Il parroco di Mendicino durante il viaggio nel Paese del Sol Levante ha visitato 23 templi: «Le nostre chiese hanno perso il misticismo che invece questi luoghi conservano»

«Da anni cammino, perché il cammino è vita ed educa alla vita». Santiago, Medjugorje, da Parigi a Lourdes, Gerusalemme, dall’Ucraina alla Polonia, Canada. Sono soltanto alcuni dei cammini intrapresi da don Santino Borrelli, oggi parroco di Mendicino, appena rientrato dal Giappone, dove ha percorso il “Cammino di Shikoku”: «Essere cattolico vuol dire anche accogliere altre culture religiose, per camminare insieme e dare risposte al comune senso religioso che è in noi».

Don Santino Borrelli ha documentato il cammino in Giappone in un diario pubblicato sui canali social della Parrocchia San Nicola di Bari, offrendo così alla comunità religiosa di Mendicino la possibilità di seguire “passo passo” il suo nuovo viaggio spirituale. La prima pagina è datata 10 maggio: «In Giapponese il pellegrino si chiama “Ohenro”, che tradotto significa “Colui che percorre il sentiero”».

Don Santino Borrelli è partito per il Giappone lo scorso 10 maggio, accompagnato da Mario, che era già stato nel Paese del Sol Levante in viaggio di nozze, e si rivelerà prezioso nella cura di tutti gli aspetti organizzativi: «La prima parola in giapponese che ho imparato è “Arigato”, che significa “Grazie”. È importante ringraziare sempre per quello che abbiamo. Nulla è scontato, tutto è dono».

Il volo da Roma a Shangai dura undici ore, ma serviranno ancora altre tre ore di aereo per raggiungere Osaka. Il cammino di Shikoku ha inizio la mattina del 12 maggio. Don Santino Borrelli varca l’ingresso del primo tempio: quello di Ryozen-ji, dove partecipa al rito del suono della campana e all’accensione dell’incenso. Sul diario annota una riflessione forse un po’ amara: «Da un tempio all’altro aumenta il clima di misticismo, di raccoglimento e di preghiera, che forse le nostre chiese hanno perso».

Durante la prima tappa del cammino di Shikoku don Santino Borrelli percorre sedici chilometri e visita sette templi, arredati con l’essenziale. Dalle pagine del diario: «In Giappone, grazie al Buddismo predomina una cultura minimalista, che forse farebbe bene anche a noi imparare e praticare».

Nella tappa del 13 maggio, Don Santino Borrelli partecipa a una preghiera comune dei monaci all’interno di un tempio buddista e impara la parola “Karuna”, che significa “compassione”. Dalle pagine del diario: «Rappresenta una virtù suprema, che spinge il praticante buddista ad agire per rimuovere il dolore altrui, e viene interpretato come l’impegno concreto per ridurre la sofferenza del mondo».

La tappa del 14 maggio mette alla prova la resistenza fisica di don Santino Borrelli, che per affrontare i 15 chilometri di salita in montagna è costretto a lasciare il proprio zaino. Il parroco di Mendicino annota sul diario: «La salita verso il tempio 12 è nota come “henro-korogashi”, che significa “dove il pellegrino cade”. Respiro, prego, medito e trovo la pace. Mentre camminiamo, incontriamo persone che ci dicono”Gamba-tte, gamba-tte”, cioè “coraggio, coraggio”. Anche nella vita di tutti i giorni, basta poco per trovare energia nuova. Basta che qualcuno nella fatica ci incoraggi, dicendo “coraggio, animo, gamba-tte».

La tappa del 15 maggio, riserva a don Santino Borrelli una sorpresa: sul suo cammino, si trova davanti ad una chiesa protestante: «Avvisato della nostra presenza, il pastore ci è venuto incontro, e ci ha fornito il contatto di un sacerdote in modo da potere concordare una visita in una chiesa cattolica nei paraggi».

Il cammino di Shikoku è gemellato con quello di Santiago. Don Santino Borrelli nota alcune differenze: «Arrivato al tempio numero 13, ho ricevuto il timbro come a Santiago, che è differente da quello apposto sulla Credenziale Compostelliana. Si tratta di un dipinto, una piccola opera d’arte che viene disegnata sul documento in pochissimi minuti». La data riportata sul diario è quella del 16 maggio.

Il giorno seguente, il cuore di don Santino Borrelli si riempie di gioia e gratitudine quando davanti ai suoi occhi si staglia una piccola chiesa cattolica: «Dopo avermi chiesto il “Celebret”, il documento che attesta che sono veramente un prete”, mi danno un camice, l’unico che avevano in più. Appartiene al sacerdote di questa comunità, ma è molto corto. In chiesa si sono circa venti persone, quasi tutti giovani. L’unica parola che ho capito durante la celebrazione eucaristica è stata “Amen”, che è la stessa anche qui in Giappone».

La visita a una chiesa cattolica è l’occasione per commemorare i cristiani perseguitati in Giappone. Il 17 maggio, Don Santino Borrelli affida alle pagine del suo diario un impegno solenne: «Se in futuro verrà istituito un Cammino dei martiri giapponesi, io lo farò sicuramente. Intanto, con questo cammino a Shikoku, nel mio cuore onoro questi martiri».

La data sul calendario segna 18 maggio. Fa caldo, la tappa è in salita. Don Santino Borrelli avverte sulle gambe e sulla schiena la fatica del cammino. Lo zaino sembra più pesante del solito. Dopo aver visitato il tempio numero venti, si appresta a raggiungere la famiglia che ha accettato di ospitarlo per la notte: «Al nostro arrivo, troviamo ad attenderci una troupe televisiva che è lì per documentare il nostro cammino. Il capofamiglia, intanto, è sulla porta, pronto a compiere il rito del “lavaggio del bastone del pellegrino”, così come vuole la tradizione buddista. Il bastone rappresenta il fondatore del cammino, lavare il bastone è come lavare i piedi al monaco».

La mattina del 19 maggio, prima di incamminarsi, proprio come fatto nei giorni precedenti, don Santino Borrelli indossa la casacca bianca del pellegrino, che si chiama “hakue”. Possono usarla tutti, pur non essendo buddisti. È un modo per distinguersi tra le persone. Nel diario, il sacerdote scrive: «Sulla casacca che indosso, è riportato il mantra più importante e sacro del Buddismo Shingon, strettamente legato ai pellegrini che compiono il Cammino di Shikoku: “Namu Daishi Henjo Kongo”, che vuol dire “Prendo rifugio nel Grande Maestro, il Diamante che illumina ovunque“».

Il Cammino di don Santino Borrelli in Giappone sta per volgere al termine: mancano soltanto due giorni ormai. La pagina del diario del 20 maggio è dedicata alla descrizione del “Mala”, il tipico rosario buddista: «È composto da 108 grani, numero sacro nel buddismo e nell’induismo, più un grano più grande che non viene contato e si chiama “Guru”. Questo rosario viene utilizzato per mantenere la concentrazione durante la recitazione dei mantra, o per contare i respiri, evitando che la mente si distragga».

È il 21 maggio: ultimo giorno del Cammino. Sul diario don Santino Borrelli scrive: «La parola più bella che ho imparato in giapponese è “Daisuki”, che significa “ti voglio bene”. Ora è tempo di ritornare. E il saluto “Sayonara” ci augura un arrivederci in questa terra, portando nel cuore il saluto di Gesù: “Pace a Voi”».