Le motivazioni della sentenza ricostruiscono il sistema delle collaborazioni a Palazzo Campanella, tra cooptazioni, equilibri interni e incarichi assegnati secondo logiche politiche più che istituzionali. L’interrogatorio di Dattolo (Udc): «Per la scelta contano gli equilibri interni»
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La Fiat di Calabria è in riva allo Stretto: produce consulenze e contratti di collaborazione. Dall’Aula ai gruppi: le caselle si riempiono appena conclusa la tornata elettorale tra avvicendamenti e “assunzioni” che aiutano anche a comprendere le dinamiche politiche all’interno dei partiti. Alcuni collaboratori sono habitué del Palazzo: transitano da un consigliere regionale non rieletto all’altro, vengono scambiati tra inquilini dell’assemblea, passano dai ranghi del Consiglio ai gruppi. Con logiche che, per alcuni, rientrano nel puro perimetro dell’appartenenza politica. Se ne trovano tracce esplicite tra i nomi dei consulenti. E, da qualche settimana, anche nella sentenza Rimborsopoli: sei condanne (tra 3 anni e 6 mesi e 5 anni) e motivazioni che sono almeno in parte un viaggio nelle dinamiche dell’Astronave della politica calabrese.
Dattolo e i consulenti che hanno lavorato «chi più, chi meno»
Domanda inevitabile dei pm: i consulenti hanno adempiuto ai loro doveri contrattuali? «Mah, tutto sommato, sì. Per la produzione che abbiamo fatto, sì. Poi, ripeto, chi più chi meno, chi magari in una logica di territorio e chi in un’altra logica un po’ più a livello regionale». Alfonso Dattolo, ex capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale, è uno degli imputati condannati nel processo Rimborsopoli: 4 anni e 8 mesi. Un lungo processo per fatti che, al momento della pronuncia, paiono più che datati. Molte delle faccende che i magistrati del Tribunale di Reggio Calabria hanno dovuto giudicare si perdono nella notte dei tempi, almeno per i parametri della politica. Fatti accaduti tra il 2010 e il 2012, alcuni ovviamente prescritti. E il dibattimento è durato così tanto che interrogatori ed elementi emersi nel corso degli anni sono finiti raramente sotto i riflettori della cronaca. Anche per questo le motivazioni della sentenza aiutano a ricostruire il quadro del funzionamento di Palazzo Campanella: le questioni politiche emergono nelle 500 pagine dalle quali emergono anche retroscena di palazzo insieme con le logiche che guida(va)no le scelte dei gruppi politici.
Consiglio regionale, come venivano scelti i consulenti
L’interrogatorio di Dattolo aiuta a fissare qualche istantanea, a partire dal «chi più chi meno» (e «tutto sommato») riferito al lavoro dei consulenti dell’Udc.
Ma come venivano scelti questi consulenti? È (di nuovo) Dattolo a spiegare come funziona la Fiat della politica calabrese. I giudici in sentenza sintetizzano parlando di «individuazione per cooptazione». L’imputato è più chiaro quando risponde a una domanda del proprio difensore: «Alcuni erano indicati dai consiglieri di riferimento, nel senso che c’era una collaborazione in questo senso, anche perché comunque noi, esprimevamo consiglieri su tutto il territorio regionale. Chiaramente, che ne so, uno di Cassano, l’avvocato Iacobini era riferibile al consigliere Gallo, che magari lo aveva indicato, così come io avevo l’ingegnere Morabito, l’ingegnere Nino, insomma, come consulenti. Poi c’era qualcuno anche che veniva dalla provincia di Vibo, che era stato indicato dall’onorevole Bruni. E qualcun altro di Reggio Calabria, la signora Costantino. Cioè, erano cinque o sei. E poi ce n’era uno anche da Roma, che...». Incarichi distribuiti secondo il manuale Cencelli, in base alle sfere d’influenza dei singoli consiglieri.
«Si teneva conto degli equilibri politici»
Ancora dall’interrogatorio dell’ex capogruppo: «Si teneva conto un po’ anche degli equilibri politici, diciamo così, non è che soltanto... c’era qualcuno che era, come dire, blasonato, di grido, che produceva un po’ più degli altri, e poi c’è stata una correzione del tiro, perché quando è intervenuta poi la legge di modifica dell’organizzazione diciamo delle rendicontazioni e dei trasferimenti che venivano con quella legge, molti di quei consulenti che erano diplomati non sono stati più confermati. Alcuni sono passati tra i collaboratori, e cose, eccetera». Porte girevoli, insomma. Nel caso dell’Udc i giudici reggini hanno concluso che c’erano collaborazioni non esattamente pensate per il contribuire alla produzione legislativa o ai compiti istituzionali del gruppo.
La Memorie di Adriano utili per preparare qualche intervento
Il confine in certi casi è sottile: sia per i compiti assegnati ai collaboratori che per l’acquisto dei libri. È il caso di Memorie di Adriano e Addio al calcio: per i pm sarebbero tra gli esempi dell’uso distorto dei contributi regionali. I giudici non sono d’accordo: per loro si tratta acquisti ambivalenti, che «potevano rivelarsi utili per la preparazione di un intervento al Consiglio regionale oppure in un intervento pubblico per promuovere le attività del Gruppo». La Fiat della politica macina di tutto: non solo consulenze ma anche cultura.


