Nelle precedenti interviste con Mattia Cusani, presidente di Canapa Sativa Italia e imprenditore di San Giovanni in Fiore, abbiamo raccontato soprattutto divieti, battaglie legali e difficoltà di un settore costretto da anni a difendere la propria esistenza.

Questa volta, finalmente, possiamo parlare di futuro.

Il Regolamento europeo 2026/1828, pubblicato il 29 luglio, introduce parametri specifici per le foglie di canapa destinate all’infusione e per le relative bevande pronte al consumo. Le nuove disposizioni saranno applicabili dal 1° gennaio 2027, ma già da oggi aziende agricole, produttori di bibite e industrie alimentari possono iniziare a progettare investimenti, sperimentazioni e nuove filiere. Abbiamo intervistato Cusani.

Mattia, nelle nostre precedenti conversazioni abbiamo parlato quasi sempre di problemi. Questa volta possiamo dare una buona notizia?

«Finalmente sì. Dopo anni trascorsi a parlare di divieti, ricorsi e aziende messe in difficoltà, possiamo raccontare una notizia che apre uno spazio concreto all’inventiva e agli investimenti.

Per la prima volta l’Europa stabilisce parametri specifici per le foglie destinate all’infusione e, soprattutto, per le bevande già pronte. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma per il nostro settore è una piccola rivoluzione: significa poter cominciare a progettare prodotti veri, pensati per il mercato alimentare ordinario e non soltanto per una nicchia».

Perché insiste soprattutto sulle bibite?

«Perché la tisana è importante, ma la bevanda pronta cambia completamente la dimensione del mercato. Pensiamo a ciò che si trova ogni giorno nei bar, nei supermercati, negli alberghi, nei ristoranti o nei distributori: tè freddi, bevande botaniche, acque aromatizzate, soft drink, prodotti con frutta ed erbe. La canapa può finalmente dialogare con questo mondo.

Non stiamo parlando soltanto di mettere in commercio una nuova bustina da infusione. Stiamo parlando della possibilità di creare una nuova generazione di bibite naturali, piacevoli da bere e capaci di raccontare un territorio».

Per la Calabria che cosa potrebbe significare?

«La Calabria possiede ingredienti straordinari, conosciuti in tutto il mondo, ma non sempre riusciamo a trasformarli in prodotti contemporanei e facilmente esportabili.

Immaginiamo l’incontro della canapa con il bergamotto, il cedro, la liquirizia, il limone, il mandarino, il melograno, i fichi, il miele o le erbe della Sila. Non per coprire questi sapori, ma per offrire loro una nuova veste e un elemento distintivo.

Una bibita può viaggiare molto più facilmente di tanti prodotti freschi. Può entrare in un locale a Berlino, in un supermercato francese, in un albergo ad Amsterdam o in un ristorante di Bruxelles. Dentro quella bottiglia possono esserci la canapa, un agrume calabrese e il racconto di un’intera terra».

Quindi la canapa potrebbe diventare quel “quid in più” per molti prodotti calabresi?

«Esattamente. Non deve sostituire le nostre eccellenze, ma può aiutarle a distinguersi.

Il consumatore europeo conosce già il tè al limone, la bibita all’arancia o l’acqua aromatizzata. Una bevanda botanica alla canapa e bergamotto, invece, incuriosisce, ha una storia da raccontare e può trovare uno spazio nuovo sullo scaffale.

Oggi i prodotti non competono soltanto attraverso il prezzo. Competono attraverso identità, gusto, sostenibilità, provenienza e capacità di sorprendere. La Calabria ha tutto ciò che serve: biodiversità, agricoltura, tradizioni, acqua, paesaggi e giovani che vogliono innovare».

Ma quanto è grande realmente il mercato nel quale si potrebbe entrare?

«È enorme e, soprattutto, non dipende da una moda passeggera. Bere è un gesto quotidiano e il mercato delle bevande continua a rinnovarsi attraverso nuovi gusti, formati e ingredienti.

L’industria europea degli alimenti e delle bevande genera circa 1.500 miliardi di euro di fatturato e occupa 4,8 milioni di persone. La filiera europea dei soft drink produce, direttamente e indirettamente, circa 242 miliardi di euro di ricavi e sostiene oltre 1,8 milionidi posti di lavoro. Anche conquistare una parte infinitesimale di un mercato di queste dimensioni può creare filiere agricole, trasformazione e occupazione».

Dobbiamo aspettarci domani le bibite alla canapa nei supermercati?

«Non automaticamente. La possibilità esiste, ma bisogna lavorare bene.

