Dopo i picchi termici dell'estate 2026, l'attenzione degli esperti si sposta sulla stagione fredda. A condizionare lo scenario globale interviene El Niño, il fenomeno legato al riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale. L'evento in corso sta assumendo connotati di forte intensità, spingendo i principali centri meteorologici a valutare diversi scenari per i prossimi mesi. Per l'Italia, tuttavia, gli effetti restano indiretti e non si traducono in una previsione matematica: l'andamento effettivo del tempo dipenderà infatti dalle complesse interazioni tra il fenomeno oceanico, la circolazione atlantica e il comportamento del vortice polare.

Il fenomeno ENSO mostra quest'anno indici particolarmente elevati, con i rilievi del Climate Prediction Center che registrano anomalie termiche superiori ai due gradi nel Pacifico equatoriale orientale. Esiste quindi una probabilità superiore al novanta per cento che l'evento raggiunga valori eccezionali nel corso del trimestre autunno-inverno. Nonostante la potenza registrata dall'oceano, l'impatto sul continente europeo non determina automaticamente una stagione omogenea. Le proiezioni attuali ipotizzano infatti un clima mediamente più mite con ridotte possibilità di neve a bassa quota sulle pianure europee, mentre le Alpi potrebbero conservare condizioni più favorevoli ai fenomeni nevosi soprattutto alle quote più elevate.

I mesi di dicembre e gennaio potrebbero essere caratterizzati da correnti occidentali capaci di portare piogge frequenti ma con temperature non sufficientemente basse da favorire nevicate in pianura, una tendenza al deficit di neve che potrebbe proseguire anche a febbraio. Questo quadro complessivamente mite non esclude tuttavia la possibilità di brevi ma intense irruzioni di aria artica o siberiana, innescate da eventuali blocchi anticiclonici alle alte latitudini.

È proprio l'eventualità di queste improvvise e rigide fasi invernali a richiamare l'attenzione sulla tenuta del sistema energetico. Un repentino calo delle temperature farebbe impennare la domanda di gas ed elettricità per il riscaldamento domestico e industriale. Uno scenario di stress simultaneo, caratterizzato dalla concomitanza di freddo intenso, consumi elevati ed eventuali criticità nelle forniture, finirebbe per mettere a dura prova le reti di distribuzione. Trattandosi tuttavia di simulazioni a lungo termine, le indicazioni attuali vanno lette come semplici linee di tendenza: solo l'osservazione dei fattori atmosferici nel corso del tardo autunno permetterà di definire con maggiore precisione la reale portata delle avvezioni fredde sull'Italia.