A Vibo un incremento del 4,8 per cento. Il report di Confartigianato: «Servono percorsi di sensibilizzazione, incentivi mirati e servizi condivisi che permettano anche alle piccole attività di proteggere dati»
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In Calabria sono 7.559 i reati informatici denunciati nel 2024, contro i 6.789 del 2019, con un incremento dell'11,3% in cinque anni. Sono 770 episodi in più, secondo i dati del Rapporto annuale di Confartigianato.
Il quadro provinciale presenta andamenti differenti nell'ultima variazione annuale rilevata: Vibo Valentia registra un aumento del 4,8% e Reggio Calabria dello 0,2%, mentre diminuiscono le denunce a Catanzaro (-2,1%), Crotone (-3,7%) e Cosenza (-13,1%). Oscillazioni che, secondo Confartigianato Imprese Calabria, non devono far sottovalutare un fenomeno capace di incidere sulla continuità delle attività produttive e sulla sicurezza dei rapporti economici.
«Il dato calabrese deve essere letto con grande attenzione – afferma Salvatore Ascioti, presidente di Confartigianato Imprese Calabria –. Non possiamo limitarci a osservare l'andamento delle denunce senza interrogarci sulla capacità delle nostre imprese di riconoscere un attacco informatico, difendersi e segnalarlo. Oggi anche un piccolo laboratorio artigiano, un'impresa manifatturiera o un'attività di servizi utilizza strumenti digitali per gestire pagamenti, clienti e fornitori. Un attacco può provocare il blocco dell'attività, perdite economiche e danni alla reputazione costruita in anni di lavoro».
Per Confartigianato Calabria, la sicurezza informatica deve diventare parte integrante delle politiche di sostegno alle imprese, attraverso formazione, assistenza qualificata e strumenti di protezione accessibili anche alle realtà più piccole.
«Non possiamo chiedere alle microimprese di affrontare da sole rischi che richiedono competenze e investimenti importanti – sottolinea Ascioti –. La trasformazione digitale rappresenta una grande opportunità, ma deve procedere insieme alla sicurezza. Servono percorsi di sensibilizzazione, incentivi mirati e servizi condivisi che permettano anche alle piccole attività di proteggere dati, sistemi informatici e continuità produttiva».
«La sfida – conclude il presidente di Confartigianato Calabria – è fare in modo che nessuna impresa venga lasciata indietro. Difendere le nostre attività dalle minacce digitali significa tutelare lavoro, competitività e futuro del sistema produttivo calabrese».

