Kekka, sulle magliette verdi indossate dai bambini, è scritto (rigorosamente) con la K. Il sole non è ancora tramontato, quando piazza delle Fontane a Spezzano della Sila si riempie di gente con il cuore ricolmo di gioia.

Angurie messe a raffreddare sotto l’acqua fresca di sorgente promettono di rendere ancora più dolce una serata che rimarrà impressa nella memoria collettiva. Agenti della Polizia locale smistano il traffico delle grandi occasioni, e dispensano sorrisi. I lunghi tavoli apparecchiati con la carta colorata si riempiono alla spicciolata delle prelibatezze preparate dalle signore del paese.

Un giovane papà solleva per aria un bambino di pochi anni, che gioca ad “acchipparella” con un palloncino portato via dal vento. Un nonno prova ad esprimere a parole la felicità per l’amata nipote ritrovata, dopo la paura che avrebbe potuto perderla per sempre. Le parole però stentano ad uscire, e riesce soltanto a sussurrare che l’auto partita dall’ospedale Gemelli di Roma - dove Francesca è stata sottoposta ad un delicato intervento di ricostruzione della calotta cranica - è ormai vicina. 

Non molto lontano, i componenti della banda musicale tirano fuori gli strumenti dalle custodie, e apportano le ultime modifiche alla scaletta dei brani. I compagni di classe - Francesca stava frequentando la seconda media, prima che lo scorso aprile una rara malattia decidesse di sconvolgerle la vita - seguono scrupolosamente le indicazioni delle professoresse, come se la scuola non fosse ancora finita: «Scendete le scale senza rompere la fila, attraversate la piazza e andatele incontro».

Il sindaco Salvatore Monaco preferisce rimanere defilato: le brevi dichiarazioni che rilascia servono soltanto a sottolineare il forte spirito di condivisione che contraddistingue la comunità di Spezzano della Sila. La prima cittadina di Casali Del Manco Francesca Pisani (invece) è molto più loquace: «La storia di Francesca ha avuto un lieto fine, e tutti noi stasera siamo qui per farle sentire tutto il nostro affetto».

La voce del dee-jay annuncia che l’attesa è terminata: mille braccia si alzano in cielo, e in Piazza delle Fontane riecheggia un applauso che non vuole finire.

La piccola Francesca De Marco ieri sera è tornata a casa. A soli 12 anni ha vinto la sua battaglia contro l'encefalopatia autoimmune diagnostica e trattata con successo all'ospedale dell'Annunziata di Cosenza. 

Francesca è uno scricciolo che avanza veloce. Un cappello rosa camuffa capelli cortissimi, che avranno tutto tempo per ricrescere. Il corpo gracile, provato da lunghi mesi di ricovero, s’affaccia timido da una maglietta, decorata con un cuore e la scritta “Ho vinto”.

Impossibile tenere il conto degli abbracci. E delle lacrime di una mamma, che forse non sapeva di essere tanto forte. Ricordate la banda musicale? Adesso procede tra due ali di folla, e rende omaggio ad una ragazzina che non sembra credere ai propri occhi: «Mamma mia quanta gente, grazie a tutti!» 

Il direttore del dipartimento di Emergenza-Urgenza dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza Andrea Bruni immortala la scena con il telefono («non mi era mai capitato di partecipare ad una festa del genere»). È suo il merito di avere diagnosticato tempestivamente l’encefalopatia autoimmune che, in una drammatica Domenica delle Palme, ha prima bloccato i movimenti di Kekka, togliendole poi persino la capacità di esprimersi.

Francesca in compagnia del professore Andrea Bruni

«Abbiamo dimostrato che anche in Calabria è possibile garantire ai bambini le stesse cure avanzate che vengono erogate negli ospedali del Nord. Francesca è stata colpita da una malattia rarissima, che soltanto pochissimi centri sanitari al mondo sono in grado di trattare con successo. L’ Annunziata, grazie alla sinergia con l’Università della Calabria - ammette orgoglioso il professore Andrea Bruni - è diventato un presidio ospedaliero all’avanguardia e, salvando la vita alla piccola Francesca, lo abbiamo dimostrato a tutta Italia». I fuochi d’artificio irrompono all’improvviso, e si prendono la scena: in fondo, tutto quello che c’era da dire… è stato detto.