Dietro una diagnosi di Alzheimer non c’è soltanto una patologia. Ci sono volti, ricordi, storie di vita. Ci sono figli che imparano a prendersi cura dei propri genitori, coniugi che ogni giorno affrontano cambiamenti difficili da accettare, famiglie che spesso si trovano a cercare risposte mentre il tempo sembra restringersi. E ci sono persone che, anche quando la memoria si fa fragile, continuano ad avere bisogno di essere riconosciute per ciò che sono state e per ciò che ancora sono. È da questa consapevolezza che la Fondazione Ra.Gi., da anni impegnata nel settore socio-assistenziale e nella cura delle persone con demenza, ha scelto di celebrare la Giornata mondiale dell’Alzheimer. Non una semplice ricorrenza, ma una giornata dedicata soprattutto all’ascolto: quello dei familiari, dei caregiver e di chi ogni giorno vive sulla propria pelle le difficoltà legate alle demenze.

Al centro diurno della Fondazione Ra.Gi. a Catanzaro si sono incontrate famiglie, operatori e istituzioni. Tra i presenti anche l’assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface e il consigliere regionale Marco Polimeni. L’incontro, moderato dalla giornalista Alessia Burdino, ha dato spazio alle testimonianze di chi convive quotidianamente con la demenza e alle difficoltà di chi assiste un proprio familiare. Un confronto diretto, fatto di parole ma anche di emozioni. Perché dietro ogni richiesta di assistenza c'è una storia familiare e, spesso, una lunga battaglia combattuta lontano dai riflettori.

«Dietro le demenze ci sono i nostri nonni, i nostri padri, i nostri familiari», è proprio da qui che è partito l’intervento dell’assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface, che ha sottolineato il valore del lavoro svolto dalla Fondazione Ra.Gi., non soltanto nel centro diurno di Catanzaro ma anche a CasaPaese, a Cicala. «Prendersi cura delle persone con l’Alzheimer o con la demenza significa riconoscere la loro identità, la loro storia e la loro dignità», ha affermato Straface. Parole che assumono un significato particolare in un luogo nel quale la cura passa anche attraverso le relazioni, i laboratori e il lavoro di un’équipe multidisciplinare. Per l’assessore è anche sulle famiglie che la Regione Calabria intende concentrare parte delle proprie politiche sociali. Straface ha ricordato le risorse destinate ai buoni servizio, al Fondo per le non autosufficienze (FNA) con l’obiettivo di sostenere anche i nuclei che vivono condizioni di vulnerabilità economica. Ma il sostegno, secondo l’assessore, deve passare anche da una maggiore integrazione tra sociale e sanitario. La Regione sta lavorando sulle linee per il funzionamento dei Punti unici di accesso e delle Unità di valutazione multidimensionale, oltre che su un accordo interistituzionale tra gli ambiti territoriali e le aziende sanitarie provinciali, con l’intento di arrivare alla costruzione di veri e propri progetti di vita. «Costruire un progetto di vita significa avere formazione, competenze, ma soprattutto sensibilità e un approccio adeguato, in particolar modo per le persone che soffrono di Alzheimer e demenze», ha spiegato.

Dalle parole ai progetti

Durante l’incontro si è parlato anche delle iniziative già finanziate e di quelle in partenza. Tra queste il progetto “Allegramente”, rivolto alla qualità della vita e all’invecchiamento attivo, che coinvolge 29 progetti sul territorio regionale e per il quale nel mese di ottobre saranno firmate le convenzioni.E poi “La Calabria che ti fa compagnia”, iniziativa dedicata agli anziani che vivono situazioni di solitudine. «Sono anziani che hanno dato la loro vita, che hanno costruito generazioni, che hanno trasferito valori e che oggi meritano tutta la nostra attenzione», ha detto Straface, richiamando lo slogan scelto per il progetto: “Ovunque tu sia, noi ci siamo”. Un messaggio che, in una giornata dedicata all’Alzheimer, sembra rivolgersi non soltanto agli anziani, ma anche a chi ogni giorno cammina accanto a loro.

«Le nostre famiglie ci hanno fatto sentire la loro voce»

Soddisfatta la presidente della Fondazione Ra.Gi. Elena Sodano, che ha sottolineato l’importanza della presenza dell’assessore, del consigliere Polimeni e del confronto diretto con le famiglie. «Abbiamo fortemente voluto la presenza della dottoressa Straface, con la quale c’è un’interlocuzione continua», ha spiegato Sodano. Il punto centrale, per la presidente della Fondazione, è proprio quello emerso dalle testimonianze ascoltate durante l’incontro: la necessità di riconoscere alle demenze un’attenzione specifica. «Abbiamo fatto in modo che si prendesse un impegno affinché le demenze non vengano assolutamente più viste in un calderone che non si capisce quale sia, ma che possano avere delle corsie preferenziali, così come le hanno anche altre patologie», ha detto Sodano. Da qui l’idea di un prossimo tavolo di confronto per capire come proseguire il percorso avviato. Perché una giornata come quella dell’Alzheimer non può esaurirsi in una data sul calendario. Deve diventare ascolto, presa in carico, sostegno. E soprattutto presenza. La presenza di chi cura, di chi assiste, di chi lavora nei servizi. Ma anche quella delle istituzioni, chiamate a non lasciare sole le famiglie nel momento in cui la malattia entra nelle loro case. Perché quando la memoria comincia a cancellare nomi, volti e pezzi di una vita, resta una cosa che non dovrebbe mai venire meno: la dignità della persona e il diritto di sentirsi ancora parte di una comunità.