Gli impianti cittadini continuano ad ospitare grandi eventi sportivi, ma nel mercato della musica live i tour guardano altrove: alla Città dello Stretto serve una strategia per tornare nella mappa dei grandi live nazionali e internazionali
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Sugli spalti del Granillo un papà segue la partita della Nazionale femminile insieme ai suoi figli, trascinati dalla passione per il calcio. La partita scorre, poi arriva l’intervallo e lo stadio cambia atmosfera. Dal campo parte la musica, Baby K entra in scena e le tribune si accendono di entusiasmo. I ragazzi la riconoscono subito, cantano, si divertono. «Papà, sarebbe bellissimo un concerto qui», gli dicono guardando quel campo trasformato per qualche minuto in un palcoscenico. Lui resta in silenzio e sorride appena. Perché nella sua mente quell’immagine non è una fantasia: è un ricordo preciso. Erano il 1985 quando Vasco Rossi riempì il Granillo, trasformando il comunale di Reggio Calabria in una delle grandi arene della musica dal vivo. Per un attimo, tra passato e presente, quell’eco torna a farsi sentire.
È un’immagine che inevitabilmente riporta indietro nel tempo. A quando i grandi tour musicali passavano da Reggio Calabria con una certa naturalezza. A quando i grandi artisti italiani e internazionali facevano tappa allo Stretto e il Palacalafiore e il Granillo erano parte della geografia nazionale dei concerti. Negli anni Novanta e Duemila il palazzetto di Pentimele ha ospitato alcuni dei nomi più importanti della musica italiana e internazionale, mentre lo stadio cittadino ha dimostrato di essere una grande arena per gli spettacoli dal vivo. Oggi, però, quella stagione sembra lontana.
Negli ultimi mesi Reggio Calabria ha dimostrato di essere ancora perfettamente in grado di ospitare grandi eventi sportivi. A settembre il Granillo ha accolto “Operazione Nostalgia”, con migliaia di spettatori e alcune delle più grandi stelle del calcio tornate in campo davanti a una città entusiasta. In primavera era stato invece il Palacalafiore a riempirsi per la Nazionale italiana maschile di basket, riportando nel palazzetto di Pentimele un evento sportivo di respiro internazionale. E come non ricordare il grande Capodanno Rai in piazza Indipendenza, oppure i tantissimi live di successo del ReggioLiveFest targati Ruggero Pegna.
La fotografia è chiara: quando si parla di sport o di eventi speciali, Reggio Calabria risponde. Il pubblico c’è, la città dimostra di aver sete di manifestazioni con migliaia di spettatori. Ma guardando alla mappa dei grandi tour musicali nazionali e internazionali, quelli che attraversano stadi e palasport lungo tutta la penisola, il nome di Reggio Calabria compare sempre meno.
Nei prossimi mesi arriveranno produzioni importanti come “Notre Dame de Paris” e “La Divina Commedia Opera Musical”, spettacoli di grande successo che continuano a riempire teatri e palazzetti in tutta Italia. Ma il circuito dei musical e quello dei concerti appartengono a due mondi diversi. Ed è proprio in questo segmento, quello delle tournée delle star del pop e del rock, che Reggio sembra essersi fermata.
Una parte della spiegazione sta nelle limitazioni strutturali degli impianti. Il Palacalafiore, pur restando il più grande contenitore indoor della città, sconta oggi limiti legati alla configurazione dell’impianto e alle prescrizioni di sicurezza. La capienza teorica non coincide con quella realmente utilizzabile per i concerti: palco, vie di fuga e settori disponibili riducono il numero di posti vendibili. Per i grandi tour questo dettaglio è decisivo, perché quando diminuiscono i biglietti potenziali diminuisce anche la sostenibilità economica dell’evento.
