Il mondo della direzione d’orchestra non è fatto soltanto di gesti ampi e virtuosismi ostentati: lo sa bene Giancarlo Rizzi, direttore d’orchestra italiano di profilo internazionale, cresciuto in una formazione europea e radicato con convinzione nell’Italia contemporanea, dove lavora con passione non solo sul podio ma anche nella formazione dei giovani musicisti. Nato a Verona nel 1982, Rizzi ha perfezionato i suoi studi di direzione d’orchestra alla Sibelius Academy di Helsinki con Maestri di fama come Leif Segerstam e ha lavorato con orchestre e teatri europei di rilievo, dimostrando una grande versatilità nel repertorio rossiniano, belcantistico e operistico in generale.

Il direttore veronese, docente in Calabria e protagonista sui palchi europei, racconta la sua idea di musica: il gesto come verità scenica, la direzione come dialogo, l’opera come esperienza viva

Orchestra giovanile Filarmonici Friulani 


Lo abbiamo incontrato per un colloquio intenso e aperto sulla sua idea di opera lirica, sulla funzione del gesto direttoriale e, soprattutto, sull’accesso dei giovani all’opera.
Per Rizzi l’opera non è un museo del suono: è teatro, parola, gesto, sentimento. Nel racconto comparso su LaC News24, il Maestro insiste sul fatto che la direzione d’orchestra sia un “atto etico”, in cui nulla deve essere separato dalla sua ragion d’essere drammaturgica. Direzione non significa dominare l’orchestra, ma servire la musica e il dramma: un equilibrio che nasce dalla profonda comprensione della partitura e dalla sua incarnazione attraverso il corpo e lo sguardo.


Durante la nostra conversazione ha sottolineato più volte come il gesto non debba inseguire il suono, ma generarlo: un gesto che è anche danza, anticipazione, comunicazione non verbale. La direzione non è spettacolo per sé, ma strumento di verità drammaturgica. È questa visione che si è percepita, ad esempio, nella recente lettura di Pagliacci al Teatro Rendano di Cosenza, dove la sua direzione è stata descritta come un vero “dialogo” con la scena e con l’orchestra, eliminando ogni superfluo e privilegiando la tensione drammatica e il fraseggio emotivo.


Il ruolo del direttore nel teatro d’oggi


Rizzi ci ha raccontato che la direzione non può essere intesa come imposizione di volontà. Un buon direttore non comanda, ma convince; non costruisce ostacoli tecnici, ma percorsi di unità tra teatro, canto e orchestra. La direzione – secondo il Maestro – non è rigidità, ma dialogo costante con chi suona e con chi canta: un ascolto profondo e reciproco che trasforma la partitura in esperienza condivisa.
Questa concezione trova riscontro anche nei suoi progetti fuori dall’Italia, dove Rizzi è stato ospite di teatri e orchestre internazionali che hanno riconosciuto la sua capacità di mediare tra le esigenze tecniche e quelle espressive di ogni produzione.

Opéra national de Paris.

I giovani e l’avvicinamento all’opera. Forse è su questo punto che la visione di Rizzi risulta più stimolante e profonda. Secondo lui, l’opera non è un universo elitario chiuso in teatri dorati e saccheggi di retorica: è un linguaggio vivo che va vissuto prima di tutto dal vivo. «Il modo migliore per avvicinarsi al teatro è andare a teatro», ci ha detto, ribadendo che l’esperienza dello spettacolo dal vivo resta insostituibile, nonostante le possibilità offerte dal digitale.


Ha narrato di aver conosciuto persone che, per caso, si sono trovate dietro le quinte e lì hanno scoperto la loro passione per l’opera. Questo aneddoto racchiude la sua convinzione: l’opera si impara incontrandola, toccandola, respirandola, non solo consumandola attraverso schermi e ascolti isolati.


Una visione di trasmissione e comunità


Infine, Rizzi ci ha parlato del suo impegno nell’insegnamento musicale e nella formazione di giovani interpreti. La sua scelta di lavorare in Calabria, insegnando al Conservatorio di Cosenza, non è un ripiego ma una scommessa: quella di dimostrare che la cultura musicale può germogliare ovunque ci sia dedizione, intelligenza e ambizione educativa. Per lui, la trasmissione del sapere musicale è un atto di responsabilità civile e artistica.


In un’epoca in cui il mondo dell’opera è spesso percepito come distante dai linguaggi contemporanei, la voce di Giancarlo Rizzi emerge come testimonianza di un’arte viva, dialogante e accessibile – se solo ci si avvicina ad essa con curiosità, apertura e cuore.