Il professore di Informatica dell’Unical ospite del nostro network: «L’IA capace di emulare il pensiero umano? Ipotesi che la scienza non esclude»
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Georg Gottlob parla un ottimo italiano, senza averlo mai studiato: «Da bambino trascorrevo le vacanze estive in Italia con la mia famiglia, ho svolto il dottorato di ricerca a Milano e sposato un’italiana». Due anni fa, l’arrivo all’Unical come professore ordinario di Informatica: «Ho già imparato alcune parole in dialetto calabrese, ma ci sto ancora lavorando!»
Dal balcone della casa di Paola in cui vive con la moglie Laura, ha osservato nei giorni scorsi la potenza distruttrice del mare ingrossato dal ciclone Harry e pensato che, in fondo, vale lo stesso anche per l’intelligenza artificiale: una risorsa straordinaria che presenta diversi lati oscuri. Georg Gottlob non si nasconde dietro a un dito: «L’intelligenza artificiale non è ancora perfetta, e questo ci espone ad una serie di pericoli di natura tecnologica e sociale».
“Perché ha deciso di lasciare Oxford per l’Unical?”. Georg Gottlob non si sottrae a una domanda ricevuta chissà quante altre volte prima: «Vado dove c’è la luce, e il mio faro in questo momento è rappresentato dall’Unical, una delle prime università italiane ad essersi occupata di intelligenza artificiale».
“Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno”. Questa celebre affermazione di Albert Einstein secondo Georg Gottlob non è più valida: «Quando si tratta di intelligenza artificiale non bisogna mai dire mai. Si era detto che l’IA non avrebbe potuto battere un maestro di scacchi, invece è già avvenuto da un pezzo».
Chat GPT e «i suoi fratelli» - come li chiama Georg Gottlob - fanno parte della nostra vita quotidiana, ma c’è una forma di intelligenza artificiale, al momento soltanto ipotetica, che potrebbe arrivare a emulare il pensiero umano; un’eventualità che il professore di Informatica dell’Unical non considera peregrina: «Dopotutto, l’io è soltanto una rappresentazione che abbiamo di noi stessi e dei nostri sentimenti».
Perdita di posti di lavoro, eccessiva dipendenza dai dispositivi, violazione della privacy sono soltanto alcuni dei rischi legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Georg Gottlob alla lista ne aggiunge uno: «Penso alla disinformazione, alle migliaia di utenti che commentano e condividono una notizia falsa credendo che invece sia vera. L’IA funziona per similarità utilizzando il web e gli archivi. In fase di ricostruzione, possono essere collegate tra di loro informazioni non coerenti che finiscono per creare un risultato non corretto».
Da qui, il monito del professore di Informatica dell’Unical: «Non possiamo fidarci dell’intelligenza artificiale a occhi chiusi e dobbiamo sempre ricontrollare tutto ciò che le chiediamo di scrivere per noi. Le ricerche che stiamo portando avanti all’Unical servono proprio a riconoscere gli errori commessi dall’IA e capire come fare ad evitare che succeda. L’intelligenza artificiale deve essere consultata in modo critico, soprattutto da parte dei giovani che trascorrono parecchio tempo sui social, dove dilagano fake news e avatar».

