Dopo dieci anni si interrompe la pubblicazione digitale gratuita diretta da Santo Strati. Una vicenda che racconta la trasformazione dell’editoria tra sostenibilità economica, nuovi linguaggi e intelligenza artificial
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Calabria.Live chiude la sua edizione quotidiana in PDF. La decisione, comunicata dal direttore Santo Strati, è legata all’insostenibilità finanziaria del progetto, che per anni ha portato gratuitamente ogni mattina il giornale ai lettori attraverso mail e WhatsApp. L’informazione, però, continuerà sul web e con il supplemento settimanale Calabria.Domenica.
È una notizia che va oltre la vicenda di una singola testata. Perché Calabria.Live rappresenta anche il segnale di una trasformazione profonda che sta investendo tutta l’editoria.
Il vecchio modo di fare giornale non basta più.
Cambiano i lettori, cambiano le abitudini, cambiano i linguaggi e cambiano soprattutto i luoghi nei quali le persone cercano le informazioni.
Il pubblico è sempre più esigente. Vuole velocità, ma anche qualità. Vuole notizie, ma anche spiegazioni. Vuole video, immagini, podcast, approfondimenti, contenuti sui social. E vuole tutto immediatamente.
Chi non si adegua resta fuori. Il vecchio modo di fare giornalismo non esiste più. È cambiato tutto: non soltanto il modo di informarsi dei lettori, ma la società nel suo insieme e il modo stesso di cercare e consumare le notizie.
Contemporaneamente, la concorrenza è diventata spietata. I giornali non competono più soltanto tra loro: competono con i social network, le piattaforme digitali, i creator, gli influencer e con un flusso praticamente infinito di contenuti.
E adesso c’è un concorrente ancora più potente: l’intelligenza artificiale.
In pochi secondi l’AI può produrre testi, immagini, video, titoli e sintesi. Può generare una quantità enorme di contenuti, spesso difficili da distinguere, a prima vista, da quelli prodotti da una redazione.
È proprio per questo che il giornalismo deve cambiare. Deve imparare a rimanere a galla offrendo le notizie nel modo migliore e presentandole come il pubblico chiede. Ma deve, soprattutto, garantire autonomia, libertà e autorevolezza.
Deve reinventare forme, linguaggi, strumenti e modelli editoriali. Non può limitarsi a trasferire sul web ciò che faceva sulla carta. Deve sperimentare, costruire nuovi rapporti con i lettori, utilizzare le tecnologie senza esserne travolto e, soprattutto, difendere ciò che rende il giornalismo diverso da qualsiasi macchina: la verifica, la responsabilità, la conoscenza, l’autonomia, il rapporto diretto con la realtà.
Calabria.Live, in questo senso, è stata un’esperienza importante. Ma evidentemente quella formula non bastava più a un mondo che è rapidamente cambiato e che oggi guarda altrove.
Nata nel 2016 e diretta da Santo Strati, la testata ha scelto di raccontare la Calabria e i calabresi nel mondo, cercando una narrazione diversa da quella fondata soltanto su mafia, criminalità ed emergenze. Ha dato spazio alle energie positive della regione, alle persone, alle esperienze e alle realtà produttive.
Ha anche sperimentato una formula originale: un quotidiano digitale gratuito, consegnato ogni mattina direttamente sul telefono dei lettori. Una formula che, secondo il dato riportato dalla stessa testata era arrivata a una diffusione di 1,5 milioni di copie al giorno.
Oggi quella parte del progetto si ferma.
Ma la lezione che lascia Calabria.Live è soprattutto una: l’informazione deve trovare nuove strade per sopravvivere e per continuare a essere libera.
Perché innovare è indispensabile. Ma non possiamo accettare che la crisi economica finisca per cancellare il pluralismo.
L’informazione va protetta.
Non significa proteggere i giornali dai cambiamenti. Significa mettere chi fa giornalismo vero nelle condizioni di affrontarli.
Lo Stato deve sostenere un’informazione vera, libera e indipendente, capace di produrre formazione e consapevolezza diffusa, senza trasformare il sostegno pubblico in controllo o condizionamento.
Perché sostenere l’informazione non significa sostenere una parte politica. Significa difendere il pluralismo, la libertà di espressione e il diritto dei cittadini a essere informati.
E forse proprio nell’epoca dell’intelligenza artificiale questa esigenza diventa ancora più urgente.
Perché avremo sempre più contenuti.
Ma avremo sempre più bisogno di qualcuno capace di dirci quali sono veri, quali sono importanti e quali meritano di essere raccontati.
Il futuro dell’editoria è tutto da costruire.
Ma una cosa è certa: non possiamo permetterci un futuro senza giornalismo libero.

