Una Calabria che produce, crea, sperimenta. E che soprattutto prova a mettere insieme le proprie eccellenze, superando quella frammentazione che troppo spesso finisce per indebolire anche le esperienze migliori. È questo il filo che ha attraversato ieri sera, sulla spiaggia dello Stretto, la nuova edizione di Calabriando, ospitata al Piro Piro Beach Club di Reggio Calabria.

Agroalimentare, artigianato, arte, moda e musica si sono incontrati nello stesso spazio, dando forma a un racconto della Calabria costruito attraverso realtà diverse ma accomunate dall’appartenenza allo stesso territorio. Una contaminazione che rappresenta anche l’evoluzione di un progetto nato con l’ambizione di creare connessioni tra le imprese e trasformare le singole eccellenze in una proposta complessiva, capace di guardare oltre i confini regionali. L’assioma che unisce tutto è infatti proprio la Calabria, una tera che dispone di prodotti, professionalità e competenze che spesso riescono ad affermarsi individualmente, ma continua a scontare una difficoltà storica nel fare sistema.

«Siamo felicissimi di aver organizzato per un altro anno ancora e di essere presenti a questa bellissima manifestazione – spiega Domenico Bellantonio, direttore dei locali a marchio Viro e co-organizzatore della manifestazione –. Un evento che crea rete in questo territorio molto difficile e che dà la possibilità alle aziende di farsi valere, oltrepassando quelli che possono essere i confini regionali per ambire a quelli nazionali e anche internazionali».

Una rete, dunque, che nelle intenzioni degli organizzatori non deve esaurirsi nello spazio di una serata. Anche perché, sottolinea Bellantonio, la dimensione collettiva può diventare una leva di crescita per realtà che, prese singolarmente, avrebbero inevitabilmente meno forza: «Insieme si va molto lontano, invece da soli al massimo si può andare veloci».

Rispetto alle precedenti edizioni, Calabriando ha però allargato ulteriormente il proprio raggio d’azione. Non soltanto cibo e produzioni agroalimentari, ma un dialogo più ampio con il mondo della cultura e della creatività. Una scelta fortemente voluta dall’organizzatrice Laura Pizzimenti, che proprio nell’allargamento della rete individua uno degli elementi caratterizzanti dell’edizione 2026. «Quest’anno – racconta – il mio apporto è forse, diciamo, una chiusura del cerchio perché sono riuscita, grazie all’aiuto della proprietà, a mettere in collaborazione, in rete, quindi con gli altri partner alimentari, dei partner culturali». Una vera «costellazione di eccellenze», come la definisce la stessa Pizzimenti, che sullo Stretto ha trovato espressione attraverso linguaggi differenti.

A portare dentro Calabriando il mondo dell’artigianato è stata anche l’associazione Terraterra APS Bottega Aperta, coinvolgendo direttamente il pubblico nella lavorazione dei materiali e mostrando dal vivo come nasce una creazione artigianale. «Siamo contentissime di essere state coinvolte in questa iniziativa che valorizza le eccellenze calabresi nell’artigianato, nell’arte e nella cultura», spiega la presidente Barbara Priolo. Un’occasione che permette anche di avvicinare le persone a mestieri e tecniche che custodiscono una parte dell’identità del territorio. «L’obiettivo è valorizzare la nostra terra attraverso le nostre creazioni artistiche, ma anche avvicinare la gente all’arte della ceramica e della pittura».

Così, mentre gli artigiani realizzavano le proprie opere davanti al pubblico, la ceramica ha incontrato le tele di Michele Praticò, la moda di Lilli Spina e la musica di Carmen Floccari. Linguaggi differenti riuniti nello stesso luogo e dentro lo stesso racconto. E naturalmente non poteva mancare la cucina, uno degli strumenti attraverso i quali la Calabria riesce più immediatamente a raccontare la propria identità. A interpretarla sono stati lo chef stellato Nino Rossi del ristorante Qafiz e Marco Maltese, resident chef del Piro Piro, protagonisti di una cena a quattro mani costruita attorno ai prodotti del territorio.

È probabilmente proprio questa la sfida più interessante lasciata da quest’ultima edizione di Calabriando: fare in modo che la rete non finisca quando si spengono le luci dell’evento. Che l’incontro tra imprese, artigiani, artisti e professionisti possa produrre collaborazioni capaci di durare e, soprattutto, di raccontare fuori dalla Calabria ciò che questa terra riesce a costruire al proprio interno. Perché le eccellenze, da sole, la Calabria le ha sempre avute, ma la partita più difficile è riuscire a farle camminare insieme.