Il Granillo presenta un problema diverso ma altrettanto significativo. Lo stadio ha dimostrato di poter ospitare eventi spettacolari, ma la sua funzione principale resta quella calcistica e ogni utilizzo per concerti richiede una macchina complessa di autorizzazioni, verifiche tecniche e prescrizioni legate alla sicurezza. Allo stato attuale, secondo gli addetti ai lavori, il numero di spettatori ammissibili per gli spettacoli dal vivo, che risulterebbe fortemente contingentato da vari fattori, non sarebbe sufficiente ad ammortizzare i costi di un grande live in uno stadio. Nella pratica questo significa che lo stadio viene utilizzato quasi esclusivamente per lo sport o per eventi straordinari, mentre la grande musica segue altre rotte.
Il confronto con Messina diventa inevitabile e racconta meglio di qualsiasi analisi il cambio di scenario che si sta consumando nello Stretto.
Dall’altra parte del mare, infatti, la città siciliana è tornata stabilmente dentro il circuito dei grandi tour italiani. Lo Stadio Franco Scoglio si prepara ad ospitare una vera e propria stagione di concerti da grande circuito: Eros Ramazzotti sarà in città il 20 giugno, Max Pezzali con due date consecutive l’1 e il 2 luglio, mentre il 14 luglio 2026 arriverà Zucchero.
A questi nomi si aggiungono altri artisti di primo piano attesi tra il 2026 e il 2027, con tournée che includono la città dello Stretto nelle tappe dei grandi live italiani, tra cui anche Tiziano Ferro ed addirittura Laura Pausini – che tra l'altro aveva scelto il PalaRescifina di Messina per chiudere il suo tour mondiale dedicato ai 30 anni di carriera con 4 live compreso il concertone di Capodanno –, segno di una programmazione ormai strutturata e di una filiera organizzativa che ha riportato Messina dentro la geografia nazionale dei concerti.
Il punto non è soltanto la quantità degli eventi, ma il segnale che trasmettono al mercato musicale: Messina è tornata una tappa stabile per i grandi tour. Lo stadio San Filippo e il PalaRescifina sono entrati in una rete che gli organizzatori considerano affidabile per logistica, capienza e sostenibilità economica.
Ed è proprio questo il passaggio che fa riflettere a pochi chilometri di distanza. Perché mentre Messina costruisce stagioni di concerti con alcuni dei nomi più importanti della musica italiana, Reggio Calabria – nonostante abbia sul suolo regionale tra i più grandi promoter dello spettacolo dal vivo ed abbia ospitato stelle internazionali che altre città al di fuori di Milano e Roma se li sognano, una su tutte Elton John – resta fuori dalle mappe dei tour, limitandosi negli ultimi anni a eventi isolati, festival locali o produzioni teatrali itineranti.
A rendere lo scenario ancora più competitivo c’è poi un altro elemento: l’apertura del PalaLamezia, una struttura modernissima e pensata anche per concerti e grandi spettacoli, che potrebbe intercettare parte dei tour alla ricerca di palazzetti adeguati agli standard tecnici delle grandi produzioni.
Il rischio, a questo punto, è evidente: Reggio Calabria potrebbe definitivamente uscire dai radar dei grandi eventi nazionali e internazionali.
Eppure le potenzialità non mancano. Il Granillo, per capienza e posizione, potrebbe tornare a essere un’arena per concerti estivi se accompagnato da un progetto di rifunzionalizzazione che ne renda più semplice l’utilizzo per spettacoli dal vivo. Il Palacalafiore, con interventi mirati di adeguamento e messa a norma, potrebbe tornare competitivo nel circuito dei grandi live indoor.
Accanto a queste ipotesi, negli ultimi anni è emersa anche un’altra idea: immaginare una grande arena all’aperto dedicata ai concerti, uno spazio progettato per ospitare decine di migliaia di spettatori e capace di attrarre le grandi produzioni musicali che oggi cercano location specializzate. Ed il nome e lo spazio già ci sarebbe: Piazza del Popolo potrebbe ospitare, con i giusti crismi, tra le 10 e le 15mila persone.
Reggio Calabria ha dimostrato più volte di saper accogliere grandi eventi e grandi folle. La domanda che resta aperta riguarda il futuro della musica dal vivo: se la città vuole tornare nella mappa dei grandi tour, il momento per pensare e progettare nuovi spazi per i concerti è adesso.