Il regolamento stabilisce un limite di 40 milligrammi per chilogrammo nelle foglie destinate all’infusione e di 0,02 milligrammi per chilogrammo nella bevanda pronta. Sono valori molto bassi, quindi serviranno foglie selezionate, fornitori affidabili, processi controllati e analisi molto precise. La bella notizia è che ora le imprese conoscono i parametri verso i quali lavorare. Prima mancava un riferimento specifico; oggi è possibile investire nella ricerca, selezionare la materia prima, fare prove pilota e costruire un prodotto ripetibile».

Anche una grande industria italiana potrebbe interessarsi?

«Certamente. Un grande produttore di tè freddi, bibite, succhi o alimenti potrebbe decidere di sviluppare una linea con infusione di canapa.

La grande dimensione, però, non basta a risolvere tutto. La canapa è una materia agricola molto particolare: cambiano le varietà, il momento della raccolta, l’essiccazione, la pulizia e il trasferimento dei cannabinoidi nell’acqua. Un’azienda può avere tecnologi e laboratori eccellenti, ma deve comunque trovare agricoltori preparati e una materia prima costruita espressamente per questo utilizzo.

È qui che possono nascere sinergie importanti tra industria, associazioni, produttori diretti, università, laboratori e territori».

Che ruolo può avere Canapa Sativa Italia?

«Vogliamo mettere insieme le competenze necessarie affinché una buona idea possa diventare un prodotto reale.

Un’impresa potrebbe arrivare da noi dicendo: vorremmo creare una bibita alla canapa e bergamotto, un tè freddo, una linea per la ristorazione oppure utilizzare un’infusione in una preparazione alimentare. Noi possiamo aiutarla a capire il percorso, individuare produttori esperti, definire le caratteristiche della materia prima, cercare laboratori adeguati e organizzare le prime prove.

Dopo tanti anni trascorsi a difendere le aziende, vogliamo dedicare sempre più energie a costruire nuove filiere e nuove opportunità».

Ci saranno possibilità anche per le piccole aziende agricole?

«È uno degli aspetti più belli. Non tutte le aziende devono necessariamente imbottigliare una propria bibita.

Un agricoltore può specializzarsi nella produzione di foglie alimentari di qualità e conferirle a un trasformatore. Un’azienda agrumicola può mettere a disposizione il proprio succo o gli aromi naturali. Un produttore di erbe può sviluppare miscele. Un laboratorio può occuparsi delle analisi e un’impresa alimentare della produzione.

La filiera nasce quando ciascuno fa bene il proprio lavoro e incontra gli altri. La Calabria ha bisogno proprio di questo: non soltanto vendere materia prima, ma creare relazioni tra agricoltura, trasformazione, ricerca, comunicazione e mercato».

Possiamo già metterci al lavoro?

«Sì. Le nuove soglie si applicheranno dal 1° gennaio 2027, ma gli investimenti non si programmano il giorno prima.

Questo è il momento per selezionare le coltivazioni, studiare i processi, preparare prototipi, verificare i risultati analitici, lavorare sul gusto e costruire gli accordi commerciali. Chi comincia adesso potrà arrivare pronto all’apertura del nuovo mercato.

Dobbiamo evitare due errori opposti: pensare che sia tutto semplice oppure lasciarci bloccare dalla paura. Le regole vanno seguite con serietà, ma finalmente esiste una strada sulla quale camminare».

Lei sembra particolarmente entusiasta. Che cosa immagina tra qualche anno?

«Immagino di entrare in un locale europeo e trovare una bevanda nata in Calabria, preparata con la nostra canapa e uno dei nostri prodotti caratteristici.

Immagino un ragazzo che oggi coltiva pochi ettari e domani diventa fornitore di una filiera nazionale. Immagino aziende che collaborano invece di restare isolate e prodotti capaci di raccontare una Calabria moderna senza rinnegare le proprie radici.

La canapa è una pianta antica, ma può aiutarci a immaginare cose completamente nuove. Questo regolamento non ci consegna un mercato già fatto: ci offre la possibilità di costruirlo. E la Calabria, con i suoi sapori e la sua capacità di sorprendere, può esserne protagonista».

Un invito finale agli imprenditori calabresi?

«Non guardate alla canapa attraverso i vecchi pregiudizi. Guardatela come guardereste qualsiasi nuova materia prima agricola capace di aggiungere identità a un prodotto.

Venite a parlarci, portate le vostre idee, proponete collaborazioni. Potrebbe essere una bibita, una tisana, un prodotto gastronomico o qualcosa che ancora nessuno ha immaginato.

Le opportunità più interessanti spesso nascono proprio dall’incontro tra esperienze diverse. Da oggi possiamo cominciare a farle nascere anche qui».

Canapa Sativa Italia ha pubblicato un’analisi completa dei nuovi limiti, delle applicazioni possibili e dei requisiti necessari per le future filiere: Foglie, tisane e bevande alla canapa: dal 2027 nuovi limiti UE e una nuova fase di mercato.