Non una semplice omelia, ma un grido, forte, potente, coraggioso. Un appello alla coscienza degli uomini, dei potenti, della città e di tutto il paese. Un grido che scuote anche i credenti e la chiesa stessa.

Nel giorno di San Gennaro, il cardinale Domenico Battaglia, per tutti don Mimmo, ha trasformato, davanti all’ampolla del sangue del santo, la sua preghiera in una denuncia durissima contro guerre, violenza, camorra e indifferenza.

Il cuore del suo messaggio è una richiesta quasi paradossale: il prossimo miracolo sia quello di non averne più bisogno. Che tra un anno, tornando nella cattedrale di Napoli, non ci sia altro sangue da ricordare oltre a quello di San Gennaro. Nessun bambino sotto le macerie, nessuna madre costretta a riconoscere il proprio figlio da una fotografia, da una scarpa, da un brandello di vestito.

Il cardinale commosso, con la voce rotta, si rivolge alla Palestina, all’Ucraina e alle terre ferite dalla guerra e pronuncia un imperativo: «Fermatevi». Perché il pericolo più grande, dice, non è soltanto la guerra, ma «abituarsi alla guerra». Abituarsi ai morti, alle bombe, alle immagini delle distruzioni fino a trasformare le persone in numeri.

E poi Napoli. La città che conosce il sangue e che deve fare i conti con la camorra. Anche questa, afferma il cardinale, è una guerra: quella che conquista territori, recluta ragazzi, alimenta paura e trasforma la violenza in potere.

Parole durissime contro ogni tentativo di confondere fede e criminalità: «Non c’è nulla di religioso nella camorra. Nulla». Né candele, né processioni, né immagini sacre possono cancellare la responsabilità di chi spegne la vita degli altri. «La camorra è bestemmia», perché ruba il futuro ai ragazzi, la libertà ai quartieri e trasforma persino il sangue in una moneta.

Ma il cardinale non si limita alla denuncia. Chiede una Napoli capace di prendersi cura dei bambini e dei ragazzi prima che sia troppo tardi: prima che la difficoltà diventi abbandono, la fragilità rabbia, la solitudine violenza.

Ed è qui che la preghiera diventa anche una promessa: tornare tra un anno davanti a San Gennaro non soltanto per chiedere, ma per poter dire grazie, perché Napoli avrà scelto di proteggere i suoi giovani.

Il sangue di San Gennaro si è sciolto anche quest’anno. Ma per don Mimmo il vero miracolo sarebbe un altro: un mondo capace di smettere di versare il sangue dei propri figli.

«Basta ragazzi uccisi. Basta bambini sotto le macerie. Basta madri senza figli. Basta mafie. Basta camorre. Basta guerre».

È questo il grido partito da Napoli. E che arriva molto più lontano delle mura del Duomo. Il grido di un cardinale che ama parlare senza fingere, lontano dalla retorica e dalla circostanza. Don Mimmo sa benissimo che il momento che stiamo vivendo è drammatico. Che c’è nel mondo troppo odio e troppa violenza. Per cui usa parole dure, forti, dirette per scuotere le coscienze.

Un grido, perfino le lacrime, davanti al miracolo del sangue di San Gennaro.

Ma don Mimmo è stato chiaro e netto: tra un anno, tornando nella stessa cattedrale, non ci sia altro sangue che quello di San Gennaro.

E sarebbe questo il vero miracolo che il mondo si aspetta.