deve conservare la propria autonomia e operare secondo le proprie responsabilità, nella consapevolezza che un progetto di questa portata può crescere proprio attraverso la collaborazione. L’incontro tra cultura e istituzioni permette di dare maggiore solidità e continuità alle relazioni avviate.

Possiamo parlare di una forma di diplomazia culturale dal basso? E quale opportunità rappresenta per un piccolo borgo come Caccuri?

Sì, credo che questa definizione sia appropriata. È una diplomazia culturale che nasce dai territori, dalle associazioni e dalle relazioni umane, senza sostituirsi alla diplomazia ufficiale. Un piccolo borgo può dialogare con realtà lontane e costruire rapporti internazionali partendo dalla propria storia, dal patrimonio culturale e dalla capacità di creare legami.

Per Caccuri significa aprirsi al mondo senza perdere la propria identità. Significa anche far conoscere il territorio, le sue tradizioni e le sue potenzialità, trasformando una storia di emigrazione in una possibilità di incontro e di crescita.

Quali risultati concreti vorreste ottenere dopo questa missione? Come si potrà misurarne il successo nel tempo?

Il risultato più importante sarà la capacità di dare continuità alle relazioni avviate. Gli incontri sono un punto di partenza, ma occorre lavorare perché si traducano in progetti reali. Penso a scambi tra scuole, università, biblioteche e associazioni, a eventi culturali organizzati in Argentina e a Caccuri, allo sviluppo di iniziative come LetterEmigranti e a percorsi dedicati alle nuove generazioni.

Sarà importante individuare obiettivi, responsabilità e tempi di realizzazione, verificando progressivamente i risultati raggiunti. Non basta dichiarare una volontà di collaborazione: bisogna costruire le condizioni perché questa volontà diventi concreta e duratura.

Dopo l’esperienza argentina, quale messaggio vuole rivolgere alle comunità italiane e calabresi incontrate e a chi vive oggi a Caccuri?

Vorrei dire ai nostri connazionali e ai loro discendenti che Caccuri è una comunità che non dimentica chi è partito e che vuole continuare a sentirsi vicina a chi vive lontano. Ma vorrei dire anche che questo legame può diventare qualcosa di più di un sentimento o di un ricordo.

Possiamo costruire insieme occasioni di conoscenza, iniziative culturali e opportunità per i giovani. Le radici non devono essere soltanto qualcosa da custodire: possono diventare una risorsa per il futuro. La missione Caccuri-Argentina ha aperto una strada importante. Adesso dobbiamo percorrerla con serietà, impegno e continuità, affinché il ponte costruito attraverso la cultura possa diventare una relazione sempre più solida tra le nostre comunità.

Un ponte tra passato e futuro

La missione Caccuri-Argentina consegna dunque una prospettiva che supera i confini di un singolo viaggio. Il suo valore si misurerà nella capacità di mantenere vivi i rapporti avviati e di trasformarli in occasioni di collaborazione concreta.

L’Accademia dei Caccuriani e il Comune di Caccuri hanno scelto di investire su una relazione che unisce memoria, cultura e istituzioni. Una strada che può offrire nuove opportunità al borgo calabrese e rafforzare il legame con le comunità che, pur vivendo a migliaia di chilometri di distanza, continuano a riconoscersi nelle proprie origini.
Perché l’emigrazione racconta una parte profonda della storia calabrese, ma il rapporto con chi è partito può diventare anche una risorsa per costruire il futuro.